Fotografia di Leonard McCombe, Dublino, Irlanda, 1957. Un uomo alla ricerca di un po’ di quiete, sale su uno dei tetti dell’affascinante Dublino, osservando dall’alto la vita urbana che scorre incessante. A fargli compagnia, un immancabile gatto. La fotografia di McCombe può comunicare poco da un punto di vista strettamente storico. Tale percezione ce l’ha solo chi si sofferma sulla superficie dell’opera. Scavando, si può intravedere molto della storia secondo novecentesca della capitale irlandese. Ed è attraverso un meraviglioso scatto che voglio raccontarvela.

Leonard McCombe scattò la fotografia per LIFE Magazine. Volle darle un titolo abbastanza evocativo, ossia “Un momento di quiete sopra il frastuono della città”. Nell’obiettivo di McCombe vi fu uno di quei momenti che riescono a condensare, anche solo in un’immagine apparentemente semplice, l’atmosfera sociale e umana di una città in un preciso momento storico.
Dublino negli anni ’50 faceva rima con “contraddizione”. Formalmente capitale di uno Stato indipendente ormai da oltre trent’anni, la Repubblica d’Irlanda viveva ancora una fase di stagnazione economica. L’industrializzazione procedeva lentamente, la disoccupazione era diffusa e l’emigrazione rappresentava una costante. Migliaia di irlandesi lasciavano il paese ogni anno, diretti soprattutto verso la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. La città conservava un tessuto urbano in gran parte ottocentesco, con case popolari sovraffollate, infrastrutture obsolete e interi quartieri segnati dalla povertà.

Nello scatto di McCombe quest’ultimi elementi urbanistici sono evidentissimi. Le case a schiera in mattoni rossi, visibili lungo la strada sottostante, rimandano ai quartieri popolari centrali. Aree densamente abitate e spesso trascurate dalle politiche di rinnovamento urbano. La scala appoggiata al muro, elemento centrale della composizione, suggerisce un ambiente di lavoro manuale, fatto di piccoli interventi quotidiani, riparazioni, adattamenti. E allora Dublino ci appare come una città che sopravvive più per resilienza che per prosperità. Metafora dell’irlandese tipico.
La figura dell’uomo, isolata sopra il tetto, non è identificabile; e questo è significativo. Non rappresenta un individuo preciso, ma una condizione umana, quella di una popolazione cittadina che osserva il proprio presente con una certa distanza, forse con rassegnazione, forse con una calma conquistata a fatica. Il gatto accanto a lui rafforza questa sensazione di quiete domestica, quasi intima, in netto contrasto con il caos ordinario della strada sottostante. È un’immagine che parla di pausa, non di evasione.

Dal punto di vista culturale, gli anni ’50 a Dublino furono un periodo di apparente immobilità, spesso definito dagli storici come una fase di “Irlanda grigia”. Tuttavia, sotto questa superficie, si stavano preparando cambiamenti profondi. La società restava fortemente influenzata dalla Chiesa cattolica, ma cominciavano a emergere nuove tensioni. Si dica ciò per tematiche quali il disagio giovanile, la frustrazione economica, il desiderio di modernizzazione. Fotografi come McCombe, con lo sguardo esterno ma empatico del fotogiornalismo americano, seppero cogliere questa dimensione sospesa, fatta di silenzi più che di eventi.




