Sembra che gli scienziati siano riusciti a recuperare quello che potrebbe essere il DNA di Leonardo da Vinci da un suo disegno. Ora, se fossimo in un film, il miliardario di turno starebbe costruendo il suo Leonard Park. Ma siamo nella realtà e dunque, se tale DNA si dimostrasse essere veramente quello di Leonardo, ecco che questa tecnica potrebbe permettere di autenticare opere d’arte controverse. E potrebbe rivelare alcuni dettagli biologici interessanti su di lui.
Come è stato prelevato il DNA di Leonardo da Vinci?

Tutto è iniziato nel 2024 quando Norberto Gonzalez-Juarbe, genetista microbiologico, ha iniziato ad analizzare un disegno noto “Santo Bambino”. Il disegno, appartenente a una collezione privata di New York, è stato esaminato usando dei tamponi di prova in stile Covid-19.
Lo schizzo a sanguigna in questione non si sa esattamente a chi afferisca. Attribuito alla cerchia di Leonardo da Vinci, presenta elementi associati solitamente a Leonardo, come la tecnica del tratteggio sinistrorso e la tecnica dello sfumato.
Secondo quanto rivelato dalla rivista Science, i ricercatori sono riusciti a recuperare abbondante DNA umano, soprattutto sul retro del disegno. Inoltre hanno anche trovato il DNA di aranci dolci che erano coltivati nei giardini medicei proprio durante il Rinascimento.
Questa impronta ambientale ne ha così suggerito l’autenticità. A questo punto il Leonardo da Vinci DNA Project ha messo a confronto le sequenze del cromosoma Y trovate nel Santo Bambino con il DNA estratto in precedenza da lettere del XV secolo scritte da Frosino di ser Giovanni da Vinci, un cugino del nonno di Leonardo.

Entrambi i gruppi appartenevano all’aplogruppo E1bib, lignaggio genetico trovato in Toscana. E sappiamo che Leonardo nacque in Toscana nel 1452. Si tratta di un fattore promettente, pur non essendo una prova definitiva.
Il problema, infatti, è che non esistono campioni di DNA verificati associati a Leonardo. Il genio, infatti, morì nel 1519. Sepolto nella Cappella di Saint-Hubert ad Ambroise, in Francia, ecco che il suo luogo di sepoltura fu disturbato all’inizio del XIX secolo.
Inoltre Leonardo non aveva discendenti diretti, il che complica le cose. Per tale motivo, i genealogisti Alessandro Vezzosi e Agnese Sabato hanno trascorso anni a cercare di ricostruire la linea di discendenza paterna di Leonardo.
Come hanno fatto? Beh, hanno usato registri parrocchiali, testamenti e atti che interessavano ben 21 generazioni. Sono così riusciti a identificare 14 discendenti maschi viventi del padre di Leonardo, Ser Piero da Vinci. Il DNA del loro cromosoma Y sarà poi sequenziato, in modo da poter far un confronto.
Contemporaneamente l’archeologo Alessandro Riga ha condotto uno scavo nella chiesa di Santa Croce, a Vinci. Qui erano sepolti il nonno di Leonardo, Antonio e diversi altri parenti. Durante il primo giorno di scavo, nel 2024, gli archeologi hanno scoperto una volta rivestita di mattoni che ospitava le ossa di cinque o sei persone.
Un osso temporale petroso in particolare, ben conservato, è stato datato fra il 1421 e il 1457, proprio il periodo durante il quale visse Antonio. L’analisi del DNA ha confermato che si trattava di un uomo. Adesso si tratta di attendere ulteriori sequenziamenti che permetteranno di mettere a confronto i marcatori del cromosoma Y con quelli dei parenti viventi.
Oltre a fungere da fattore per l’autenticazione, gli scienziati sperano che il DNA di Leonardo possa svelare le basi biologiche delle sue incredibili capacità. I suoi quaderni, infatti, contengono schizzi estremamente dettagliati del flusso d’acqua. In questi schizzi si vedono vortici, anche transitori, che si susseguono in frazioni di secondo.

I ricercatori dell’Università di Bologna hanno provato a ricreare questi modelli di flusso attorno a un molo raffigurato negli schizzi di Leonardo. Utilizzando telecamere ad alta velocità, hanno così scoperto che i suoi disegni corrispondevano a fenomeni che si verificano a circa 100 fotogrammi al secondo. Solo che la normale percezione umana si ferma a 30-60 fotogrammi al secondo.
Il genetista David Thaler dell’Università di Bologna ha sottolineato come “Leonardo stava dettagliando istantanee di fenomeni che la maggior parte di noi non percepisce come eventi discreti”.
A livello genetico, ci sono alcune varianti dei geni KCNB1 e KCNV2 (codificano le proteine dei canali del potassio nella retina) che influenzano la velocità di elaborazione visiva. Solo che tali geni si trovano al di fuori del cromosoma Y.
Questo vuol dire che per avere delle risposte chiare bisognerebbe avere il genoma completo di Leonardo. E per avere quest’ultimo bisognerebbe esaminare le sue ossa, una ciocca di capelli (trovata nel 2019) o anche quaderni che siano ricchi di materiale genetico.




