Un nuovo studio ha rivelato che, in Ucraina, circa 18mila anni fa, gli abitanti del posto cercarono di sopravvivere ai rigori dell’era Glaciale costruendo case con ossa di mammut. O quanto meno usando parti di queste ossa come materiali da costruzione.
Come costruire una casa con ossa di mammut?

Gli archeologi hanno trovato le ossa in questione vicino al villaggio di Mežyrič, a circa 110 chilometri a sud-est di Kiev. Gli scavi andarono avanti dal 1066 al 1974. All’epoca i ricercatori trovarono resti di ossa di mammut disposti in modo tale da far pensare che li avessero sfruttati per costruire abitazioni durante l’era Glaciale.
Molti archeologi apprezzarono tale interpretazione, ma persistevano comunque dei dubbi in merito alla tempistica. Quando queste case di ossa di mammut furono usate? E per quanto tempo?
Datazioni precedenti parlavano di un intervallo ampio, da 19mila a 12mila anni fa. Ma adesso, per ottenere una datazione più precisa, ecco che gli archeologi hanno deciso di riesaminare il sito.

Nel tentativo di ottenere una cronologia più precisa, hanno datato i resti di una dozzina di piccoli animali trovati vicino alle case di ossa di mammut. Hanno così scoperto che l’abitazione più grande risale a un periodo compreso fra 18.323 e 17.839 anni fa.
Nello studio pubblicato su Open Research Europe, i ricercatori hanno spiegato che queste date sono di poco successive all’Ultimo Massimo Glaciale (da 26.500 a 19mila anni fa). Questo termine indica il periodo più freddo dell’ultima era Glaciale.
Si pensa che tale abitazione sia stata usata per ben 429 anni. Si ipotizza che le fondamenta di questi rifugi, utilizzati più a scopo pratico che come abitazione permanente, avessero teschi di mammut e grandi ossa lunghe incastonati nel terreno.

Pavlo Shydlovskyi, professore di archeologia presso l’Università nazionale Taras Shevchenko di Kiev, ha riferito a Live Science che è possibile che su queste fondamenta sorgesse una struttura di legno, pelli di animali e corteccia di betulla. Zanne e grandi ossa piatte, invece, erano posizionate sul tetto della struttura, fungendo sia da pesi che da protezione dal vento.
Secondo Shydlovskyi, è ipotizzabile che dentro a ciascun rifugio vivessero dalle cinque alle sette persone. Costoro svolgevano al suo interno svariati lavori, fra cui anche la scheggiatura della selce, la lavorazione della pelle animali e la macellazione di piccoli animali.




