Fotografia del Bundesarchiv, lago di Costanza, Germania, gennaio 1932. L’idrovolante di linea Dornier Do X, di produzione italo-elvetica, effettua uno dei suoi voli sopra uno specchio d’acqua, presumibilmente sulla sponda tedesca del lago di Costanza. Quella che segue è la storia di uno dei più audaci esperimenti dell’aviazione civile tra le due guerre, raccontata tramite l’ausilio di immagini fantastiche.

L’idea maturò nel 1925 nella mente di Claude Dornier, fondatore della Dornier-Metallbauten. Dornier aveva già accumulato un’importante esperienza con i grandi idrovolanti metallici, in particolare con il Dornier Do J Wal, prodotto non solo in Germania ma anche in Svizzera e in Italia. La delocalizzazione, l’avrete notato, non era frutto del caso. Di mezzo c’era il Trattato di Versailles. Questo imponeva severe restrizioni alla produzione aeronautica tedesca, e molte attività furono trasferite all’estero per aggirare tali limitazioni.

Il prototipo del Dornier Do X fu costruito negli stabilimenti Zeppelin di Friedrichshafen, sul lago di Costanza. Non ebbe mai un nome proprio. Era semplicemente “Do X”. La struttura, interamente metallica, era imponente: uno scafo centrale a tre ponti, ali ad alto spessore, dodici motori montati in sei gondole sopra l’ala. Inizialmente installarono dodici Siemens Jupiter radiali da 500 HP, ma la potenza si rivelò insufficiente. Il primo volo avvenne il 12 ottobre 1929, ai comandi del collaudatore Richard Wagner. Sì, il compositore resuscitato per l’occasione. Scherzi a parte, nonostante i problemi di potenza, il 31 ottobre 1929 il velivolo stabilì un primato, poiché trasportò 169 persone in un unico volo.

Successivamente sostituirono i motori con omologhi più potenti e i voli ripresero nell’agosto 1930. L’interno del velivolo era concepito come un vero “transatlantico dell’aria”. Dunque vi erano salottino, sala da pranzo, cucina, cabina fumatori, bagni e cabine-letto individuali. L’equipaggio comprendeva due piloti, navigatore, operatore radio e meccanico, quest’ultimo in grado di raggiungere i motori attraverso passaggi interni alle ali. Il notevole spessore strutturale aiutava parecchio in tal senso.
Nel novembre 1930 il Do X intraprese un ambizioso volo dimostrativo verso le Americhe. Andò tutto male però. Incendi, ritardi e incidenti vari gettarono l’ombra della maledizione sull’idrovolante. L’attraversamento dell’Atlantico non avvenne in un’unica tratta. Il velivolo procedette a tappe lungo la rotta meridionale fino al Brasile e poi verso nord, giungendo a New York il 27 agosto 1931. Il ritorno in Europa nel maggio 1932 si concluse sul lago Müggelsee, a Berlino, con grande risonanza propagandistica.

Dal punto di vista politico e simbolico, il Do X rappresentò molto più di un esperimento commerciale. Per la Germania della Repubblica di Weimar fu una dimostrazione di capacità tecnica e industriale in un contesto internazionale ancora segnato dalle restrizioni postbelliche. La compagnia aerea tedesca Deutsche Luft Hansa lo impiegò per un breve periodo in voli dimostrativi, ma il progetto si rivelò economicamente insostenibile. Facile intuire perché visti i costi elevatissimi, la complessità tecnica e la scarsa efficienza operativa.

Due ulteriori esemplari furono realizzati per l’Italia e motorizzati con motori FIAT. Presi in carico inizialmente dalla Società Anonima Navigazione Aerea, quindi integrati nella Regia Aeronautica. Dopo un tentativo non riuscito di conversione in idro-bombardieri, operarono tra il 1931 e il 1935 in missioni dimostrative e propagandistiche, prima di essere accantonati e demoliti a La Spezia.




