Storia Che Passione
Le ultime pungenti parole di Voltaire, fra verità e leggenda

Le ultime pungenti parole di Voltaire, fra verità e leggenda

Il 30 maggio 1778 muore a Parigi il grande Voltaire. Da decenni egli era il simbolo più noto dell’Illuminismo europeo, autore di violente satire anticlericali e di interventi pubblici contro l’intolleranza religiosa. Ecco perché, quando egli spirò una volta per tutte, l’episodio si tinse di una tonalità polemica che rifletteva perfettamente la tensione tra il filosofo e la Chiesa. I più curiosi si staranno chiedendo perché…

Le ultime pungenti parole di Voltaire, fra verità e leggenda

Secondo il racconto diffuso dagli amici e dai discepoli presenti al suo capezzale, Voltaire, ormai stremato dalla malattia, avrebbe ricevuto la visita di un sacerdote che lo esortava a fare una professione esplicita di fede cattolica. Il punto decisivo era l’abiura pubblica delle sue posizioni, soprattutto in merito alla divinità di Cristo. Il filosofo, intuendo che una dichiarazione del genere sarebbe stata utilizzata per delegittimare l’intera sua opera, avrebbe reagito con irritazione. Alla domanda diretta sulla divinità di Cristo avrebbe risposto: «In nome di Dio, Signore, non parlatemi più di quell’uomo e lasciatemi morire in pace».

Su questa versione dei fatti, abbastanza teatrale e comunque impossibile da capire fino a che punto frutto di interpretazioni posteriori, si ha una certezza minima. Si scade nella leggenda con l’ALTRA famosa frase attribuita a Voltaire. Sì, perché ancora più celebre – ma quasi certamente apocrifa – è la battuta pronunciata nel momento in cui il prete gli chiese di rinunciare a Satana. L’illuminista disse: «Non è tempo di farsi nuovi nemici».

Voltaire trattato tolleranza

Cosa dicono le fonti coeve in merito? Poco e niente a dire il vero. Alcuni testimoni riferirono che Voltaire firmò una dichiarazione generica in cui affermava di morire nella religione cattolica in cui era nato, senza però entrare in dettagli dottrinali. Altri sostennero che si trattasse di un testo ambiguo, redatto in modo tale da non contraddire apertamente le sue posizioni deistiche. La disputa sulla sua “conversione” o meno divenne subito oggetto di propaganda. Per gli ambienti ecclesiastici era fondamentale dimostrare che il grande critico della Chiesa fosse rientrato nell’ortodossia. Invece per gli illuministi era essenziale preservare l’immagine del pensatore coerente fino all’ultimo respiro.

Il problema non era solo spirituale ma anche pratico. In Francia, la sepoltura ecclesiastica richiedeva l’assenso del clero. Chiedere a Molière, che ne sa qualcosa. Per evitare complicazioni e un possibile rifiuto, si trasferì il corpo nottetempo fuori Parigi e sepolto nell’abbazia di Scellières, in Champagne. Solo durante la Rivoluzione francese le sue spoglie furono traslate solennemente al Panthéon, trasformando Voltaire in uno dei “padri” simbolici della nuova Francia laica.

Voltaire da anziano

Che egli abbia davvero pronunciato quelle frasi o che l’immaginazione dei suoi ammiratori le abbiano forgiate, esse riflettono l’immagine pubblica che già i contemporanei avevano di lui. Quella di un intellettuale caustico, lucido fino alla fine, deciso a non concedere alla Chiesa una vittoria simbolica. In questo senso, la leggenda delle sue ultime battute racconta forse meno ciò che Voltaire disse davvero e molto di più su come il suo tempo volle ricordarlo.