Torniamo un attimo in Turchia perché gli archeologi, nell’antica città di Smirne, hanno trovato un mosaico con raffigurato il Nodo di Salomone, un simbolo protettivo contro il male e la sfortuna. Ma da cosa si proteggevano i suoi autori? Da un sacco di cose: dal Male, dal malocchio, dalle forze negative…
Il Nodo di Salomone di Smirne

Gli archeologi hanno scoperto il mosaico lungo la strada settentrionale dell’Agorà, durate alcuni scavi condotti per il progetto “Patrimonio per il futuro” del Ministero della Cultura e del Turismo turco.
Il mosaico si trovava su un pavimento riportato da poco alla luce dai ricercatori. Ampio tre per quattro metri, il pavimento è formato da pannelli geometrici dodecagonali, tutti interconnessi fra di loro. Questo stile non era insolito durante il tardo periodo romano.
Nel bel mezzo del mosaico si trova il Nodo di Salomone, formato da anelli intrecciati. Secondo le interpretazioni degli archeologi, questo era un simbolo apotropaico, volto cioè a tenere lontane il male, l’invidia, le forze nocive e il malocchio.

Il pavimento in questione, con annesso mosaico, si trovava in un edificio datato fra il IV e il VI secolo d.C. Purtroppo ancora non si è riuscito a capire se questa fosse una casa privata o uno spazio semi-pubblico.
Il Nodo di Salomone è poi circondato da motivi vegetali, ornamenti geometrici e piccole figure a croce. Ma c’è un ulteriore dettaglio di questa scoperta che suscita stupore. Qualcuno, infatti, riutilizzò questa stanza nel XIX secolo.

Sopra quell’antico pavimento costruirono alcune strutture associate a un ospedale non musulmano e altre residenze. Infatti sono ancora visibili le tracce di intonaco applicato sopra il mosaico.
Questo vuol dir che il mosaico fu riscoperto, apprezzato e poi incorporato in altri edifici successivi. Il che ne prolungò la vita e la visibilità per almeno altri 1.500 anni.




