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Augusto e la creazione dei Vigiles, i vigili del fuoco dell’antica Roma

L’antica Roma aveva un grosso problema: gli incendi. Fuochi per scaldarsi e per cucinare erano presenti un po’ ovunque. Ma spesso quei fuochi andavano fuori controllo, anche in virtù di tutti i materiali infiammabili presenti. Per questo motivo ad un certo punto Augusto decise di prendere in mano la situazione e creare il corpo dei Vigiles, i vigili del fuoco dell’antica Roma. Anche se, prima di lui, qualcun altro ci aveva provato.

La storia dei Vigiles, i vigili del fuoco dell’antica Roma

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Crediti foto: @Carl Theodor von Piloty (1826-1886), CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

L’incendio più famoso della storia di Roma rimane senza ombra di dubbio quello del 64 d.C. Il rogo distrusse tantissimi quartieri e causò parecchie vittime. Fra l’altro la colpa dell’incendio fu attribuita all’imperatore Nerone, anche se la storia è alquanto controversa su chi ne fosse il responsabile. Certo non aiutò la sua causa il fatto che Nerone sfruttò poi alcune delle zone distrutte dall’incendio per costruirsi la sua Domus Aurea, ma questa è un’altra storia.

Ma questo non fu certo l’unico incendio a scoppiare a Roma. Fra l’altro in maniera super partes: i roghi scoppiavano sia in epoca repubblicana che imperiale. Per esempio, ce ne fu uno terribile anche nell’80 d.C., sotto l’imperatore Tito. Curiosamente, però, nonostante anche questo incendio distrusse parecchi edifici importanti, questa volta i Romani non incolparono l’imperatore in carica, sostenendo che la tragedia dipendesse dagli dei. Che ci vuoi fare, Nerone? Tito probabilmente stava più simpatico ai Romani.

Incendi comunque scoppiavano con un’allarmante frequenza. Ma gli Edili che facevano in tutto ciò? Beh, questi funzionari non riuscirono a creare un sistema idoneo a contrastare questi incendi. E questo nonostante Roma vantasse un corpo di specialisti negli incendi, i Vigiles.

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Crediti foto: @M. de Lipman., Public domain, via Wikimedia Commons

La storia ci racconta che a creare i primi Vigiles della storia romana fu niente meno che Marco Licinio Crasso. Questo generale e politico era, a tutti gli effetti, l’uomo più ricco di Roma. Solo che tutti questi incendi ledevano i suoi affari.

Per questo motivo decise di creare un corpo privato di Vigiles per spegnere i roghi che continuavano a distruggere la città. Questi primi Vigiles erano formati da cinquecento uomini. Costoro erano pronti ad accorrere sul posto del rogo, ma non prima che Crasso potesse acquistare l’edificio in fiamme dal proprietario. In tal modo Crasso poteva acquistare stabili e terreni a prezzi bassissimi.

E ben presto iniziò a circolare una voce secondo la quale era lo stesso Crasso a provocare gli incendi, in modo da arricchirsi ulteriormente. Questi triumviri nocturni, oltre a spegnere gli incendi, si occupavano anche del pattugliamento notturno delle strade. Ma Crasso non fu l’unico a pensare di creare un corpo di vigili del fuoco.

Infatti nel I secolo a.C., pure il senatore Marco Egnazio Rufo diede vita a un corpo di vigili del fuoco. Tuttavia lui sfruttò i suoi schiavi come Vigiles, facendoli scendere in campo per aiutare i Romani quando un incendio o qualche calamità similare minacciava Roma. In effetti ai Romani tutto ciò piacque parecchio, tanto che Rufo divenne pretore.

Tuttavia, per avere un corpo di vigili del fuoco organizzato, Roma dovette aspettare il 6 d.C. Anche in quell’anno, infatti, a Roma si scatenò un gravissimo incendio. Così Augusto decise di creare un servizio di pompieri debitamente organizzato.

Augusto in pratica riunì una brigata di più di 3mila uomini, mettendola sotto il comando di un militare. Poi organizzò tale brigata in senso militare. I Vigiles erano infatti suddivisi in sette coorti,suddivise in sette centurie, ciascuna delle quali aveva un centinaio uomini, soprattutto liberti (quindi ex schiavi liberati). Le coorti erano comandate da sette tribuni e ciascuna di esse doveva supervisionare una specifica zona della città. Tuttavia i numeri cambiarono un po’ nel corso della storia.

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Crediti foto: @Internet Archive Book Images, via Wikimedia Commons

Successivamente le varie corporazioni di Roma iniziarono a supervisionare il lavoro di queste brigate, creando accordi per aiutarsi in caso di calamità. I vari membri delle coorti erano poi specializzati in diversi ruoli. C’erano gli aquarii che dovevano mettere in azione le pompe dell’acqua (collegate alle numerose fontane di cui Roma era dotata), mentre i siphonarii dovevano usare l’aceto per bagnare le coperte che poi utilizzavano per soffocare le fiamme.

C’erano i centones, i quali dovevano illuminare l’area interessata dall’incendio per agevolare gli altri. Ma c’erano anche i balneari, gli addetti ai bagni pubblici, gli horreari che controllavano i magazzini e i carcerarii che controllavano le prigioni. Il corpo dei Vigiles voluto da Augusto era anche attrezzato di tutto punto. Avevano scale, ganci, asce, coperte, stuoie, spugne, scope e secchi.

I Vigiles coordinavano anche i residenti che accorrevano a dare una mano, facendo poi evacuare quelli degli edifici vicini. Il rischio crolli era assai frequente. Questi Vigiles avevano anche un motto, riportato su tutte le caserme: “Ubi dolor ibi vigiles”, cioè “Dove c’è dolore, là ci sono i Vigili”. Dal 22 d.C., poi, tali caserme erano comandate dal Praefectus vigilum.

I poteri attribuiti ai Vigiles, poi, aumentarono sotto l’imperatore Traiano. I Vigiles, infatti, avevano anche una figura che aveva il compito di denunciare le persone sospettate di aver provocato un incendio.

Sotto Settimio Severo, infine, i Vigiles furono integrati nell’esercito, concedendo ad alcuni suoi membri l’esenzione dal pagamento delle tasse come ringraziamento per aver salvato la vita dei Romani e la città mettendo a rischio la propria.