Dico Thomas Edison, e lo associate alla lampadina. Se pronuncio il nome di Alexander Graham Bell, il collegamento che più viene spontaneo è quello col telefono. E che dire di Alessandro Volta, per cui il nostro pensiero va subito alla pila elettrica. Nella sua versione più epigrafica e nota, la storia delle invenzioni è fatta di nomi famosi e semplificazioni apparentemente necessarie. Ma già da un bel po’ di tempo, la ricerca storica ed epistemologica si fa in quattro per dimostrare come queste semplificazioni siano dannose, poiché causa diretta di equivoci e convinzioni errate. Insomma, attraverso suddette ricerche, sto tentando di dirvi che le intuizioni scientifiche e i progressi tecnologici sono il frutto di un processo collettivo, cumulativo e, in qualche caso, combinato. Più di quanto non si creda. Ecco perché sarebbe più corretto parlare di scoperte simultanee.

Prendo in prestito le parole di Robert K. Merton, sociologo statunitense che per descrivere l’ipotesi delle scoperte multiple indipendenti ha detto: «è plausibile che le scoperte diventino praticamente inevitabili quando tipi di conoscenze e strumenti indispensabili si accumulano nel bagaglio culturale delle persone». L’idea di un inventore geniale e solitario è per lo più fuorviante. Scoperte e invenzioni raramente sono il prodotto di una singola mente. E il fatto che questa branca della storia si regga sulla pluralità e non sulla singolarità è dimostrato dalla notevole frequenza delle scoperte simultanee. Qui di seguito ne elencherò 5 casi, fra i più celebri.
1 – La lampadina. Nessuna invenzione ha assunto una forza simbolica pari a quella della lampadina a incandescenza, divenuta nel tempo l’emblema stesso dell’idea e dell’ingegno umano. Questa associazione è dovuta in larga parte a Thomas Edison, che dal 1879 riuscì a trasformare un principio già noto in un prodotto industriale affidabile e commercialmente sostenibile, riducendone i costi e aumentando la durata dei materiali.

Edison non fu però l’inventore della lampadina. Il principio dell’incandescenza elettrica era stato dimostrato già nel 1802 dal chimico inglese Humphry Davy, che ottenne luce facendo passare corrente elettrica in una striscia di platino. Quella luce era debole e instabile, ma aprì la strada a una lunga serie di sperimentazioni successive. Ad esempio quelle dell’italiano Alessandro Cruto, autore di una lampada a filamento particolarmente efficiente, rimasta però priva di tutela internazionale per mancanza di capitali.
La maturazione tecnologica del secondo Ottocento portò così a una classica “scoperta multipla indipendente”. Nel 1879 Edison negli Stati Uniti e Joseph Wilson Swan nel Regno Unito arrivarono quasi contemporaneamente a soluzioni simili, senza collaborare tra loro. Ne seguirono conflitti brevettuali, risolti in Gran Bretagna con la fondazione della società Ediswan, mentre negli Stati Uniti Edison dovette difendersi dalle rivendicazioni di William Sawyer e Albon Man.
2 – Il telegrafo. L’invenzione del telegrafo è tradizionalmente associata al nome di Samuel Morse, che nel 1837 brevettò negli USA un sistema elettromagnetico basato su un filo conduttore e su un codice di segnali semplici, destinato a diventare celebre come codice Morse. Questo successo, tuttavia, tende a oscurare il fatto che Morse non operò in un vuoto scientifico. Negli stessi anni, in Europa, il telegrafo elettrico era oggetto di intense ricerche indipendenti. In Inghilterra William Fothergill Cooke e Charles Wheatstone svilupparono un apparato che utilizzava più fili e aghi indicatori. Mentre Edward Davy sperimentava sistemi alternativi. In area tedesca, Carl August von Steinheil giunse a soluzioni tecniche analoghe.

Anche sul piano giuridico si riconobbe questa natura di scoperta multipla. In una sentenza del 1853, relativa a una controversia tra Morse e l’imprenditore Henry O’Reilly, la Corte Suprema statunitense affermò che le invenzioni del telegrafo erano state «talmente simultanee o quasi» da escludere qualsiasi plagio reciproco. Il vero contributo distintivo di Morse stette nella capacità di renderlo operativo su lunghe distanze.
3 – Il telefono. Alexander Graham Bell è ricordato come uno degli inventori statunitensi più celebri dell’Ottocento, ma la sua notorietà è legata soprattutto al brevetto del telefono, depositato nel 1876. Anche in questo caso, però, l’immagine dell’inventore solitario non regge a un’analisi storica più attenta. Il problema che Bell affrontò era una diretta conseguenza del successo della telegrafia ed era già ampiamente discusso negli ambienti scientifici europei e americani. Negli anni ’60 del XIX secolo il tedesco Philipp Reis aveva realizzato un apparecchio capace di trasmettere suoni, pur senza raggiungere un livello di affidabilità tale da consentirne un impiego pratico stabile.

L’italiano Antonio Meucci compì un passo ulteriore. Nel 1871 depositò a New York un brevetto provvisorio per il suo “telettrofono”, dotato di un ricevitore tecnicamente avanzato. L’impossibilità di sostenere i costi per il rinnovo del brevetto ne compromise però la tutela legale. Quando Bell presentò la propria domanda nel 1876, il suo telefono risultava concettualmente affine a quelli di Reis e Meucci. Lo stesso giorno, a poche ore di distanza, anche Elisha Gray depositò un progetto alternativo: la successiva disputa legale si concluse a favore di Bell, nonostante il suo apparecchio fosse ancora imperfetto al momento del brevetto.
4 – L’automobile. L’automobile rappresenta uno degli esempi più emblematici di innovazione incrementale. Non nacque da un’intuizione isolata, ma dall’accumularsi di soluzioni tecniche già sperimentate in altri ambiti. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento molte aziende destinate a diventare giganti dell’automobilismo provenivano dalla produzione artigianale di biciclette, tricicli e quadricicli. Non a caso, le prime automobili erano poco più che tricicli motorizzati.
Il vero salto avvenne nel 1886, quando Gottlieb Daimler e Wilhelm Maybach realizzarono la prima vettura a quattro ruote con motore a combustione interna a quattro tempi, basato sul principio sviluppato anni prima da Nikolaus August Otto. Ne seguì una disputa legale. Otto rivendicò l’esclusiva del brevetto, ma perse la causa poiché il concetto del motore a combustione interna era stato formulato anche da altri. Cito ad esempio Alphonse Beau de Rochas, Christian Reithmann e gli italiani Eugenio Barsanti e Felice Matteucci.

In questo quadro, Henry Ford non può essere considerato l’inventore dell’automobile, né della catena di montaggio, già presente in forme embrionali nell’industria ottocentesca. Il suo ruolo fu piuttosto quello di grande razionalizzatore del processo produttivo. Ford seppe ridurre drasticamente tempi e costi, standardizzando i componenti e applicando in modo sistematico il lavoro in serie. Così facendo, trasformò l’automobile da prodotto elitario a bene di consumo di massa.
5 – Fissione nucleare. Nei primi decenni del Novecento la fisica nucleare conobbe un’accelerazione straordinaria, che condusse a un risultato fino ad allora ritenuto teoricamente remoto: la scissione del nucleo atomico. Un passaggio cruciale avvenne nel 1934 a Roma, quando il gruppo dei cosiddetti ragazzi di via Panisperna, guidato da Enrico Fermi, bombardò l’uranio con neutroni lenti. Gli esperimenti produssero effetti anomali e risultati inattesi, che oggi sappiamo riconducibili alla fissione del nucleo, ma che allora furono interpretati come la formazione di nuovi elementi transuranici. La scoperta, pur sostanzialmente avvenuta, rimase priva di una consapevole formulazione teorica.

La prima identificazione esplicita della fissione nucleare giunse nel 1938 in Germania, quando Otto Hahn e Fritz Strassmann dimostrarono sperimentalmente che il bombardamento dell’uranio produceva elementi molto più leggeri, come il bario. Lise Meitner e Otto Frisch, fornirono poco dopo l’interpretazione teorica. Questa scoperta non generò una competizione accademica, ma innescò una corsa politica e militare senza precedenti. Ecco come si trasformò una scoperta scientifica condivisa in uno dei punti di svolta più drammatici della storia contemporanea.




