I viaggi in mare un tempo avevano un grosso nemico. No, non le tempeste, la bonaccia, i presunti mostri marini e gli abbordaggi dei pirati. Infatti ciò che i marinai temevano tantissimo era lo scorbuto. Più che il fuoco dei nemici, fu lo scorbuto a decimare gli equipaggi. Questo almeno fino a quando qualcuno non trovò la cura: da quel momento in poi, infatti, i viaggi in mare cambiarono per sempre.
La scoperta della cura per lo scorbuto

Al giorno d’oggi sappiamo che la causa dello scorbuto è una carenza grave di vitamina C. Questa carenza provocava sintomi come sanguinamento dalle gengive, dolori articolari, affaticamento e morte. Ma perché i marinai erano particolarmente vittime dello scorbuto?
I viaggi in mare potevano durare mesi o anni. E questo indipendentemente che fossero viaggi commerciali, militari o per il trasporto di passeggeri. Visto che frutta e verdura si deterioravano in fretta, la dieta base degli equipaggi era costituita da carne salata, gallette e legumi secchi. E nessuno di questi alimenti è una fonte di vitamina C.
Così, dopo circa 8-12 settimane in mare, ecco che i marinai cominciavano a manifestare i sintomi dello scorbuto. Il che causava un alto tasso di mortalità. Per esempio, Vasco da Gama perse più di metà equipaggio a causa dello scorbuto durante un viaggio in India.
Tutto questo andò avanti fino al 1747, quando James Lind, chirurgo navale scozzese di stanza presso la HMS Salisbury, non decise di prendere in mano la situazione. Organizzò così uno studio clinico. Prese 12 marinai affetti di scorbuto e li suddivise in sei gruppi.

Poi diete a ciascuno di loro un diverso integratore alimentare. Poté così constatare che i due che mangiarono limoni e arance migliorarono rapidamente nel giro di pochi giorni. Invece, gli altri che non avevano mangiato agrumi, continuarono a manifestare i sintomi della malattia.
Lind pubblicò le sue scoperte nel 1753 in “A Treatise of the Scurvy”, ma inizialmente le sue raccomandazioni furono bellamente ignorate. La Royal Navy si dimostrò scettica, un po’ a causa di alcuni problemi logistici, un po’ a causa del fatto che circolavano idee sbagliate sulla malattia. In effetti, lo stesso Lind non aveva ben compreso l’importanza del succo di agrumi, minimizzandola nelle sue conclusioni. Solamente negli anni Novanta del Settecento si decise di adottare la cura su larga scala.
E questo avvenne per merito di Sir Gilbert Blane, un medico che lavorava presso il Consiglio dell’Ammiragliato. Blane credeva fermamente nel lavoro di Lind e iniziò una sua campagna personale per introdurre razioni giornaliere di succo di limone nei pasti dei marinai. Finalmente nel 1795 la Marina britannica acconsentì a distribuire succo di limone durante i lunghi viaggi. E praticamente lo scorbuto scomparve nel nulla.

Questo ebbe una profonda influenza sui viaggi in mare. I marinai ora potevano affrontare viaggi lunghi senza ammalarsi (di scorbuto, almeno), il che riduceva il numero delle vittime e anche degli ammutinamenti. La potenza marittima britannica beneficò di tutto questo, permettendo alla Gran Bretagna di mantenere salde le rotte commerciali. Senza dover affrontare continue crisi mediche a bordo, le navi potevano spingersi sempre più lontano, mappare territori inesplorati e tornare a casa con equipaggi intatti. Il che garantì ulteriormente il successo coloniale inglese.
Ovviamente il succo di limone non era sostenibile economicamente sul lungo periodo. Per questo motivo lo sostituirono con il più economico, ma altrettanto efficace (anche se il lime contiene meno vitamina C rispetto ai limoni), succo di lime proveniente dalle colonie britanniche. Proprio da qui derivò, fra l’altro, il soprannome “limey” per i marinai.




