Una tomba preistorica è saltata fuori sull’Isola di Bute, nel Firth of Clyde, in Scozia. O meglio: è risaltata fuori. Perché in realtà tale tomba era stata documentata per la prima volta nel 1863, solo che poi, per più di un secolo, era scomparsa dai radar archeologici. Dobbiamo dire grazie all’aratro di un contadino se, nel 2022, ci si è ricordati dell’esistenza di questa tomba dell’età del Bronzo.
Cosa sappiamo di questa tomba preistorica scozzese?

La scoperta, o meglio, la riscoperta di questa tomba preistorica è stata del tutto casuale e accidentale. Avvertite le autorità del caso, ecco che a prendersi carico del sito sono stati gli esperti dell’AOC Archaelogy Group. Sono stati proprio gli archeologi di questo gruppo a effettuare i primi, veri scavi mai fatti finora sulla tomba.
Il dottor Matthew Knight, curatore senior della sezione preistoria e delle collezioni dell’età del Bronzo presso l’NMS e ricercatore principale del progetto SAHRC, ha spiegato che la tomba si trova nel sito chiamato Rhubodach, sull’isola di Bute, in Scozia. Ed ha ammesso che era una tomba che, per qualche motivo, caduta nel dimenticatoio.

Oltre agli scavi, gli archeologi hanno proceduto ad effettuare diverse analisi scientifiche. Sono così riusciti a datare la sepoltura a circa il 2250 a.C., in pratica all’inizio dell’età del bronzo in Scozia.
Nella sepoltura erano presenti i resti di due persone. Uno scheletro, alto 1,68 centimetri, era quello di un uomo adulto di età compresa fra i 35 e i 50 anni. Presentava pochi segni di malattia o stress fisico.
Sotto di lui c’erano i resti di una donna molto più giovane, un’adolescente o una giovane adulta. E questi secondo resti appartenevano a una sepoltura precedente rispetto a quella dell’uomo.

I risultati della datazione al radiocarbonio hanno suggerito che entrambe le sepolture siano avvenute in un lasso di tempo breve. Ma è curioso l’uso sequenziale e praticamente riciclato della tomba. Chissà se i due erano parenti? E quali erano le usanze funerarie della comunità dell’età del Bronzo a Bute?
Comunque sia, i test sono andati avanti e gli esami isotopici hanno permesso di scoprire che entrambi i soggetti si cibavano quasi esclusivamente di alimenti provenienti dalla terraferma. Il che è strano, visto che si era ipotizzato che le popolazioni di questa isola dipendessero in larga parte dalle risorse marine. Al momento i resti si trovano presso il National Museums Scotland, dove proseguono le analisi.




