Una delle divinità più importanti e amate dell’antico Egitto, non facente parte del gruppetto famigliare di Osiride, era di sicuro Hathor. Considerate che la dea vacca (una delle sue forme, infatti, era quella bovina) aveva più templi di qualsiasi altra dea. Ed era anche assai versatile: nel corso del tempo assorbì gli attributi di diverse dee minori, diventando così una dea assai complessa.
Chi era Hathor nella mitologia egizia?

Il nome Hathor significa “Casa di Horus”, il dio del cielo dalla testa di falco. Era la compagna di Horus il Vecchio, antico dio del cielo primordiale, uno dei primi protettori dei faraoni. Fra l’altro questo Horus il Vecchio era un dio diverso dall’Horus dalla testa i falco, figlio di Iside e Osiride. Anche se, innegabilmente, nel corso del tempo le due divinità dal medesimo nome finirono con lo sovrapporsi.
Comunque sia, Hathor fu una delle prime dee collegate alla regina e alla famiglia reale. Non a caso spesso era raffigurata come madre del faraone, mentre lo allattava. A volte Hathor era considerata anche come la consorte del dio del sole Ra. Successivamente divenne la consorte del dio creatore Konshu. Essendo una divinità così importante, con il passare del tempo Hathor subì una sincretizzazione con molte dee minori. In pratica finì con l’assorbire i loro attributi.

Hathor la dea vacca – In origine Hathor era la personificazione della Via Lattea ed era associata al cielo notturno. Per questo motivo era chiamata anche la Casa di Horus e la Signora delle Stelle. Tuttavia Hathor era strettamente associata anche alle mucche.
Questo perché le mucche incarnavano sia l’aspetto celeste che quello materiale della dea. Le sue corna, infatti, racchiudevano le stelle, mentre il latte vaccino era associato alla fertilità. In effetti Hathor era spesso raffigurata sotto forma animale, una mucca per l’appunto. Inoltre a volte era rappresentata con un corpo di donna e una testa di mucca. Più spesso, però, la si vedeva raffigurata come una donna che indossava una corona con corna di mucca che racchiudevano il disco solare.
Hathor, la dea di “tutte cose” – Essendo una divinità poliedrica, dalla lunga storia e che aveva assorbito gli attribuiti di molte altre divinità minori, ecco che spesso era chiamata le Sette Hathor. Ma si ipotizza che Hathor avesse fino a 362 aspetti.
Era la dea della bellezza e dell’amore, ma a differenza di altre divinità con gli stesi attributi, come Afrodite per esempio, non era mai raffigurata come vanitosa o invidiosa. Era anche la dea della fertilità e in quanto tale sovrintendeva al matrimonio e al parto.
Essendo spesso raffigurata come una madre premurosa e generosa, aiutava anche i defunti a trovare la strada per l’aldilà. Era anche collegata al destino e si pensava che conoscesse la durata della vita e il destino di ogni bambino.
I suoi sacerdoti (sia maschi che femmine) fungevano da oracoli ed erano assai ricercati per questioni relative al parto, alla divinazione, all’arte, all’ispirazione artistica e alla protezione del male. Praticamente era un mix fra l’Oracolo di Delfi e le Parche della mitologia greca.
Dea della guarigione (le sue offerte comprendevano anche la mirra), era anche dea della musica. Il suo strumento sacro era il sistro.
Il lato sanguinario di Hathor – Nonostante per la maggior parte del tempo Hathor fosse una dea benevola, Hathor aveva anche un lato violento e sanguinario. Un mito racconta che una volta Ra si adirò con l’umanità, rea di aver ignorato gli dei.
Così inviò Hathor a portare morte e distruzione su quegli ingrati umani. La dea discese dal cielo, distruggendo città e massacrando chiunque incontrasse. In questa smania di devastazione, si trasformò in Sekhmet, la dea dalla testa di leone, divinità assetata di sangue e spietata.
Inizialmente Ra e gli altri dei gioirono del lavoro svolto da Sekhmet/Hathor. Solo che la dea fu un po’ troppo efficiente: se avesse continuato in quel modo, avrebbe decretato la fine dell’umanità. E niente esseri umani voleva dire niente offerte agli dei. Visto che Sekhmet/Hathor non accennava minimamente a fermarsi, ecco che Ra ideò un piano per fermarla.
Fece preparare una pentola di birra particolarmente forte. La tinse poi di rosso, per farla assomigliare al sangue. La dea, assetata di sangue, vide la birra e la bevve. Finì così con l’addormentarsi e quando finalmente si risvegliò non era più la sanguinaria Sekhmet, bensì era tornata a essere Hathor la Benevola.

Hathor, la dea della musica, della danza e della gioia – Un altro mito la collega anche a Osiride, Iside, Seth e Horus. Seth uccise Osiride, il quale divenne il re degli Inferi. La sua consorte, Iside, riuscì a rimaner comunque incinta, dando vita a Horus.
Quest’ultimo sfidò poi Seth per il dominio del mondo. Una versione del mito racconta che tale confronto fu una sorta di competizione fra le due divinità, supervisionata da Ra. Questi finì con lo scoraggiarsi per la situazione, cadendo in depressione. Fu Hathor ad aiutarlo a riprendersi, danzando con lui e scoprendo, forse accidentalmente o forse non accidentalmente, le parti intime. Ra iniziò così a ridere, ritornando di buon umore e tornando così a supervisionare la gara.
Un altro racconto narra che Hathor si trovi a prua della barca solare che ogni notte trasporta Ra. La nave è continuamente attaccata da Apophis, il dio del caos. Ma Hathor, con il suo sguardo vigile, impedisce che la catastrofe distrugga gli dei. Per questo motivo è anche chiamata Occhio di Ra o Occhio di Atum.




