Una storia poco conosciuta e tanto insanguinata è quella che vi racconteremo oggi. Da alleati a nemici, quando il vento di guerra cambia, il passo è molto breve. Celebri sono molte storie che riguardano l’alleanza tradita tra Italia e Germania nella seconda fase della guerra. Quella di oggi è però la storia di violenza, morte e distruzione gratuita, punto di inizio delle violenze del Reich sul territorio italiano. Quella di oggi è la storia dell’Eccidio di Nola.

La parola eccidio, dopo questo drammatico primo momento, entrerà purtroppo nel vocabolario quotidiano di guerra. L’eccidio di Boves, quello di Nimis e numerosi altri si consumeranno in Italia sempre ad opera dei tedeschi. Ma quello di Nola fu il primo, il pioniere, l’apripista, ma perché? Cosa ha di particolare la piccola cittadina campana? Dopo lo sbarco alleato di Salerno, del 9 settembre 1943, Nola ebbe la sfortuna di trovarsi nelle vicinanze e di ospitare diverse truppe italiane.
Dopo un’attenta riflessione tattica, anche l’armata tedesca di Albert Kesselring convogliò le sue truppe verso la città. Da qui, secondo i progetti, l’obiettivo principale era quello di organizzare una linea difensiva solida e difendere il territorio. Entra ora in gioco il solito meccanismo di azione/vendetta sproporzionata che riguarda molti eccidi e stragi dello stesso frangente storico. I protagonisti della vicenda saranno due soldati tedeschi in motocicletta e i soldati (e forse qualche civile) italiani che rifiutarono di consegnare le armi.

Era il 10 settembre dello stesso 1943 e i soldati italiani, rifiutando categoricamente l’ordine teutonico di depositare le armi, si videro sparati a loro volta dai tedeschi in motocicletta. Con l’aiuto di qualche civile, risposero al fuoco uccidendo uno dei due soldati del Reich. Anche un civile, Giuseppe De Luca, morì nello scontro, mentre l’altro soldato tedesco fu catturato. Capito subito che la situazione era potenzialmente esplosiva, i soldati italiani decisero di mandare una delegazione a Nola, presso le truppe tedesche che erano di stanza lì.
Sventolanti bandiera bianca e visibilmente disarmati, gli uomini della delegazione giungevano a Nola. La risposta tedesca? Fuoco gratuito e spregiudicato contro gli uomini inermi che gli andavano incontro. Perse la vita il Tenente Odoardo Carrelli. Finita qui? Chiaramente no! Il giorno dopo il livello di barbarie raggiunse picchi ancora maggiori. Alle 9:15, davanti alla Caserma “Principe Amedeo”, le truppe tedesche disarmarono i militari italiani che provarono a resistere. Fatti uscire tutti fuori, in pubblica piazza, iniziò lo spettacolo cruento.

Ben 10 ufficiali persero la vita, giustiziati sommariamente secondo quel crudele meccanismo che è la decimazione. Nei giorni successivi anche due civili persero la vita per mano tedesca, accusati di sabotaggio alle linee telefoniche. La coraggiosa e gloriosa reazione dei nolani arrivò però nel giro di poco tempo. Prese le munizioni della locale caserma dei Carabinieri, osteggiarono i tedeschi e li costrinsero alla fuga. Una piccola vittoria di fronte ad una grande e gratuita crudeltà.




