Almanacco del 17 marzo, anno 1426: Brescia apre le porte alle truppe veneziane assedianti, comandante da Francesco Bussone, meglio noto come il Conte di Carmagnola. L’episodio fu uno dei tanti a costellare le guerre di Lombardia, ed ebbe un’enorme rilevanza per la storia bresciana: cessava il dominio milanese, e a questo faceva seguito quello veneziano. Sarebbe durato la bellezza di 370 anni.

Nella notte tra il 16 e il 17 marzo 1426, le sorti di Brescia cambiarono improvvisamente. Dopo settimane di pressione militare, le porte della città si aprirono ai veneziani guidati da Francesco Bussone. Non si trattò soltanto dell’esito di un assedio, ma del risultato di un intreccio politico interno.
Mi spiego meglio. Una parte dell’oligarchia cittadina, tradizionalmente legata alla fazione guelfa, preferì consegnarsi alla Serenissima piuttosto che restare sotto il dominio del Ducato di Milano. Questo allora era retto da Filippo Maria Visconti. Le cronache parlano di una sollevazione favorita da ambienti ostili ai milanesi, talvolta identificata con la cosiddetta congiura di Gussago, che avrebbe coordinato l’apertura notturna delle porte cittadine alle truppe assedianti.
Il contesto era quello della prima grande guerra tra Venezia e Milano per il controllo della Lombardia orientale. Il Carmagnola, già capitano di fiducia dei Visconti, era caduto in disgrazia e nel 1425 aveva accettato l’ingaggio della Repubblica di Venezia, che nel 1426 lo nominò capitano generale.

Fu proprio lui a spingere per una linea aggressiva contro Milano, convinto che la Serenissima dovesse consolidare la propria espansione in terraferma per difendere i traffici e bilanciare la potenza viscontea. L’ingresso a Brescia rappresentò un successo strategico decisivo. La città, nodo commerciale e militare tra pianura e valli alpine, offriva a Venezia una solida testa di ponte verso l’interno.
L’occupazione militare fu presto seguita da un atto politico formale. Il 6 ottobre 1426 il consiglio generale cittadino pronunciò il giuramento di dedizione alla Serenissima, sancendo la volontà di porsi sotto la sua protezione. Il processo si completò il 20 novembre con l’espulsione definitiva delle forze milanesi residue. Brescia entrava così stabilmente nell’orbita veneziana, inaugurando una dominazione destinata a durare quasi quattro secoli.

La guerra, tuttavia, non era conclusa. L’anno seguente il Carmagnola ottenne un’importante vittoria nella battaglia di Maclodio, rafforzando ulteriormente la posizione veneziana, finché la Pace di Ferrara del 1428 riconobbe ufficialmente il possesso di Brescia e di altri territori alla Repubblica.
Il trionfo, però, non garantì al Carmagnola un destino sereno. L’eccessiva prudenza mostrata in alcune fasi della guerra e i sospetti di ambiguità nei confronti dei Visconti alimentarono diffidenze nel patriziato veneziano. Nel 1432, accusato di tradimento, venne arrestato, processato dal Consiglio dei Dieci e giustiziato.




