Come ha fatto un dio induista a diventare una delle divinità preferite dagli antichi Romani? E soprattutto dei soldati romani? Ecco Mitra, divinità dell’induismo e della religione persiana che riuscì a diventare un dio greco, romano e che fu adorato anche nelle religioni misteriche dal I secolo a.C. e sino al V secolo d.C.
Tutto quello che volevate sapere su Mitra (e sui tori a lui connessi)

Curiosamente, nonostante Mitra sia una divinità assai antica, ci sono poche informazioni in merito al suo culto. Persino il Mitra greco/romano non è che abbia lasciato testi e documenti dietro di sé, oltre al fatto che questa divinità era alquanto diversa rispetto alle sue forme precedenti.
Il primo Mitra – La prima apparizione di Mitra è quella nei Veda, intorno al 1200 a.C. In origine era uno degli Aditya, una divinità solare associata anche al fuoco, dio dell’amicizia e degli affari. Era anche capace di generare la luce all’alba.
Nel mondo persiano, dove spesso era chiamato Mithra, ottenne anche capacità marziali, quelle che i Veda attribuivano invece a Indra. Divenne una delle principali divinità del Zoroastrismo, rimanendo comunque una divinità del sole, dell’amicizia, dell’onestà e dei contatti. Divenne anche giudice delle anime, nemico degli errori, il rappresentante di Ahura-Mazda sulla Terra, protettore dal Male e psicopompo con il compito di proteggere e accompagnare le anime in paradiso. Era anche il dio della crescita e della vegetazione, onnisciente, sempre attivo e infallibile.
Tuttavia in entrambe le culture è strettamente legato agli dei che regnano sugli Asura e che proteggono l’ordine cosmico. Tali divinità erano Varuna in India e Aura Mazda in Iran.

Il Mitra greco/romano – Come spesso accadeva nel mondo ellenistico/romano, ecco che ad un certo punto Mitra fu assorbito anche in questi pantheon, variando un po’ i suoi attributi e le sue sfere di pertinenza. Nella mitologia greca, Mitra rimane una divinità del sole, protettore dei re del Ponto, degli imperatori dei Parti e dei pirati della Cilicia. In virtù di questi suoi attributi, era spesso associato ad Apollo ed Elio.
Nella mitologia romana, invece, Mitra assunse un aspetto più marziale, diventando il dio dei soldati, dei guerrieri e delle legioni in generale. Fra l’altro il Mitra romano era una divinità esclusivamente maschile, associata sempre al cielo e al sole. Indossava spesso un berretto frigio, pantaloni e mantello. Nel De Fluviis viene detto che Mitra voleva avere un figlio, ma odiava il genere femminile. Così decise di giacere con una pietra. Quando riuscì a riscaldarla a sufficienza, la pietra crebbe e partorì un figlio.
Mitra e i tori – Sempre nel mito romano, Mitra è spesso associato ai tori. Anzi: lo si raffigura soventemente mentre sacrifica ritualmente un toro. Tale procedura era nota come “tauroctonia” ed era raffigurata anche negli affreschi, nei mosaici e nei diversi siti mitraici.
Nelle raffigurazioni Mitra, con in testa il berretto frigio e indosso i pantaloni anatolici, sacrifica un grande toro. A volte nella scena erano presenti anche un cane e un serpente che bevevano dalla ferita sacrificale, uno scorpione che mordicchiava i testicoli del toro e un corvo che sorvegliava la scena.
Alla coda del toro era solitamente legato un fascio di grano, mentre due portatori di fiaccole circondavano l’uccisione. Il tedoforo Cautes tiene la fiaccola in alto, mentre il tedoforo Cautopates la tiene rovesciata. Altre aggiunte tipiche sono rappresentate dalla presenza di Sol, il sole e dalla luna.
In altre raffigurazioni Mitra impugna una torcia o un arco, che usa per cacciare o per scagliare colpi contro le rocce in modo da far sgorgare acqua.

I Mitrei – I templi dedicati a Mitra e al Mitraismo si chiamavano Mitrei. Ed è da qui che arriva la maggior parte dell’iconografia mitraica. Solitamente questi tempi erano sotterranei. In particolare, i mitrei romani erano diffusi in tutto l’Impero Romano, dal I al IV secolo d.C. Erano presenti dalla Britannia sino al Nord Africa, non saltando ovviamente Roma.
Particolarmente diffusi nell’Italia centrale, in Numidia, Dalmazia, Germania e Britannia, ce ne erano relativamente pochi in Grecia, Egitto, Asia Minore e Siria. Il che è strano perché il Mitra originario arrivava dall’Oriente.
I mitrei erano templi piccoli, bui e poco sfarzosi. Solitamente si presentavano come camere sotterranee allungate, senza finestra. Formati da un’anticamera e da una stanza principale, erano ricavati in grotte o scavati nei sotterranei. Spesso vicino erano presenti fonti d’acqua corrente. Al centro del mitreo c’era un altare o un recinto di pietra che raffigurava il dio mentre sacrificava un toro.
Di sicuro il Mitraismo romano prevedeva riti di iniziazione, aperti solo agli uomini e con forte impianto gerarchico. C’erano sette ranghi: corvi, padri, sposi, soldati, leoni, persiani e corridori del sole. E ciascun rango aveva compiti e riti diversi. Fra i praticanti più famosi, fra l’altro, figura anche l’imperatore Commodo. Di lui sappiamo che forse esagerò durante i riti, profanandoli con un vero e proprio omicidio. Questo almeno secondo l’Historia Augusta.




