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La "prigione matrimoniale" di Biertan, Transilvania

La “prigione matrimoniale” di Biertan, Transilvania

Problemi coniugali? Per svariate ragioni non sopportate più il vostro o la vostra partner? Neppure la più ottimale delle sedute di coppia ha funzionato? Ho io la soluzione, anzi, la destinazione per voi. Prendete un volo per Sibiu, in Romania. Poi su ruote lungo 70 km di strada tutto sommato accettabile. Arriverete nella ridente cittadina di Biertan, in Transilvania. Un luogo davvero suggestivo, noto soprattutto per un’architettura (civile e difensiva) medievaleggiante e per la sua imponente chiesa fortificata sassone, Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1993. Come può un matrimonio salvarsi in questo anfratto di Transilvania?

La "prigione matrimoniale" di Biertan, Transilvania

Per capirlo bisogna fare riferimento proprio al simbolo del villaggio: la chiesa di Santa Maria. Costruita e subito fortificata nel XV secolo, essa è il cardine culturale di una comunità che per secoli ha intrecciato fede, difesa e organizzazione sociale in un unico sistema compatto. È proprio all’interno delle mura di questa chiesa che si trova uno degli ambienti più singolari della storia europea del matrimonio. Prendo in prestito il soprannome coniato dalla BBC, che la definisce “prigione matrimoniale“.

Per circa tre secoli, quando Biertan fu sede vescovile luterana, le coppie in crisi che chiedevano il divorzio venivano invitate (anche se sarebbe più corretto dire “forzate”) dal vescovo a trascorrere fino a sei settimane in una piccola stanza addossata alle fortificazioni. L’ambiente, poco più grande di una dispensa, aveva soffitti bassi, pareti spesse e arredi essenziali. Tradotto: un letto tradizionale, un tavolo, una sedia, una cassapanca. Fine.

Biertan villaggio Transilvania

Tutto era unico e condiviso, perciò un solo cuscino, una sola coperta, un unico servizio da tavola. In quello spazio angusto, marito e moglie erano costretti a convivere senza mediazioni, in una sorta di isolamento controllato che mirava a favorire il dialogo e la riconciliazione.

Lo so a cosa pensate; sembra proprio un’arcaica pratica coercitiva o addirittura punitiva. Ma nel contesto del luteranesimo dei Sassoni di Transilvania assumeva un significato preciso. La comunità sassone, insediatasi in quest’area a partire dal XII secolo su invito del re ungherese Géza II, aveva sviluppato una società fortemente coesa, in cui la religione regolava la maggior parte degli aspetti della vita quotidiana. I coloni, provenienti da regioni che oggi comprendono Germania, Francia, Belgio e Lussemburgo, erano stati chiamati a difendere e sviluppare economicamente la Transilvania. Con il tempo divennero abili artigiani e mercanti, trasformando Biertan in un centro fiorente che nel 1510 contava circa 5.000 abitanti.

Biertan marito e moglie sassoni

In una realtà simile, il matrimonio era la cellula fondamentale dell’ordine sociale ed economico. Ne consegue che il divorzio, pur ammesso in casi specifici come l’adulterio, era considerato l’extrema ratio. La “prigione matrimoniale” si inseriva dunque come strumento di mediazione. Prima di concedere la separazione, la Chiesa imponeva una pausa forzata di riflessione e convivenza.

Secondo la tradizione locale (quindi secondo i registri della stessa diocesi) in 300 anni si è registrato un solo divorzio a Biertan, dato spesso citato dall’attuale parroco come prova dell’efficacia del sistema. Anche se il numero va probabilmente letto nel quadro di una società dove la pressione comunitaria era fortissima, resta indicativo della funzione dissuasiva della pratica.

Biertan divorzio dipinto

L’istituzione aveva anche una dimensione economica e sociale ben precisa. In caso di divorzio, il marito era tenuto a versare alla prima moglie metà dei suoi beni. Tuttavia, se si fosse risposato e avesse divorziato una seconda volta, la nuova moglie non avrebbe avuto diritto ad alcun sostegno. In una società agricola e artigianale, dove la sopravvivenza dipendeva dalla stabilità del nucleo familiare, evitare la disgregazione della famiglia significava proteggere donne e figli da un possibile impoverimento.