Da tempo archeologi e ricercatori si stanno interrogando in merito a quegli strani e misteriosi buchi sulle Ande peruviane. Nel nuovo studio pubblicato su Antiquity, però, gli studiosi sono giunti a una nuova conclusione: quei buchi disposti in griglie ordinate sul Monte Sierpe potevano essere una pertinenza dell’ufficio locale di riscossione tasse e tributi locali.
Il mistero dei buchi sulle Ande peruviane

Secondo i ricercatori, il sito potrebbe risalire al 1000-1400 d.C. Si pensa che, originariamente, fosse un luogo di scambio del Regno Chincha. Quando l’Impero Inca conquistò questo regno durante il XV secolo, ecco che il sito della “Banda dei Fori” potrebbe essere stato riciclato per riscuotere tasse e tributi dalle comunità locali.
Analizzando i buchi tramite droni, il team di ricercatori ha scoperto “schemi matematici nella disposizione dei buchi”. In pratica erano organizzati in blocchi e sezioni che ricordano da vicino le metodiche di contabilità e tenuta dei registri dell’epoca.
Charles Stanish, coautore dello studio e professore di Antropologia presso l’Università della Florida del Sud, ha aggiunto che hanno anche analizzato campioni prelevati dai buchi.
Il sito in questione si compone di buche disposte in una lunga fascia, suddivisa in blocchi di poche decine di fori. In totale la fascia è lunga 1,5 chilometri. Ciascuna buca ha un diametro compreso fra 1 e 2 metri, con una profondità massima di 1 metro. Alcune delle buche, poi, sono rivestite di rocce.
Il sito, fra l’altro, si trova nei pressi di un insediamento difensivo, vicino a un incrocio di strade risalenti a ben prima della colonizzazione spagnola del XVI secolo. Gli archeologi scoprirono per la prima volta il sito negli anni Trenta, ma la vera esplorazione risale agli anni Settanta. Solo che, da allora, sono stati fatti pochi scavi. Questo anche perché si tratta di un sito isolato, non minacciato dallo sviluppo edilizio. Per questo motivo nessuno ha mai sentito l’urgenza di scavarlo.

Nel corso degli anni, però, il mondo accademico non si è certo dimenticato dei fori sulla cima del Monte Sierpe, avanzando le più svariate ipotesi. C’era chi sosteneva che le buche servissero per la difesa, chi per lo stoccaggio, per la raccolta dell’acqua, per catturare l’umidità o per il giardinaggio.
Insomma, l’esatto scopo del sito rimane comunque poco chiara. Questo anche se il nuovo studio ha sposato la tesi della contabilità relativa alla tassazione. All’interno dei fori, infatti, erano presenti pollini di varie colture. Fra di esse figurava anche il mais.

Il fatto è che il polline di mais non si allontana naturalmente dalla pianta, il che vuol dire che quel mais era stato portato appositamente sul Monte Sierpe. Erano presenti, poi, anche i resti di polline di giunco. E sappiamo che gli abitanti del Regno Chincha usavano il giunco per creare cesti.
Questi dati supportano la tesi secondo la quale, in epoca preispanica, gruppi locali fossero soliti rivestire periodicamente le buche con materiali vegetali, salvo poi depositarvi le merci raccolte in cesti. Il che vuol dire che i Chincha, forse, utilizzavano questi sito come un mercato per i baratti.
Ma poi arrivarono gli Inca e la disposizione dei fori assomigliava stranamente ai khipus, dispositivi di registrazione dotati di corde annodate e usati dagli Inca per fare i conteggi. Il numero differente di fori in ciascun blocco, forse, poteva indicare i diversi livelli di tributi richiesti e ottenuti dalle città vicine.




