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Sapete perché si dice "non capirci una mazza"? C'entra il terremoto di Messina...

Sapete perché si dice “non capirci una mazza”? C’entra il terremoto di Messina…

Il 28 dicembre del 1908 un terremoto di magnitudo 7.1 colpì il meridione d’Italia, devastando le città di Messina e Reggio Calabria. L’evento è tra i più tragici del XX secolo. Esso è ricordato per essere la più grave catastrofe naturale, per vittime umane, d’Europa da che si raccolgono dati in tal senso. Il governo italiano fu chiamato ad intervenire prontamente, ma il dispositivo emergenziale attivato si rese tutto fuorché efficiente. A riprova del vero, i giornali dell’epoca coniarono un detto per indicare l’incapacità di fare qualunque cosa in un momento di così grande sciagura: “non capirci una mazza“.

Sapete perché si dice "non capirci una mazza"? C'entra il terremoto di Messina...

La “mazza”, in questo modo di dire, non indica il bastone, come verrebbe da credere preventivamente. Affatto, il termine fa riferimento al generale Francesco Mazza, militare di carriera che il re in persona, in data 2 gennaio 1909, nominò Regio Commissario straordinario della città di Messina. Avrebbe commesso più danni che altro, ma prima un passo indietro.

Re Vittorio Emanuele III raggiunse la Sicilia nelle prime ore del 30 dicembre. Secondo una buona parte degli storici, quello fu il primo momento di contatto umano fra l’esponente della dinastia sabauda e il Mezzogiorno. Benché prima di allora ci furono visite ufficiali nel Sud (a Napoli come nella stessa Sicilia), non era mai capitato che il sovrano affiancasse i suoi sudditi nei lavori di scavo (pur non sporcandosi le mani, ma pronunciando elogi a destra e manca…).

non capirci una mazza soccorritori russi

Il primo provvedimento che il monarca di Casa Savoia prese, fu quello di destituire il sindaco messinese Gaetano D’Arrigo Ramondini. Il primo cittadino era colpevole, agli occhi del re, di essere scappato via dalla città terremotata invece di dare l’esempio e mettersi al lavoro come tutti gli altri. Su questo non ci piove. Ma il vero motivo alla base della destituzione risiedeva nelle critiche mosse dal sindaco di Messina contro le autorità del regno. Infatti i primi soccorsi a giungere in Sicilia non furono italiani, bensì russi e inglesi. Una squadra navale zarista operava in rada sin dalla mattina del 29 dicembre – l’ammiraglio Ponomarëv si assunse addirittura incarichi di ordine pubblico – mentre gli inglesi li seguirono a ruota, attraccando con sei navi da guerra nel porto verso il pomeriggio.

non capirci una mazza Francesco Mazza generale

Una volta fatto fuori D’Arrigo, re Vittorio Emanuele III proclamò lo Stato d’assedio e diede i pieni poteri al generale Francesco Mazza. Egli li espletò per circa un mese, prima di essere sostituito da un’amministrazione commissariale civile. Sono le cronache di quel primo Novecento a testimoniare l’inadeguatezza del plenipotenziario Mazza e, in un secondo momento, a legittimare il detto “non capirci una mazza”.

Il generale impartiva ordini da una nave ormeggiata nel porto di Messina, senza quasi mai mettere il naso fuori da quel luogo. Malelingue (a questo punto anche vagamente credibili) sostengono che la nave del generale altro non fosse che un bordello galleggiante.

non capirci una mazza giornale

Invece di pensare ai vivi rimasti sotto le macerie, il generale Mazza ordinò ai suoi uomini di cercare e recuperare ogni bene di valore tra le rovine delle banche cittadine. In un secondo momento, propose il bombardamento di edifici pericolanti. Peccato che sotto quelle strutture ci fossero altri feriti, in attesa di essere tirati fuori. Inoltre è documentato come tanti militari del Regio Esercito e della Regia Marina si macchiarono di orrendi e deplorevoli crimini durante le operazioni di salvataggio. Si accumularono casi di esecuzioni sommarie. Queste colpirono per lo più civili alla ricerca dei propri cari scambiati per sciacalli.

non capirci una mazza città di Messina distrutta

Un esempio arcinoto – perché riportato per iscritto dal senatore Giovanni Alfredo Cesareo e a suo modo emblematico dell’inadeguatezza dei soccorsi italiani – riguardò un quindicenne, il quale fu accusato dai militari di sciacallaggio e per questo fucilato. Stava cercando madre e padre sotto le macerie della casa.

Dopo un mese trascorso all’insegna dello sbando, una commissione civile sostituì il Regio Commissario straordinario della città di Messina Francesco Mazza. Non passò molto tempo che il detto “non capirci una mazza” prese a circolare, radicandosi nel linguaggio comune.