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Accadde oggi: 17 gennaio

Accadde oggi: 17 gennaio

Almanacco del 17 gennaio, anno 1945: mentre proseguono incessanti i combattimenti nella città di Budapest, scompare misteriosamente Raoul Wallenberg, diplomatico e filantropo svedese, attivo in Ungheria come soccorritore degli ebrei perseguitati dalle forze occupanti nazionalsocialiste. La scomparsa darà seguito ad un mistero mai davvero risolto, che nel secondo dopoguerra coinvolgerà Unione Sovietica, i servizi segreti statunitensi e il governo di Stoccolma.

Accadde oggi: 17 gennaio

Arriveremo all’enigma del 17 gennaio 1945, ma prima qualche informazione di carattere biografico, utile a capire che tipo di persona fosse il protagonista del racconto odierno. Raoul Gustav Wallenberg nasce a Lidingö, Svezia, il 4 agosto 1912. Cresce in una famiglia di banchieri molto più che adagiata, e grazie ad una spiccata intelligenza impara in fretta molte lingue, fra cui inglese, francese, tedesco e russo. Consegue la laurea in architettura negli Stati Uniti, dove trascorre parte della prima età adulta. Tornato in Svezia, trova impiego in un’azienda che intrattiene rapporti commerciali con l’Ungheria.

Scoppiata la Seconda guerra mondiale, Wallenberg aumentò la frequenza dei suoi viaggi d’affari nell’Ungheria addentro i ranghi dell’Asse. Non solo, visto che fino al 1942 furono altrettanto numerose le sue “gite di lavoro” nella Germania naz.sta e nella Francia sotto diretta amministrazione militare tedesca. Esperienze che gli torneranno utilissime, poiché lo introdurranno al funzionamento della burocrazia del Terzo Reich.

L’anno della svolta è il 1944. In virtù della sua posizione preminente in Ungheria e dei suoi collegamenti con gli Stati Uniti d’America, la Fondazione statunitense per i rifugiati di guerra (WRB, War Refugee Board), voluta da Roosevelt in persona, lo invita ad operare a Budapest per suo conto. Wallenberg accetta immediatamente. L’incarico gli consente di agire contro la difficile condizione degli ebrei nell’Ungheria occupata dalle forze nazifasc.ste, e di provvedere al loro destino, quando possibile.

17 gennaio mistero scomparsa Wallenberg

Infatti dal marzo del 1944 l’esercito tedesco, sotto la diretta supervisione di Adolf Eichmann, occupa militarmente il territorio ungherese. Occupazione si traduce in deportazione degli ebrei ungheresi. Da soli rappresentano il 5% dell’intera popolazione, essendo oltre 850.000. A luglio del 1944, dopo soli pochi mesi di occupazione, i tedeschi hanno deportato oltre la metà degli ebrei residenti in Ungheria. Dei restanti (circa 200.000) Raoul Wallenberg cerca di badare.

Egli contribuisce a salvare decine di migliaia di loro, grazie ai famosi Schutzpass (anche detti “passaporti Wallenberg“, recanti contrassegni falsi della nazione svedese e della Corona di Svezia), alle case protette, agli interventi diretti sui treni della deportazione e a una rete di assistenza senza precedenti. La sua opera, coordinata con quella di altri diplomatici neutrali come Carl Lutz e Giorgio Perlasca, fa sì che oltre 100.000 ebrei siano ancora vivi alla liberazione di Budapest.

17 gennaio truppe sovietiche liberano Budapest

Appunto, la liberazione di Budapest, o meglio, la battaglia di Budapest, andata in scena tra il 29 ottobre 1944 e il 13 febbraio 1945. L’Armata Rossa e reparti della Wehrmacht – fra cui numerose formazioni delle Waffen-SS – si fronteggiano casa per casa, quartiere per quartiere. Per mesi nella capitale regna il caos, e in quel caos Raoul Wallenberg sparisce dai radar. È il 17 gennaio 1945 quando il diplomatico svedese viene visto per l’ultima volta in compagnia di ufficiali sovietici. Sta andando, secondo alcune testimonianze, a incontrare il comando russo per discutere della ricostruzione e della protezione degli ebrei superstiti. Poi il nulla.

Vero che le truppe sovietiche avanzano come forza di liberazione, come è vero che rappresentano in armi un apparato di sicurezza ossessionato dal sospetto. Wallenberg, che aveva operato grazie ai fondi del War Refugee Board statunitense e mantenuto contatti con diplomatici occidentali, appare agli occhi di Mosca come una figura ambigua. Forse questo spinge i russi ad arrestarlo e a trasferirlo più ad est. Ma sono soltanto supposizioni, visto che le circostanze precise restano tuttora oscure.

Per anni, l’Unione Sovietica nega qualsiasi responsabilità. Solo nel 1957, in piena destalinizzazione, Mosca ammette per la prima volta che Wallenberg è stato detenuto nella prigione della Lubjanka, sostenendo però che sarebbe morto il 17 luglio 1947 per un improvviso attacco cardiaco. La versione si basa su un rapporto firmato dal medico carcerario Aleksandr Smol’janinov. Il documento solleva immediatamente forti dubbi. Non esiste infatti un certificato di morte, non vi è traccia del corpo. Il medico stesso morirà pochi anni dopo, nel 1953, senza possibilità di ulteriori chiarimenti.

17 gennaio Wallenberg al lavoro

Nel corso dei decenni successivi, numerose testimonianze indirette suggeriscono che Wallenberg possa essere sopravvissuto ben oltre il 1947. Ex prigionieri dei gulag affermano di aver incontrato uno “svedese” detenuto in varie carceri sovietiche fino agli anni ’50 e ’60. Queste voci alimentano la speranza della famiglia, in particolare della sorella Nina Lagergren, che per tutta la vita non smetterà di cercare la verità. Tuttavia, nessuna prova documentaria definitiva emergerà mai.

Nel 1989, con l’imminente implosione del sistema sovietico, Mosca compie un passo storico: riconosce ufficialmente l’arresto di Wallenberg come un «tragico errore» e restituisce alla famiglia alcuni suoi effetti personali, tra cui il passaporto, il taccuino e altri oggetti recuperati dagli archivi del KGB. Si ribadisce però la versione della morte nel 1947. L’autorità russa dichiara che le ceneri del corpo cremato si troverebbero in una fossa comune presso il monastero Donskoj di Mosca. Né riscontri archeologici, né fonti documentarie verificabili supportano questa affermazione.

17 gennaio Wallenberg targa commemorativa

Mentre il mistero della scomparsa avvenuta il 17 gennaio 1945 rimane, il mondo va avanti e riconosce a Wallenberg i numerosi meriti per cui è passato alla storia. Yad Vashem lo proclama Giusto tra le Nazioni nel 1963. Nel 2012 Washington gli conferisce la Medaglia d’Oro del Congresso, la più alta onorificenza civile americana. È cittadino onorario di Israele, Stati Uniti, Canada e Ungheria. Nel 2014, il Consiglio d’Europa istituisce il Premio Raoul Wallenberg, destinato a chi si distingue nella difesa dei diritti umani. Targhe commemorative, monumenti e nomi di luoghi continuano a ricordarlo per quello che fu: un eroe.