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omicidio reale

Risolto un omicidio “illustre” di 700 anni fa

Un altro “cold case” risolto grazie al DNA. Questa volta gli archeologi, analizzando il DNA antico e sfruttando tecniche forensi all’avanguardia, sono riusciti a risolvere un omicidio reale risalente a 700 anni fa. Chi uccise il duca Béla di Macso? Quali furono i retroscena di uno dei misteri archeologici più intriganti dell’Europa medievale?

L’omicidio reale del duca Béla: l’assassino è…

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Crediti foto: @Smithsonian Magazine

… troppo presto, non si svela così il nome di un assassino. Prima bisogna fornire una panoramica di quanto accaduto e solo a fine puntata si scopre chi è l’omicida. La vittima in questione fu il duca Béla di Macso, appartenente alle illustri dinastie Arpad e Rurik. Secondo quanto rivelato da un comunicato stampa ufficiale, gli assassini uccisero il duca durante un attacco coordinato, lasciando sul suo corpo i segni di ben 26 ferite distinte.

Le sue ossa riposarono poi fino al 1915 in un monastero domenicano sull’Isola Margherita a Budapest. Questo perché nel 1915 gli archeologi le dissotterrarono per la prima volta. I ricercatori ipotizzarono subito che i resti potessero appartenere a qualcuno di alto rango.

Analizzando il contesto della sepoltura e indagando fra i documenti storici, tutto portava a pensare che quei resti appartenessero al duca Béla. Ma non c’erano prove certe, quindi la sua vera identità rimase una pura speculazione per più di cento anni. Fino ad ora, praticamente, quando una combinazione di test genetici, analisti isotopiche e una dettagliata ricostruzione forense ne hanno confermato l’identità.

Ma perché gli archeologi pensarono subito al duca Béla? In primis perché il luogo di sepoltura (più precisamente, la sacrestia), il fatto che i resti appartenessero a un giovane e le tracce di gravi traumi sulle ossa erano compatibili con quanto raccontato dalle cronache austriache del XIII secolo.

Le cronache, infatti, narrano che il duca Béla fu brutalmente assassinato nel novembre del 1272 da Henrik “Koszegi” della famiglia Heder e dai suoi sodali. Il tutto avvenne a causa di una lotta di potere all’interno della famiglia reale ungherese.

L’esame antropologico condotto originariamente da Lajos Bartucz presso l’Istituto di Antropologia rivelò alcuni dettagli crudi in merito alla morte del duca. Bartuzc documentò la presenza di 23 tagli di spada sullo scheletro, con anche molteplici ferite mortali al cranio. La conclusione poteva essere una sola: il giovane duca era stato attaccato da diversi aggressori contemporaneamente. Anzi: avevano continuato a colpirlo anche mentre giaceva a terra.

Bartucz rivelò pubblicamente i risultati nel 1936, pubblicando una foto del cranio nel 1938. Solo che poi i documenti e i riferimenti ai resti scomparvero nel nulla. Inoltre si pensava che le ossa del duca fossero andate perdute durante il caos connesso alla Seconda Guerra Mondiale.

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Crediti foto: @Petr Šmerk

Tutto cadde nell’oblio fino al 2018 quando, all’interno di una scatola di legno conservata in mezzo a decine di migliaia di contenitori uguali nella Collezione di Antropologia del Museo Ungherese di Storia Naturale, non ritrovarono queste ossa. O meglio: tutte le ossa tranne il cranio. Questo perché il cranio per tutto il tempo si era trovato nella Collezione Aurél Török dell’Università Eötvös Loránd.

Questa scoperta scatenò di nuovo la curiosità dei ricercatori, i quali sfruttarono tutte le nuove tecniche scientifiche per svelare i dettagli in merito a quell’omicidio reale. Il test genetico del DNA non ha lasciato adito a dubbi: quelle ossa appartenevano al duca Béla di Macso, pronipote di re Bela II. Questo dato è importante anche per un altro motivo: oltre a Béla III, Béla di Macso è l’unico membro confermato della Casa di Arpad di cui si sia conservato uno scheletro quasi completo.

L’analisi del DNA ha poi rivelato altri dettagli interessanti. Il duca, infatti, possedeva quasi metà di una componente genetica scandinava, una notevole ascendenza dal Mediterraneo orientale e una minor componente genetica proveniente dall’Europea centrale dell’alto Medioevo.

Il contributo scandinavo supporta la sua discendenza dalla dinastia dei Rurik, stirpe norrena da cui discesero diversi Granduchi di Kiev sin dal IX secolo, tramite la linea paterna. La componente del Mediterraneo orientale, invece, deriva probabilmente dalla bisnonna materna, Maria Laskarina, membro della famiglia imperiale bizantina e moglie di Béla IV.

Anche il cromosoma Y ha confermato la linea paterna dei Rurik, la quale è storicamente documentata.

Ma le analisi sono andate oltre. Hanno confermato che il duca aveva poco più di 20 anni al momento della morte. Sappiamo anche qualcosa di più sulla sua dieta: mangiava elevate quantità di proteine animali, fra cui pesce e molluschi. Dal tartaro sui denti, poi, è emerso che mangiava anche grano e orzo sottoposti a processi di macinazione, cottura e panificazione.

L’analisi degli isotopi di stronzio hanno anche rivelato che il duca non era cresciuto nello stesso luogo in cui lo seppellirono. Durante la prima infanzia visse nella zona di Vukovar e Sirmia (oggi parte della Croazia e della Serbia), mentre in seguito si trasferì vicino alla moderna Budapest.

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Crediti foto: @Gyula Skultéty/ Università Eötvös Loránd

L’analisi antropologica forense ha invece fornito dati sul suo brutale assassinio. Gli esperti hanno documentato 26 ferite perimortem inflitte durante un singolo attacco violento, con nove ferite inferte al cranio e diciassette sul resto del corpo.

La tipologia delle ferite suggerisce che gli aggressori furono almeno tre: uno lo affrontò frontalmente, mentre gli altri due colpirono ai lati. Le ferite indicano anche che Béla riconobbe l’attacco, tentando di difendersi. Sono presenti, infatti, ferite da difesa, ricevute mentre cercava di parare i colpi.

Durante l’attacco gli aggressori utilizzarono due tipologie di armi, forse una sciabola e una spada lunga. La profondità delle ferite indica che il duca non indossava l’armatura quando lo uccisero.

Nel tentativo di proteggersi, riportò gravi ferite da difesa a braccia e mani. I colpi al fianco, però, lo resero incapace di reagire. Una volta caduto a terra, gli aggressori sferrarono colpi mortali alla testa e al volto.

Il numero e il tipo di ferite indicano che gli assassini erano in preda a una rabbia e a un odio feroce quando lo uccisero. Tuttavia la natura coordinata dell’attacco, con i tre uomini che colpirono simultaneamente da angolazioni diverse, suggeriscono che pianificarono e premeditarono attentamente l’omicidio.

Le cronache del XIII secolo rivelano che il duca Béla fu attirato in quella che pensava sarebbe stata una riunione del consiglio, salvo poi trovarsi vittima di un assassinio orchestrato dai signori pro-Ladislao guidati da Henrik “Koszegi”.

Le storie dell’epoca raccontano anche che il suo corpo mutilato fu poi recuperato dalla sorella Margit e dalla nipote Erzsebet. Furono loro ad assicurarsi che il duca potesse avere una degna sepoltura nel monastero domenicano.