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accampamenti marcia romani

Accampamenti di marcia romani trovati per la prima volta in Germania

Per la prima volta gli archeologi, in Germania, hanno trovato degli accampamenti di marcia romani. Tali accampamenti si trovavano nella zona della Sassonia-Anhalt, il che vuol dire che le operazioni militari romane andavano oltre la frontiera del Reno all’inizio del III secolo d.C.

Come erano organizzati gli accampamenti di marcia romani?

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Crediti foto: @Ufficio statale per la gestione del patrimonio e l’archeologia della Sassonia-Anhalt, Thomas Koiki

Gli archeologi hanno individuato questi accampamenti di marcia omani in diverse zone: vicino ad Aken, Trabitz e Deersheim. Si tratta degli accampamenti militari romani più a nord-est mai documentati finora in quella che era la Germania libera.

Tali accampamenti sorgevano in una zona compresa fra i monti Harz settentrionali e il fiume Elba, in quelli che oggi sono i distretti di Anhalt-Bitterfeld, Salzlandkreis e Harz. Questi campi militari temporanei dovrebbero risalire all’inizio del III secolo d.C., quindi circa 1.800 anni fa.

Così come sottolineato dall’archeologo Harald Meller, si tratta di una scoperta archeologica sensazionale. Questo perché finora, nonostante si fosse certi della presenza di attività romane in Sassonia-Anhalt, questa era stata solamente dedotta a seguito del ritrovamento di monete e reperti militari isolati. Mancavano le prove strutturali di queste campagne romane menzionate in zona nelle fonti antiche.

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Crediti foto: @Ufficio statale per la gestione del patrimonio e l’archeologia della Sassonia-Anhalt, Klaus Pockrandt, Nora Seeländer

Adesso, invece, abbiamo la prova materiale dell’esistenza di queste campagne. Questi accampamenti erano installazioni militari temporanee ben codificate. Al termine di ogni giornata di marcia, i legionari le allestivano seguendo una procedura collaudata.

Erano sempre a pianta rettangolare, con angoli arrotondati, fossati difensivi a V (fossa fastigata), ingressi ben controllati e corredati di ostacoli esterni. Anche all’interno la disposizione degli alloggi non era casuale: era presente un sistema rigido di vie interne, con al centro il principia, cioè il quartier generale.

Anche gli accampamenti trovati in Germania presentano queste caratteristiche. Gli scavi hanno permesso di portare alla luce fossati difensivi larghi anche 1,8 metri e profondi più di 1,5 metri. Durante le indagini sono tornati alla luce più di 1.600 reperti metallici. Fra di essi figuravano chiodi di ferro provenienti dai sandali dei legionari, bulloni, frammenti di fibule e monete.

A questo proposito, di particolare pregio un denario d’argento dell’imperatore Caracalla (il quale regnò dal 211 al 217 d.C.), scoperto a Trabitz. La datazione al radiocarbonio ha anche confermato che i Romani utilizzarono tali accampamenti durante un periodo di frenetica attività militare.

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Crediti foto: @Ufficio statale per la gestione del patrimonio e l’archeologia della Sassonia-Anhalt, Martin Freudenreich

Per parecchio tempo la sconfitta romana nella battaglia della foresta di Teutoburgo nel 9 d.C., fu vista come la fine delle ambizioni espansionistiche romane a est del Reno. Ma non è proprio così. Forse abbandonarono l’idea di un’occupazione permanente, ma le nuove scoperte indicano che le operazioni militari su vasta scala continuarono in zona anche dopo quella batosta.

In effetti, alcune fonti antiche menzionano spedizioni punitive romane e campagne difensive contro le sempre più emergenti confederazioni germaniche nel III secolo. Per esempio, un resoconto parla di una campagna militare voluta dall’imperatore Massimino il Trace che riuscì a penetrare per parecchie centinaia di chilometri nei territori germanici.

E anche la campagna di Caracalla del 213 d.C. è possibile che sia andata ben oltre il confine romano.