Fotografia di anonimo, nord della Repubblica Socialista del Vietnam, febbraio 1979. Carri armati cinesi avanzano in territorio vietnamita dopo lo scoppio delle ostilità fra i due Paesi. La fotografia, di cui purtroppo non si conosce l’autore, ci permette di affrontare un argomento storico spesso tralasciato nella grande narrazione novecentesca. Eppure la guerra sino-vietnamita del ’79 ci dice parecchio degli equilibri orientali, oltre che globali, di quegli anni.

Ci ritroviamo ad affrontare uno dei conflitti più brevi ma politicamente più densi della Guerra fredda in Asia: la guerra sino-vietnamita. Prima di tutto mi preme fornire una descrizione dell’immagine di cui sopra. Sono ben visibili i reparti corazzati dell’Esercito Popolare di Liberazione in avanzata su un terreno aperto e spoglio. Probabilmente erano i territori del Vietnam settentrionale. Tutto ciò durante le prime fasi dell’offensiva cinese. I mezzi ritratti sono comunemente identificati come Type 63, veicoli corazzati cingolati da trasporto truppe che, alla fine degli anni ’70, costituivano una componente fondamentale delle forze terrestri cinesi, simbolo di un esercito numeroso ma ancora tecnologicamente arretrato rispetto agli standard occidentali e sovietici.
Il contesto che porta a questa scena è il risultato di una frattura profonda all’interno del mondo social-comunista. Dopo la fine della guerra del Vietnam, nel 1975, Hanoi si era progressivamente allineata con l’Unione Sovietica, accettandone il sostegno economico e militare. Questo orientamento aggravò le tensioni con la Repubblica Popolare Cinese, già incrinate dal brevissimo ma simbolico conflitto sino-sovietico del 1969 e da dispute territoriali latenti lungo il confine tra Cina e Vietnam.

La rottura definitiva avvenne alla fine del 1978, quando il Vietnam invase la Cambogia, rovesciando il regime dei Khmer Rossi guidato da Pol Pot. Proprio lui, il responsabile di uno dei genocidi più radicali del Novecento, ma considerato da Pechino un alleato strategico nella regione. Se vi interessa un approfondimento sul suo conto, lo trovate qui.
Per la leadership cinese di Deng Xiaoping, l’intervento vietnamita in Cambogia rappresentava una duplice minaccia: da un lato l’espansione dell’influenza sovietica nel Sud-Est asiatico, dall’altro la messa in discussione dell’autorità regionale cinese. Da qui la decisione di lanciare quella che Pechino definì ufficialmente un “contrattacco difensivo”. Piccolo inciso assolutamente personale e svincolato dal discorso: “contrattacco difensivo” è parente stretto di “operazione militare speciale”?
Tornando “Hanoi”… Ok la smetto. Il governo vietnamita parlò di “guerra contro l’espansionismo cinese”. Il 17 febbraio 1979, oltre 200.000 soldati cinesi attraversarono il confine settentrionale del Vietnam, dando inizio alle operazioni.

La fotografia coglie dunque un momento emblematico di questa “spedizione punitiva”: le colonne corazzate avanzano con fanteria trasportata sui mezzi, in uno scenario che restituisce l’immagine di una guerra convenzionale, quasi anacronistica, combattuta con tattiche di massa e con mezzi derivati da modelli sovietici degli anni ’50. Nonostante l’imponente schieramento, l’offensiva cinese incontrò una resistenza vietnamita tenace, basata su truppe veterane della lunga guerra contro Stati Uniti e Vietnam del Sud, esperte nella difesa territoriale e nel combattimento in condizioni difficili.
Dal punto di vista militare, il conflitto mise in luce le debolezze strutturali dell’esercito cinese. Fra questi vi erano problemi di coordinamento, carenze logistiche, scarsa integrazione tra fanteria, artiglieria e mezzi corazzati. I carri armati cinesi, pur robusti e affidabili, si rivelarono vulnerabili in un teatro caratterizzato da terreni accidentati e da una difesa vietnamita ben organizzata. Dopo la conquista di alcune città di confine, come Lạng Sơn, Pechino annunciò di aver “raggiunto gli obiettivi prefissati” e il 5 marzo 1979 ordinò il ritiro, concluso formalmente il 16 marzo.

Dal punto di vista politico, la guerra non modificò sostanzialmente la situazione sul terreno. Il Vietnam rimase in Cambogia fino al 1989 e continuò a essere un alleato chiave dell’URSS. Tuttavia, il conflitto ebbe un’importanza strategica notevole. Per la Cina fu un banco di prova che contribuì a giustificare le riforme militari avviate negli anni successivi. Per il Vietnam, un’ulteriore conferma della necessità di mantenere un apparato militare robusto anche dopo la fine della guerra americana. Non a caso, in una prospettiva più ampia, questo scontro viene spesso incluso nella cosiddetta “terza guerra d’Indocina”, insieme alla guerra cambogiano-vietnamita.




