Un incredibile struttura termale, fra l’altro straordinariamente ben conservata e di notevoli dimensioni, è stata scoperta dagli archeologi nell’antica città licia di Myra (nell’odierna Demre, nella provincia turca di Antalya). Le terme in questione risalirebbero al II secolo d.C. e si caratterizzano per l’essere un sofisticato complesso termale costruito direttamente su alcune sorgenti termali attive.
Le antiche terme di Myra sepolte sotto gli edifici industriali

Il professor Nevzat Cevik e il suo team hanno atteso per 15 anni prima di poter mettere mano agli scavi in zona. Questo perché hanno dovuto aspettare che venissero prima rimossi alcuni edifici industriali presenti nel sito.
Secondo quanto riferito da ArkeoNews, è probabile che gli antichi Romani costruirono tale struttura termale nel loro periodo di massima espansione. All’epoca le terme non erano solamente un luogo dove dedicarsi all’igiene personale, ma anche centri di cura e di interazioni sociali.
A differenza però di altre terme romane più convenzionali, presenti un po’ in tutto l’Impero Romano, il complesso in questione fu costruito in maniera specifica per sfruttare le proprietà terapeutiche delle sorgenti naturali presenti in zona.
In realtà gli scavi in questione sono iniziati nel 2009. Già all’epoca Cevik aveva identificato il sito durante i rilievi iniziali. Solo che purtroppo questa struttura termale era letteralmente intrappolata al di sotto di alcuni impianti industriali moderni.
Per non alterare l’integrità degli scavi, il professore decise di aspettare che le autorità si decidessero a spostare e ricollocare la zona industriale. E ci hanno messo ben 15 anni. Finalmente, nel 2025, le autorità sono riuscite a bonificare l’area, eliminando tutti gli edifici industriali.
Così gli archeologi hanno potuto iniziare gli scavi. Ma non senza qualche difficoltà. Man mano che rimuovevano gli strati di terreno, infatti, le acque termali iniziavano a fuoriuscire da più punti. In pratica ogni giorno il sito si allagava. Anzi: ancora oggi il sito si allaga quotidianamente.
Il che vuol dire che ogni mattina gli archeologi devono pompare l’acqua fuori dagli scavi prima di poter mettervi mano, salvo poi ritrovarsi col sito nuovamente allagato di sera. Man mano che gli scavi andavano avanti, i ricercatori si sono resi conto che quella struttura era ben diversa da quanto ipotizzato in precedenza.

Finora, infatti, la letteratura accademica aveva classificato tale struttura come un ninfeo, una fontana monumentale comune all’epoca. Ma la pianta dell’edificio ha dimostrato che tale classificazione era sbagliatissima. La struttura, infatti, non era né un ninfeo né un classico bagno romano: si trattava di una struttura termale romana del tutto originale, progettata attorno a una fonte d’acqua curativa.
Fra l’altro nella regione non esiste nulla di paragonabile a questo. Il complesso comprende una complicata rete di cisterne, canali d’acqua, archi e camere interconnesse. L’acqua termale ha una temperatura costante di 16,5°C tutto l’anno. Il che torna particolarmente utile durante le torridi estati di Demre. Qui in estate le temperature superano anche i 40°C.
Inoltre l’acqua contiene alte concentrazioni di minerali, fra cui magnesio, ferro, zolfo e fosforo, elementi noti per le loro proprietà terapeutiche.

Per riuscire a procedere negli scavi, a causa dei continui allagamenti, il team di scavo ha dovuto costruire un muro di protezione alto 2,5 metri che circonda la struttura. In tal modo cercano di impedire all’acqua di penetrare all’interno, proteggendo anche i muri in mattoni crudi dall’erosione. Solo che ogni mattina devono pompare l’acqua, per poi poter scavare tutto il giorno e ritrovarsi di notte con l’area nuovamente allagata.
Nonostante queste difficoltà, gli archeologi sono riusciti a riportare alla luce due piscine, una piccola e una grande. Un tempo erano rivestite di marmo levigato. Sono anche presenti soffitti a volta, archi decorativi e canali d’acqua.
Al momento il sito è recintato e non accessibile al pubblico: l’instabilità del terreno e le diverse profondità dell’acqua per ora lo rendono inadatto all’apertura ai visitatori. MA gli scavi vanno avanti.




