Ezio Auditore probabilmente avrebbe avuto più di una crisi di nervi se gli fosse stato commissionato l’assassinio della regina Vittoria. Questo perché la sovrana riuscì a sopravvivere a ben otto tentativi di assassinio.
Regina Vittoria in modalità survivor vs i diversi tentativi di assassinio

Otto tentativi di assassinio non sono certo pochi, ma bisogna considerare che stiamo parlando di una sovrana che ha governato per ben 63 anni: più anni di regno ci sono, più aumentano le probabilità che qualcuno che non ama quel regnante provi a ucciderlo.
Nonostante la maestosità del suo regno, non tutti adoravano la regina Vittoria. Il primo attentato fu quello della parata attorno ad Hyde Park, a Londra. Era il 10 giugno 1840 e il diciottenne disoccupato Edward Oxford sparò contro la regina con una pistola da duello.
All’epoca la regina era incinta di cinque mesi. Oxford mancò il bersaglio e il principe Alberto, a posteriori, si ricordò di aver visto un “ometto un po’ cattivo” subito dopo aver lasciato i cancelli del palazzo. La regina, tuttavia, riuscì a mantenere la calma e a terminare la parata, mentre Oxford veniva bloccato dalla folla. Non si sa perché Oxford decise di sparare alla sovrana: durante il processo si limitò a dire che era una pistola caricata solamente con polvere da sparo, non con proiettili. Alla fine Oxford fu dichiarato non colpevole. Tuttavia, constatata la sua instabilità mentale, lo rinchiusero in manicomio. Questo fino a quando non lo deportarono in Australia.
Il successivo tentativo avvenne il 29 maggio 1842. Di nuovo la regina e il principe erano in carrozza. Questa volta il principe notò un “piccolo mascalzone dalla carnagione scura e dall’aspetto malato”. Costui era John Francis, il quale premette il grilletto, ma la pistola non sparò.
Così ci riprovò la sera successiva (lo conteggiamo come terzo tentativo). Il principe Alberto aveva chiesto alla regina di non uscire, avvertendo nel contempo le guardie di aver notato un uomo armato. Ma Vittoria insistette per fare un giro serale su una carrozza scoperta. Agenti in borghese appositamente appostati non riuscirono a evitare che Francis sparasse di nuovo, a pochi metri dalla carrozza. Tuttavia lo arrestarono e condannarono a morte per impiccagione, salvo poi essere graziato dalla regina che lo fece deportare.

Il quarto tentativo avvenne il 3 luglio 1842. Di nuovo la regina era in carrozza, questa volta diretta alla messa domenicale. A provarci fu John William Bean, uomo che soffriva di disturbi mentali. Facendosi largo fra la folla, premette il grilletto della sua pistola, ma non sparò. Questo perché al posto di caricare la pistola con proiettili, l’aveva caricata con tabacco. Per lui condanna a 18 mesi di lavori forzati.
Passò poi un po’ di tempo prima del quinto tentativo di assassinio, il quale avvenne il 29 giugno 1849 per mano di William Hamilton. Di nuovo, però, fu un tentativo poco convinto. Hamilton decise di sparare alla regina perché era frustrato dai tentativi della Gran Bretagna di aiutare l’Irlanda durante la carestia. Ma pure lui caricò la pistola con polvere da sparo, ma non con un proiettile.
Un po’ più convinto, invece, fu il tentativo numero sei, quello del 27 giugno 1850 ad opera di Robert Pate. Costui era un ex ufficiale dell’esercito britannico. Ad Hyde Park era ben noto per via del suo comportamento lunatico.
Durante una delle sue uscite nel parco, vide una folla di persone radunata vicino a Cambridge House. Qui c’era la regina Vittoria insieme a tre dei suoi figli, in visita alla famiglia. Robert Pate si avvicinò alla sovrana e riuscì a colpirla in testa con un bastone. Per diverso tempo alla regina rimasero un livido e una cicatrice. Pure Pate fu deportato, questa volta in una colonia penale in Tasmania.

Finora, però, si era trattato quasi sempre di attacchi personali, privi di connotazioni politiche. Quello politicamente più motivato, forse, fu quello del 29 febbraio 1872, il settimo. Arthur O’Connor, armato di pistola, riuscì a intrufolarsi nel palazzo passando per il cortile, senza che nessuno lo notasse. Alla faccia della sorveglianza.
Attese che la regina rientrasse da un giro a cavallo per Londra, ma prima che potesse fare qualcosa lo catturarono. Successivamente dichiarò di non aver mai voluto far veramente del male alla sovrana, mostrando a tutti che la sua pistola era rotta. Quello che voleva era convincerla a liberare i prigionieri irlandesi in Gran Bretagna.
Arriviamo così all’ottavo e ultimo tentativo. Questo avvenne il 2 marzo 1882, per opera di Roderick Maclean. La regina si stava godendo una serenata da parte di alcuni studenti di Eton mentre dalla stazione di Windsor si dirigeva verso il castello.
Maclean colse l’occasione per spararle, ma pure lui mancò il bersaglio. Lo arrestarono, incriminarono e processarono, salvo poi ricoverarlo a vita in un manicomio. C’è da dire che, a parte il tentativo di O’Connor, quello con una maggior connotazione politica, gli altri sembrarono essere frutto di persone disturbate che volevano solamente mettersi in mostra. E bisogna anche ricordare che la regina Vittoria non si fece mai scoraggiare da tutti questi tentativi di assassinio, tornando subito in pista come se niente fosse successo.




