Si chiamava Simonetta Vespucci la bellissima e sontuosa dama che per alcuni anni del secondo Quattrocento incantò mezza Firenze, generando una serie interminabile di connessioni, reali o presunte, concettuali e metaforiche, con i più eminenti membri dei circoli laurenziani. Si dice “segnare un’epoca”, e per la giovane Simonetta il modo di dire calza a pennello. Tanto da rimanere impressa nelle cronache del tempo, poetiche, letterarie, e non ultime, artistiche. Non crediamo sia un caso se, già fra i coevi, fosse nata un’associazione fra lei e l’ideale di bellezza femminile. Lo stesso che Sandro Botticelli volle immortalare in una delle sue opere più sublimi: la Nascita di Venere.

Furono i Cattaneo di Genova a dare i natali, intorno al 1453, alla bella Simonetta. Ella crebbe in un ambiente fortemente intriso dei valori umanistici; ciò ne segnò la personalità, oltre che la sensibilità culturale. A 16 anni andò in sposa a Marco Vespucci, lontano cugino di quell’Amerigo che assocerà il proprio nome a quello del Nuovo Mondo.
Il matrimonio del 1469 precedette il trasferimento a Firenze, il centro del mondo tardomedievale. La coppia si stabilì entro il perimetro della parrocchia di Ognissanti (tradizionalmente legata al patronato della famiglia Vespucci); sapete chi altro viveva lì? Esatto, Sandro Botticelli! A conferma del dato ci sono i registri catastali della città gigliata. Ma non rappresentano una prova certa della “collaborazione artistica” fra la dama e il pittore. Plausibilissimo che Botticelli vedesse la gentildonna nel quotidiano, ma non che quest’ultima fungesse per forza da musa ispiratrice.

Comunque, l’arrivo della nobildonna ligure coincise con l’affermazione della signoria dei Medici, in particolare del suo più illustre esponente: Lorenzo de’ Medici. Erano gli anni in cui la corte e i circoli gravitanti attorno alla figura di Lorenzo promuovevano un ideale estetico fondato sulla grazia e l’armonia di memoria neoplatonica. E per questo, quando Simonetta veniva puntualmente presentata nei ricevimenti e nelle feste della buona società fiorentina, impressionava coloro i quali incrociavano il suo passaggio.
Il primo ad innamorarsene fu lo stesso Magnifico. Non è un azzardo affermare che senza il suo appassionato amore non ci sarebbero state così tante testimonianze poetiche e pittoriche della donna. Da meno non fu il fratello minore di Lorenzo, Giuliano de’ Medici, il quale, durante la giostra da lui organizzata nel 1475 in piazza Santa Croce (la stessa raccontata da Poliziano, per capirci), dedicò una sua vittoria alla Vespucci, sventolando uno stendardo in tessuto dipinto – guarda un po’ il caso – da Botticelli e raffigurante la nobildonna nelle vesti di Venere-Minerva.

E visto che lo si è nominato più volte, allora entriamo nel merito della questione. Che genere di rapporto esisteva tra Sandro Botticelli e Simonetta Vespucci? Qui la premessa più importante da fare è la seguente. Non c’è un singolo documento del XV secolo che attesti una relazione (di qualsivoglia genere, beninteso) tra Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, in arte Sandro Botticelli, e la dama di Casa Vespucci.
L’unica certezza è che si conoscessero, quantomeno di vista. D’altronde i circoli umanistici erano gli stessi. I critici d’arte riconoscono che dal 1475 (anno della giostra di Santa Croce e del primo incontro secondo la tradizione cittadina) Botticelli assunse tratti stilizzati che coincidono con l’ideale che la bella Simonetta rappresentava per la Firenze del suo tempo. Non tanto e non solo come ritratto fisionomico, ma più come sintesi estetica.

Sandro Botticelli, poi, preferiva dipingere basandosi sul suo ideale femminile – costruito nel tempo grazie a letture, osservazioni filosofiche, e interpretazioni sintetiche della realtà circostante – e non sulla base di modelli in carne ed ossa.
Dunque nella Primavera, dove si ritiene lei sia Flora, una delle Tre Grazie, così come nella Nascita di Venere, dove lei forse è la dea dell’amore in primo piano, Simonetta non è rappresentata nel senso letterale del verbo. È la traduzione del concetto di bellezza in linguaggio pittorico. L’associazione del volto della Venere con quello di Vespucci è successiva al Quattrocento.

Simonetta muore presumibilmente di tubercolosi nel 1476, all’età di 22 o 23 anni. Firenze rimase sconvolta dalla tragica notizia e la ricordò in seguito quasi come una figura eterea. Come dimostrano studi critici condotti a partire dagli anni ’30 dello scorso secolo, è il Romanticismo che reinterpreta la figura di Simonetta e la colloca all’interno di una relazione sentimentale con Botticelli. Ma è una forzatura che nessuna fonte contemporanea ai due soggetti interessati supporta.




