Storia Che Passione
Spia al femminile: Nadezhda Plevitskaya

Spia al femminile: Nadezhda Plevitskaya

La domanda perfetta per approcciarsi alla particolarissima storia di Nadezhda Plevitskaya esiste ed è la seguente: come ha fatto la cantante popolare russa preferita dallo zar Nicola II a diventare una spia per conto dei servizi segreti sovietici, sguinzagliata contro i generali bianchi in esilio nel mondo? Esiste altresì una risposta a questa domanda, anche se a lungo è rimasta nascosta in un campo grigio, ambiguo, eppure cronologicamente identificabile. La vicenda di Nadezhda Plevitskaya abbraccia uno dei periodi contemporanei più convulsi della contemporaneità, muovendosi con sensualità fra cultura, politica e spionaggio. Il contesto è dato dal collasso violento dell’Impero russo, dall’imposizione del diktat rivoluzionario proletario e dalla diaspora dei lealisti Romanov.

Spia al femminile: Nadezhda Plevitskaya

Prima ancora di diventare una pedina dell’intelligence sovietica, Plevitskaya fu una celebrità assoluta. Nacque nel 1884 in una famiglia contadina della regione di Kursk. Una delle dodici figlie, emerse grazie a una voce straordinaria che le valse il soprannome di “usignolo rosso”. Il suo repertorio di canti popolari russi, intrisi di nostalgia contadina e spiritualità ortodossa, conquistò rapidamente Kiev e poi Mosca. Nel 1909, la portò a esibirsi davanti allo zar Nicola II e alla corte imperiale. In pochi anni divenne una vera icona nazionale, capace di unire pubblici socialmente opposti: aristocratici, ufficiali, borghesi e operai. La sua ascesa sociale fu rapidissima; le tournée si moltiplicarono – se ne contano almeno 40 tra Russia, Europa occidentale e Stati Uniti – e la ricchezza le consentì uno stile di vita sfarzoso.

La sua vita privata, altrettanto tumultuosa, si intrecciò presto con i grandi sconvolgimenti del primo Novecento. Plevickaya si sposò più volte. Prima con un maestro di danza polacco, poi con ufficiali dell’esercito imperiale russo. Durante la Prima guerra mondiale seguì il marito Vladimir Šangin al fronte come volontaria della Croce Rossa; la sua morte in combattimento segnò profondamente Nadezhda. Con la Rivoluzione del 1917, come molti artisti, cercò di adattarsi al nuovo regime e cantò per l’Armata Rossa, sposando nel frattempo Jurij Levickij, ufficiale bolscevico.

Nadezhda Plevitskaya esibizione 1910

Ma il caos della guerra civile la travolse. Catturata dall’Armata Bianca nel 1919, cambiò di nuovo sponda. Fu in questo contesto che incontrò Nikolaj Skoblin, aristocratico ufficiale di cavalleria, giovane generale fedele all’autocrazia. Nonostante l’abisso politico che li separava, Skoblin si innamorò di lei, le salvò la vita sottraendola a un’esecuzione sommaria e la seguì nella fuga all’estero. In esilio, dopo averlo curato a lungo, Nadezhda lo sposò.

Gli anni ’20 parigini segnarono un lento declino. La “moda russa” che aveva affascinato l’Occidente subito dopo la rivoluzione svanì rapidamente e con essa le entrate della cantante. Sebbene continuasse a esibirsi a Parigi e a New York, Plevickaya faticava ad accettare una vita lontana dalla Russia e soprattutto un progressivo impoverimento, aggravato da uno stile di vita che non si era ridimensionato. Skoblin, nel frattempo, era diventato una figura centrale dell’Unione Militare Russa (ROVS), l’organizzazione degli ufficiali bianchi in esilio fondata dal generale Pëtr Vrangel’. Il ROVS poteva apparire come una scontata associazione di mutuo soccorso, e invece era qualcosa di più di questo. Ad esempio per il governo bolscevico di Mosca rappresentava una minaccia concreta, poiché progettava sabotaggi, infiltrazioni e manteneva contatti con potenze ostili all’URSS.

Nadezhda Plevitskaya cantante e spia

Sapete chi fece leva su fattori quali la nostalgia di casa e la vulnerabilità economica di Nadezhda Plevitskaya? Se avete risposto con l’acronimo NKVD, vi meritate un elogio. Fu quella un’occasione irripetibile. All’inizio degli anni ’30, Skoblin e Plevickaya chiesero un’amnistia per poter rientrare in Unione Sovietica. In cambio del ripristino dei diritti civili, di una tournée ufficiale per Nadezhda e di una carriera militare per Skoblin, i servizi segreti sovietici li reclutarono come agenti.

Chiaramente con nomi in codice, sia mai. Lui divenne “Fermer” e lei “Moglie del Fermer”. Per circa 7 anni la coppia trasmise a Mosca informazioni cruciali sul ROVS, contribuendo allo smantellamento di reti clandestine, all’arresto di agenti infiltrati e alla neutralizzazione di rifugi antisovietici. Plevickaya, in particolare, operava sfruttando la sua immagine pubblica di cantante nostalgica e apolitica. Insomma concerti, ricevimenti e frequentazioni mondane divennero coperture ideali per raccogliere informazioni.

Nadezhda Plevitskaya generale Miller

Il punto culminante – e al contempo fatale – della loro attività fu il rapimento del generale Evgenij Miller, capo del ROVS, nel 1937. L’operazione, ideata dall’NKVD, si basava sulla fiducia che Miller riponeva in Skoblin, nonostante i rapporti si fossero deteriorati. Attirato a un incontro a Parigi con presunti ufficiali nazionalsocialisti, Miller cadde nel trappolone. Lo sequestrarono, lo drogarono e lo trasferirono in Unione Sovietica, dove dopo due anni di interrogatori morì giustiziato. Skoblin scomparve subito dopo; come mai? Secondo le ricostruzioni più accreditate, l’NKVD lo eliminò in Spagna durante la guerra civile, gettandone il corpo da un aereo per cancellarne le tracce. Sapeva troppo…

E il nostro usignolo rosso? Anche lei sapeva troppo? Beh, a giudicare dalla fine che fece, propenderei per un sì. Rimasta sola, fu arrestata in Francia. Nonostante sostenesse di essere stata a sua volta vittima dei sovietici, fu condannata a 20 anni di lavori forzati. Si spense nel 1940, in circostanze mai del tutto chiarite, durante l’occupazione tedesca: alcune fonti parlano di avvelenamento da parte dell’NKVD, altre di un’eliminazione da parte dei nazisti, convinti che sapesse troppo. Il suo corpo fu riesumato e sepolto in una fossa comune.