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Accadde oggi: 3 gennaio

Accadde oggi: 3 gennaio

Almanacco del 3 gennaio, anno 1117: in questa data si verifica il più forte evento sismico dell’area padana di cui si abbia notizia, il cosiddetto terremoto di Verona. L’episodio del 3 gennaio 1117 è straordinariamente documentato per l’epoca in cui cade, grazie a documenti di varia natura – ma prevalentemente di origine ecclesiastica e monasteriale – ed epigrafi. Una piccola chicca introduttiva ci rivela come questo sia il più antico terremoto di cui si sia riusciti a stabilire con rigore analitico epicentro e magnitudo.

Accadde oggi: 3 gennaio

Il sisma si verificò il 3 gennaio 1117, in un’epoca in cui gran parte della Pianura Padana era ancora caratterizzata da zone paludose, boschi e insediamenti sparsi. Le cronache attestano che il terremoto fu avvertito in un’area amplissima, dalla Slovenia alla Francia, dal centro Italia fino alla Germania meridionale. Già l’estensione del fenomeno rende immediatamente l’idea della sua potenza.

Le ricostruzioni moderne, basate sull’analisi incrociata delle fonti storiche e sull’applicazione delle odierne metodologie sismologiche, indicano per il sisma principale un’intensità pari al IX grado della scala Mercalli nelle aree epicentrali e una magnitudo momento stimata di 6.8, valore eccezionale per la pianura padana.

3 gennaio epicentro mappa

L’epicentro principale è stato individuato nella campagna veronese (più o meno tra Zevio e Belfiore) ma diversi studiosi ipotizzano l’esistenza di due epicentri distinti, uno nel veronese e l’altro nel cremonese. Quest’ultimo sarebbe stato responsabile dei gravissimi danni subiti da Cremona e da numerosi centri dell’Emilia, incluso il crollo della cattedrale di Cremona, allora in costruzione.

Al sisma principale seguirono forti repliche per tutto il 1117 (addirittura fino a dicembre). Lo sciame sismico contribuì a peggiorare ulteriormente la situazione economica e sociale delle città colpite. Perché al peggio non c’è mai fine.

3 gennaio Verona distrutta

A proposito, cerchiamo di capire l’entità delle conseguenze, devastanti non solo a prima vista. La città di Verona, come i territori limitrofi, vide crollare chiese, torri, mura e abitazioni. In molte città dell’Italia settentrionale la distruzione fu tale da cancellare quasi completamente le testimonianze altomedievali.

Il vuoto architettonico favorì una massiccia ricostruzione in stile romanico, che proprio a seguito del terremoto del 1117 si diffuse in modo capillare nel nord della penisola. Ma è sul piano umano che la tragedia fu ben più orribile. Sia chiaro, non si dispone di conteggi esatti, ma qualche stima è tuttavia verificabile: nelle zone epicentrali si toccarono probabilmente i 30.000 morti. Un numero fuori scala se rapportato alla densità abitativa dell’epoca.

Particolarmente affascinanti sono le descrizioni dei fenomeni naturali associati al terremoto, che colpirono profondamente l’immaginario medievale. Negli Annales Sancti Disibodi si parla del fiume Po che si sollevò “a forma di arco”. Un’immagine probabilmente legata a onde sismiche superficiali o a improvvisi movimenti del letto fluviale. Gli Annales Hildesheimenses ricordano invece l’ostruzione del fiume Adige, causata da frane in Val Lagarina, che ne bloccarono il corso per diversi giorni.

3 gennaio 1117 terremoto Padania

L’area ci mise parecchio a riprendersi, conservando a lungo le cicatrici del terremoto. Ottone di Frisinga, vescovo e storico del XII secolo, transitò nell’area padana tra il 1141 e il 1146. Osservò segni evidenti dei danni prodotti dal sisma. Egli, esattamente come le cronache del tempo, menziona la presenza di spaccature del terreno, talvolta accompagnate dalla fuoriuscita di acque sulfuree. Parla poi dello sradicamento di alberi o dell’intorbidamento delle sorgenti.

Il terremoto ebbe effetti di lungo periodo anche sull’assetto politico. A Verona, la grave crisi economica e sociale che seguì al sisma favorì l’ascesa di una nuova classe dirigente cittadina, capace di approfittare dell’indebolimento dei poteri tradizionali. Nel giro di pochi decenni si affermò una forma di autogoverno comunale, facendo di Verona uno dei primi liberi comuni italiani. Se dimentichiamo per un secondo l’immane dramma materiale e umano che il terremoto effettivamente fu, allora lo si può inquadrare in un senso timidamente positivo. Ma questa, d’altronde, è la base di qualunque transizione storica.