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L'Olandese Volante, veleggiando fra storia e leggenda

L’Olandese Volante, veleggiando fra storia e leggenda

Non c’è persona che possa dirsi inconsapevole dell’esistenza della leggenda dell’Olandese Volante. Appunto, leggenda. L’articolo potrebbe già finire qui, e invece il sottoscritto si è posto la domanda delle domande: c’è qualcosa di storico nel racconto caro al folklore marinaresco? Si può delineare, sempre che le fonti consultate lo permettano, una “Storia” del vascello fantasma più celebre che ci sia? Se queste domande vi stuzzicano la curiosità e se la brezza del mare è cosa a voi gradita, allora siete capitati proprio nel posto giusto. Spieghiamo le vele e addentriamoci nella burrascosa vicenda della Vliegende Hollander, fingendo di sapere l’olandese.

L'Olandese Volante, veleggiando fra storia e leggenda

Parto col dire che leggenda dell’Olandese Volante si colloca pienamente nell’immaginario marittimo dell’Europa moderna, un mondo in cui “mare” era un termine strettamente associato a quelli di “commercio, esercizio di potenza, egemonia” e, come è naturale che sia, “paura, superstizione, castigo divino”.

Secondo il racconto più diffuso, l’Olandese Volante è un vascello fantasma condannato a solcare i mari in eterno, incapace di attraccare in qualsiasi porto, guidato da un capitano colpevole di un atto di empietà estrema. Il primo che vi viene in mente? Esatto, aver sfidato Dio nel mezzo di una tempesta. Come e perché è fonte di dibattito. C’è chi dice che tale affronto riguardò il giuramento di doppiare il Capo di Buona Speranza anche a costo di navigare per sempre. Bartolomeo Diaz, dove sei quando servi? Altri che tirano in ballo imprese navali nei più disparati angoli del globo.

Indipendentemente dalla versione, il minimo comune multiplo della leggenda vuole la nave apparire improvvisamente. Spesso una luce innaturale o una foschia spettrale l’avvolgono completamente. La sua vista sarebbe in quest’ottica un presagio di sventura. In alcune versioni, l’equipaggio tenta di comunicare con altre navi, gridando messaggi destinati a persone morte da anni o cercando di affidare lettere impossibili da consegnare, rafforzando l’idea di una condanna che sospende il tempo e la morte stessa. Passiamo ora dalla leggenda alle fonti che per prime attestano l’esistenza, più teorica che pratica, del vascello fantasma.

Olandese Volante VOC

Le prime attestazioni scritte della leggenda non risalgono però al Seicento, come è comune credere, bensì alla fine del XVIII secolo. Il riferimento più antico noto si trova nel Voyage to Botany Bay (1795) di George Barrington, che descrive l’Olandese Volante come una superstizione ampiamente diffusa tra i marinai del suo tempo. È il segno che il mito circolava oralmente da decenni.

Nel corso dell’Ottocento la storia si consolida e si arricchisce di dettagli grazie alla letteratura. Frederick Marryat pubblica nel 1837 The Phantom Ship, dove il capitano si chiama Vanderdecken. Come non citare il mitico Edgar Allan Poe, il quale accenna brevemente alla nave fantasma nel decimo capitolo della Storia di Arthur Gordon Pym (1838). Lo scrittore Washington Irving rielabora il mito in The Flying Dutchman on Tappan Sea (1855).

Un ruolo fondamentale nella diffusione europea della leggenda lo ebbe però Richard Wagner, che con l’opera Der fliegende Holländer del 1841 trasformò il racconto in una potente allegoria romantica della colpa, della redenzione e della dannazione eterna. Cosa vi aspettavate da Wagner?

Olandese Volante avvistamento XIX secolo

Quanto ai possibili modelli storici? Beh, diciamo che le variabili qui sono parecchie. La tradizione ha spesso indicato nel capitano olandese Bernard Fokke una delle principali fonti d’ispirazione. Attivo nel XVII secolo al servizio della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, Fokke era noto per la rapidità eccezionale con cui compiva la rotta tra le Province Unite e Giava, tanto da suscitare sospetti di interventi soprannaturali o di un patto col diavolo.

Altro nome che compare spesso è quello di Willem van der Decken. Il problema di questo – e di altri nomi – riguarda l’imprecisione delle loro biografie. Sembrano essere infatti il frutto di un accorpamento (contraddittorio) di più vite; un processo volutamente avviato per giustificare il collegamento con l’Olandese Volante.

Nonostante i numerosi avvistamenti riportati tra XIX e XX secolo, alcuni dei quali attribuiti a testimoni illustri come il futuro re Giorgio V nel 1881 o lo scrittore Nicholas Monsarrat durante la Seconda guerra mondiale, la spiegazione più plausibile del fenomeno è di natura scientifica.

Olandese Volante vascello fantasma

Le condizioni descritte in molti resoconti – ovvero mare calmo, aria limpida, forti differenze di temperatura tra strati d’aria – sono ideali per il verificarsi della cosiddetta Fata Morgana, una complessa illusione ottica dovuta alla rifrazione della luce in presenza di un’inversione termica. Di questo particolare effetto ottico abbiamo già parlato in un vecchio articolo dedicato al presunto contatto, all’altezza dello stretto di Messina, fra Calabria e Sicilia.

È comunque molto probabile che queste apparizioni, amplificate dalla paura, dalla stanchezza e dalla cultura superstiziosa dei marinai, abbiano dato forma visiva e concreta a un mito destinato a durare nei secoli. L’Olandese Volante emerge così come un perfetto esempio di intreccio tra storia marittima, letteratura, folklore e scienza. Una leggenda nata dal mare, nutrita dall’immaginazione umana e, solo molto più tardi, ricondotta alle leggi della fisica.