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mummia verde

Risolto il mistero della mummia verde bolognese

Gli archeologi sono riusciti finalmente a svelare un mistero che li ha lasciati perplessi sin dal 1987, ovvero sin da quanto questa mummia verde di un adolescente è stata scoperta a Bologna. Grazie a una ricerca pubblicata sul Journal of Cultural Heritage, i ricercatori hanno spiegato ciò che si cela, chimicamente parlando, dietro alla peculiare tonalità verde smeraldo di tali resti.

Il mistero della mummia verde di Bologna

mummia verde
Crediti foto: @Alabiso et al. / Journal of Cultural Heritage

Nel 1987 alcuni operai edili scoprirono un luogo di sepoltura nel seminterrato di una villa bolognese. Una scoperta inaspettata, ma non immaginavano certo cosa avrebbero trovato in tale sepoltura. Qui c’era la mummia di un adolescente, di età fra i 12 e 14 anni al momento della morte.

La mummia era rannicchiata in posizione fetale all’interno di una cassa di rame che, durante il corso dei secoli, ad un certo punto si era aperta. La datazione al radiocarbonio collocava la sua morte fra il 1617 e il 1814.

Ma la cosa più sorprendente di tutti era la colorazione del cadavere. Lo scheletro presentava una brillante tonalità verde smeraldo. Pelle e ossa mostravano questo insolito colore, tranne la gamba sinistra. Fra l’altro lo scheletro era quasi completo. Mancavano solamente i piedi, forse staccatisi quando la bara di rame si ruppe.

Sin dalla sua scoperta gli archeologi si sono interrogati su questa singolare tonalità di colore. Ma adesso il team di ricerca guidato da Annamaria Alabiso dell’Università di Roma Tor Vergata, utilizzando tecniche avanzate come la spettroscopia infrarossa a trasformata di Fourier, la spettroscopia Raman e la microscopia elettronica a scansione, è riuscito a decodificare il processo di mummificazione.

mummia verde resti
Crediti foto: @Alabiso et al. / Journal of Cultural Heritage

Quello che è successo, dal punto di vista chimico, è assai particolare. Le proprietà antimicrobiche del contenitore in rame, inizialmente, riuscirono a preservare sia i tessuti duri che quelli molli, inibendo la crescita batterica.

Tuttavia, durante il processo di decomposizione del corpo, fluidi acidi iniziarono a fuoriuscire dal cadavere, reagendo col metallo e causandone la corrosione. Tale processo generò prodotti di corrosione del rame, soprattutto malachite e pseudomalachite. Proprio tali prodotti finirono con l’infiltrarsi nei resti dell’adolescente.

Col trascorrere del tempo, gli ioni di rame sostituirono sistematicamente il calcio nello scheletro del ragazzo (tale processo è chiamato sostituzione ionica), contribuendo sia a solidificare la struttura ossea, sia a colorare le zone interessate con quella particolare tonalità verde smeraldo.

Tutto questo procedimento è il risultato di diversi fattori ambientali che hanno agito in sinergia. Le basse temperature nel seminterrato, la ridotta disponibilità di ossigeno dentro il contenitore sigillata e l’azione degli ioni di rame hanno contribuito a generare questa singolare mummificazione.

A questo punto viene da chiedersi perché solamente la gamba sinistra non sia diventata verde. In pratica quando la scatola di rame si è crepata alla base, i fluidi di decomposizione sono defluiti. Ciò ha permesso di creare una camera fredda e asciutta, con una minima quantità di ossigeno presente.

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Crediti foto: @ János Balázs/Scienze archeologiche e antropologiche

Ciò ha potenziato gli effetti conservanti, ma ha anche fatto sì che diverse parti del corpo siano state esposte in maniera diversa agli ioni di rame. Probabilmente, poi, la posizione della gamba sinistra l’ha protetta dal contatto diretto col rame corroso, il che spiegherebbe la sua colorazione più naturale.

Ulteriori analisi chimiche hanno permesso di scoprire che sul corpo dell’adolescente non erano presenti evidenti segni di malattia o trauma. Quindi non si conosce la causa del decesso. L’unica certezza è che tale giovane ottenne una sepoltura degna di una persona di elevato rango sociale, visto che all’epoca le bare di rame erano assai costose.