Almanacco dell’11 gennaio, anno 1879: ha formalmente inizio la guerra anglo-zulu, che si protrarrà per circa sei mesi prima di giungere a conclusione. Il conflitto fra l’Impero britannico e il Regno Zulu, entità sviluppatasi durante tutto il XIX secolo in Africa meridionale come un vero e proprio impero, fu uno dei più brutali e sanguinosi della storia del colonialismo europeo in Africa.

Di buona norma, cerchiamo prima di inquadrare il contesto storico in cui la vicenda dell’11 gennaio 1879, spesso affrontata con ingiustificabile leggerezza, s’inserisce. E partiamo con un assunto: per quanto si cerchi far passare la guerra anglo-zulu come una reazione militare britannica legittimata dall’eccessiva aggressività nativa, in realtà fu l’espletarsi di un preciso calcolo imperialista, per cui nessun agente avrebbe potuto/dovuto ostacolare l’espansione colonialista dei bianchi (boeri e inglesi assieme) in Sudafrica. Se ciò fosse avvenuto – come infatti è avvenuto – allora la potenza bianca avrebbe agito per difendere i propri interessi geopolitici nell’area. Una volta preso per buono questo teorema storico, si può meglio comprendere quanto successo in quel frangente di secondo Ottocento.
Nel corso del XIX secolo, il Regno Zulu, fondato da re Shaka e consolidato dai suoi successori, si era imposto come una delle potenze militari indigene più solide dell’Africa australe. Dopo un periodo di relativa stagnazione – grossomodo dalla fine degli anni ’20 fino agli inizi dei ’70 – il regno conobbe una nuova fase di rafforzamento con l’ascesa di Cetshwayo. Costui divenne formalmente re nel 1873.

Cetshwayo ricostruì l’apparato militare zulu sul modello classico: reggimenti per classi d’età, addestramento rigoroso, disciplina ferrea e un forte legame tra esercito e identità tribale. Alla vigilia della guerra, l’armata zulu poteva contare su circa 40.000 guerrieri (alcune fonti sovrastimano fino a 55.000 effettivi, ma non è un dato accertabile). Al di là dei numeri reali, anche prendendo per buona l’ipotesi minoritaria, si trattava di una forza imponente per gli standard africani dell’epoca.
Parallelamente, l’area era attraversata da frizioni crescenti con i boeri (coagulatisi nella Repubblica del Transvaal) e con l’espansione dell’influenza britannica. Le dispute territoriali fra nativi zulu e discendenti parlanti l’afrikaans offrirono a Londra il pretesto per intervenire. Nel più classico concetto dei due litiganti e il terzo attore che ne approfitta, prendendo tutto. Il vero artefice dello scontro fu però Sir Henry Bartle Frere, Alto Commissario britannico, convinto sostenitore di una federazione sudafricana sotto controllo inglese sul modello canadese. In questo progetto, l’esistenza di uno Stato africano indipendente e militarmente forte come lo Zululand era inaccettabile.
Frere senza autorizzazione diretta del governo di Londra, impose un ultimatum pesantissimo al tramontare del 1878. Il commissario di Sua Maestà chiedeva a Cetshwayo anzitutto di smantellare il proprio sistema militare. Magari si fosse limitato a questo; il diktat prevedeva l’accettazione del totale controllo britannico e la rinuncia de facto alla sovranità. Famosa è la risposta del monarca zulu, che domandò amaramente: «Perché gli uomini bianchi scattano per un nonnulla? Perché il governatore di Natal (con questo nome ci si riferiva all’autorità inglese in loco, n.d.r.) mi parla delle mie leggi? Forse io vado a Natal e gli detto le sue?»

Gli inglesi interpretarono il silenzio del re zulu come un ottimo casus belli e l’11 gennaio 1879 diedero fuoco alle polveri. Prima di affrontare velocemente il corso della guerra anglo-zulu, è utile dire come questa si svolse in due fasi distinte. Una prima, in cui i guerrieri zulu riuscirono a respingere l’invasione bianca. Infine una seconda, dove il rinnovato slancio delle giubbe rosse risultò decisivo e vittorioso.
Ecco appunto, lo svolgimento della guerra sorprese profondamente l’opinione pubblica europea. Il 22 gennaio 1879, a Isandlwana, un esercito zulu annientò una colonna britannica mal schierata, infliggendo una delle più gravi sconfitte mai subite da una potenza del Vecchio Continente contro un nemico non europeo (prima di Adua…). Nello stesso giorno, però, la difesa disperata della missione di Rorke’s Drift offrì agli inglesi un contrappunto “eroico” (benché di eroico non ci fosse un bel niente), subito amplificato dalla stampa.

Dopo lo shock iniziale, la superiorità industriale e logistica britannica si impose. Rinforzi massicci, artiglieria, mitragliatrici Gatling e una strategia più prudente portarono, nel luglio 1879, alla battaglia decisiva di Ulundi, dove l’esercito zulu fu definitivamente sconfitto. Cetshwayo venne catturato e deportato, e il regno smembrato in una serie di entità subordinate, governate da capi rivali sotto supervisione britannica. Divide et impera.
Sfrutto l’inframezzo per snocciolarvi una curiosità. Durante la guerra, ma non esattamente a causa della stessa, trovò la morte Luigi Napoleone, unico figlio di quel Napoleone III imperatore dei francesi fino al 1870. Il principe Napoleone era una testa calda e si arruolò – non senza che l’esercito britannico manifestasse riserve – volontariamente per andare a combattere in Sudafrica.
L’Alto Comando chiese esplicitamente ai superiori di Luigi Napoleone di non farlo partecipare a nessun scontro, e così fu. Il nostro però, in un giorno di grande noia, si cimentò in una battuta di caccia. Peccato che fu lui a finire preda di un gruppo di guerrieri zulu, i quali lo uccisero sul posto assieme ai suoi due cavalleggeri di scorta. La morte del figlio dell’ex imperatore fece parecchio rumore in Europa, facendo traballare addirittura il governo del conservatore Benjamin Disraeli.

Insomma, andando oltre nobili europei con poco sale in zucca, concentriamoci in conclusione sulle conseguenze della guerra scoppiata l’11 gennaio 1879 e conclusasi il 4 luglio del medesimo anno. La nazione zulu perse l’indipendenza, con la successiva e deliberata destabilizzazione dell’assetto politico tradizionale dell’area. Ergo, i bianchi alimentarono le rivalità interne ai potentati locali per delle intuibili logiche di dominio.
Per Londra, la guerra rappresentò una vittoria militare ma anche un imbarazzo politico: alla corte della regina Vittoria così come nelle camere di Westminster qualche esponente di spicco criticò l’eccessiva aggressività di Bartle Frere. Ne fece le spese Disraeli che nel 1880 cadde dopo un solo mandato. Sul piano storico, la guerra anglo-zuli segnò da una parte la definitiva imposizione (economica, amministrativa, industriale-estrattiva) britannica nell’area prima delle guerre anglo-boere, dall’altra, il crollo della convinzione, tanto inglese quanto occidentale, che la superiorità militare dei bianchi bastasse da sola alla predominio in Africa. La determinazione dell’Impero Zulu aveva sfatato l’assunto.




