Storia Che Passione
La storia tutta democratica della parola "idiota"

La storia tutta democratica della parola “idiota”

Volete che vi dica una banalità? Se la storia esiste, è perché esiste la parola. Senza di essa, non saremmo stati capaci di redigere (per poi distruggere, pur sempre umani restiamo) tutto ciò che da millenni a questa parte chiamiamo “storia”. Che le parole siano essenziali per comprendere il nostro passato, ce lo ricorda una specifica branca della linguistica, da cui il sottoscritto è da sempre affascinato: l’etimologia. Attraverso metodi storico-comparativi, essa rintraccia le radici e i significati antichi. Ed è questo il punto: vuol dire che non sempre un termine possiede un significato univoco e immutato nel tempo. Prendiamo ad esempio quello che ad oggi è interpretabile a tutti gli effetti come un insulto: la parola “idiota“. Cosa ci dice la sua storia e da dove trae origine?

La storia tutta democratica della parola "idiota"

Dal titolo e l’immagine di copertina l’avrete quantomeno intuito: idiota è una parola di derivazione greca. Il sostantivo greco ἰδιώτης idiōtēs era traducibile come “persona privata, individuo” in contrapposizione allo stato. A volte la si traduceva come “cittadino privato” in contrapposizione a qualcuno con una carica politica. Contemporaneamente il sostantivo di cui sopra era associato all’aggettivo ἴδιος idios “personale”, quindi non pubblico, non condiviso.

Voi ci vedete per caso qualche tipo di accezione negativa? Credo di no. Allora come è possibile che oggi si sfrutta la parola per denigrare un individuo, ritenendolo insufficientemente sveglio se non addirittura limitato mentalmente? Colpa dei Romani, signore e signori. Sempre colpa dei Romani.

Il latino prese il termine greco e lo riadattò secondo uno dei suoi lontanissimi significati, ovvero “ignorante“. Col tardo latino alla condizione di ignoranza si aggiunse il peso della rozzezza oltre che dell’analfabetismo. Se un italico del VII secolo vi avesse chiamato “idioti”, avrebbe inteso “uno che proprio non ci arriva, stupido com’è”. Le lingue romanze e non (vedasi l’inglese) avrebbero mantenuto il senso negativo.

idiota greco antico

Prima di arrivare al nocciolo della questione, è bene approfondire il seguente aspetto. Intorno alla metà dell’Ottocento, alcuni osservatori interpretarono l’accusa di idiozia come un riflesso degli antichi Greci nei confronti di chi non partecipava alla vita pubblica della polis. In parole povere, legarono alla traduzione originaria “cittadino privato” quella di “sciocco”. Un modo per concludere che per un ateniese, un conterraneo poco interessato alla partecipazione civica fosse poco più che uno stolto.

Per intenderci: è del 1846 un saggio di Julius Hare, noto scrittore teologico britannico, in cui si esplicita a caratteri cubitali che il significato di ἰδιώτης idiōtēs come “persona rozza e ignorante” testimoniava la “nozione greca dell’indispensabilità della vita pubblica”. Ora vi sorprenderà (o molto probabilmente ha sorpreso solamente chi vi scrive in questo momento) sapere che Hare, come tanti altri prima e dopo di lui, ha forzato un po’ l’associazione idiota-insulto.

idiota Atene

I Greci usavano la parola in modo diverso. Verissimo e fuor d’ogni dubbio che i Greci vedessero di buon occhio la partecipazione alla democrazia. Essi giudicavano inopportuno la propensione opposta, fatta di astensionismo e disinteresse. Ad esempio Tucidide cita l’orazione funebre di Pericle, il quale dice: “[noi] consideriamo… colui che non prende parte a questi doveri [pubblici] non come privo di ambizione ma come inutile”. Ma né lui, né altri autori usano “idiota” come insulto. Il senso dispregiativo è quindi un’adozione posteriore, l’aggiornamento di un termine che nasce in un modo nella Grecia antica e che si diffonde in un altro nell’odierno mondo globalizzato.