Questa volta dobbiamo spostarci in Kazakistan perché qui un team archeologico internazionale ha riportato alla luce Semiyarka, nota anche come la “Città dei Sette Burroni”. Risalente a circa il 1600 a.C., si tratta di un vasto insediamento di 140 ettari nel Kazakistan nord-orientale che vanta un livello di sofisticatezza cittadina in precedenza ritenuto improbabile, se non impossibile, per le popolazioni itineranti della steppa.
La perduta Città dei Sette Burroni

La Città dei Sette Burroni (cittadina in cui il buon Pegasus si troverebbe perfettamente a suo agio, ma non divaghiamo) si trovava vicino al fiume Irtysh, nel distretto di Beskaragay, nell’Oblast di Abai. Semiyarka era collocata in una posizione dominante su un promontorio che controllava sette valli. Proprio da qui derivava il suo nome.
A dire il vero l’insediamento fu identificato per la prima volta negli anni 2000, ma le prime indagini avevano sottostimato l’importanza della sua scoperta e delle sue dimensioni. Ma una recente indagine, corredata di scavi, ha permesso di scoprire la vera estensione della città.
A differenza degli accampamenti dei nomadi e dei piccoli villaggi dell’epoca, Semiyarka era una città attentamente pianificata. Erano presenti terrapieni rettilinei che racchiudevano complessi residenziali ben strutturati, disposti su due file.

Tali terrapieni si elevavano di circa 1 metro sopra il livello del suolo e si estendevano per più di 1 chilometro. Considerate che tali strutture erano così imponenti che erano chiaramente ben visibili già nelle immagini satellitari scattate negli anni Settanta.
Al centro di questa comunità c’era poi una grande struttura orientata da est a ovest. Secondo i ricercatori, tale edificio poteva avere funzioni rituali o amministrative. Un’altra scoperta importante è quella relativa alla produzione metallurgica della città, assai sofisticata.
La città di Semiyarka era particolarmente abile nella lavorazione del bronzo e dello stagno. Ma non solo: gli scavi hanno permesso di recuperare anche malachite e azzurrite, minerali a base di rame, crogioli, scorie di produzione e manufatti metallici finiti.

Le analisi dei campioni prelevati hanno confermato che gli artigiani si Semiyarka producevano bronzo partendo da rame e stagno tramite tecniche di co-fusione e cementazione. Questo era anche facilitato dal fatto che la città era posizionata strategicamente vicino ai principali giacimenti di rame e stagno dei Monti Altai.
I ricercatori hanno poi analizzato frammenti di ceramica che dimostrano come la città avesse connessioni culturali e commerciali con altre popolazioni e città della zona. Inoltre la maggior parte delle ceramiche esaminate appartengono alla tradizione culturale Alekseevka-Sargary, diffusasi nella steppa eurasiatica orientale fra il 1500 e il 1100 a.C.
Mancano invece ceramiche della cultura Begazy-Dandybaev, il che vuol dire che probabilmente Semiyarka fu fondata prima dell’emergere di questa cultura. Il che colloca la sua origine durante il XVI secolo a.C.




