Innegabilmente l’accezione che diamo al termine “zitella” è negativa. In generale con questa parola si indica una donna anziana e non sposata, anche se ormai il termine è stato ampiamente sdoganato anche per donne più giovani. Il problema è che tale termine è usato in senso spregiativo e crudele. Eppure in passato la parola “zitella” voleva dire ben altro.
La zitella era…

… una donna che filava. Ma andiamo con ordine. Essere una donna non sposata, anziana o meno che sia, non è ovviamente una tragedia. Solo che, per diversi motivi, col passare del tempo questo termine ha cambiato di significato, assumendo un’accezione sempre più negativa.
Ma in principio non era affatto così. Il termine, infatti, è documentato con certezza a partire dal XIV secolo. Solo che all’epoca non indicava assolutamente uno stato permanente di “singletudine” di una donna, bensì indica una precisa condizione economica. All’inizio, infatti, la parola “zitella” era usata per indicare tutte quelle persone che si guadagnavo da vivere filando. E la maggior parte di queste persone erano donne.
Questo almeno nei paesi di lingua anglosassone, dove la traduzione di “zitella” è “spinster”, da “spin”, che non vuol solo dire girare o ruotare, ma anche filare e dal suffisso “ster”, nell’inglese antico usato solitamente in associazioni ai lavori svolti dalle donne.

Ma come si è passati da filatrice alle zitelle di oggi? Alcuni studiosi hanno spiegato che le zitelle originarie erano spesso donne povere e nubili. Non avendo il supporto di un marito all’interno di un matrimonio, i lavori che queste donne potevano fare per sopravvivere erano risicati. Potevano lavorare come sguattere, lavorare nei campi o iniziare a filare. E anche all’epoca, come oggi, erano pagate meno degli uomini.
La tessitura e la filatura erano occupazioni non ben retribuite che però permettevano a queste donne single di raggiungere una minima stabilità finanziaria. Non era necessario avere grandi attrezzature per iniziare questo lavoro e si poteva partire anche senza avere grandi risorse.
Possibile che, col passare del tempo si sia creata un’associazione fra l’essere zitella, cioè essere una filatrice e l’essere una donna povera e nubile. Il che avrebbe generato la connotazione negativa di questo termine.
Altri studiosi hanno fatto notare, però, che le donne che riuscivano a guadagnarsi di che vivere filando e tessendo, potevano anche essere economicamente indipendenti rispetto a donne che dovevano dipendere in tutto e per tutto dal marito. Il che avrebbe consentito anche di rimanere single per scelta, motivo di vanto per alcune.

Nel XVIII secolo, però, il termine era diventata ufficialmente la designazione delle donne single. Il pensiero patriarcale, che spingeva le donne a sposarsi, poco per volta finì col demonizzare quelle donne che non lo facevano. E da qui potrebbe essere nata l’accezione negativa del termine. Curiosamente l’alternativa maschile per gli uomini non sposati è “scapolo”, parola che non ha una connotazione negativa. Bizzarro doppiopesismo.




