Il colore indaco prodotto a El Salvador era considerato un tempo il più puro al mondo. Era così importante da essere soprannominato l’oro blu ed era un vero e proprio tesoro per il paese centroamericano. Ma come lo producevano?
Tutto quello che volevate sapere sull’indaco

In realtà furono i Maya a utilizzare per primi questa tintura ottenuta dalla fermentazione delle foglie. Il colore piacque tanto da diventare poi parte fondamentale della civiltà precolombiana di El Salvadores.
Quando poi arrivarono i conquistadores spagnoli, delusi dal fatto di non aver trovato l’oro nel paese, ecco che si consolarono scoprendo quanto fosse prezioso l’indaco. Tanto da trasformare tutto il paese in una piantagione atta a produrre questa tintura. Sappiamo che, all’apice del suo potere, la civiltà Maya si estendeva dal Messico all’Honduras, transitando anche per El Salvador. A una trentina di chilometri dalla capitle, San Salvador, ecco che si trovano le rovine più grandi del paese. Tali rovine appartenevano ai Nahua, una delle tribù Maya.
Attualmente questo sito archeologico, noto come Sant’Andres, comprende anche un’acropoli. Secondo gli storici, ben prima del Medioevo, l’economia di questa zona si basava sull’indaco. Da qui, infatti, era esportato in tutto l’Impero Maya.
Fra l’altro i Maya utilizzavano l’indaco per tutto: come colorante, come decorazione e anche come medicinale (lo utilizzavano per curare il mal di stomaco). La pianta da cui si traeva l’indaco era la Indigofera suffruticosa, maggiormente diffusa in Centro e Sud America (mentre in India era maggiormente presente l’Indigofera tinctoria). Si tratta comunque sempre di leguminose, dalla cui fermentazione delle foglie si ricava per l’appunto il colore indaco.

A El Salvador la pianta prosperava in maniera particolare grazie anche al terreno fertile e non eccessivamente umido creato dai vulcani. Considerate che intorno a Sant’Andres ci sono almeno sette vulcani.
Il che vuol dire che in zona c’erano spesso eruzioni vulcaniche e terremoti, i quali contribuirono a distruggere parte della società Maya. Proprio durante il XV secolo, si verificò un’eruzione che si stima possa essere stata dieci volte più potente rispetto all’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei.
Una pioggia di cenere coprì la valle di San Salvador con uno strato di cenere di 15 centimetri. E meno di un secolo dopo arrivarono i conquistadores spagnoli. Costoro capirono quale tesoro avessero fra le mani e iniziarono a coltivare la pianta come se non ci fosse un domani.
Considerate che in tutto il mondo esistono circa 150 specie diverse di piante di indaco. Ma solamente quelle perenni di El Salvador riescono a superare 1,80 metri di altezza. Fra l’altro il pigmento non si trova nei fiori, bensì nelle foglie che sono raccolte due volte l’anno.
Comunque sia, l’indaco era assai apprezzato in Europa durante il XVI e il XVII secolo. La corona spagnola decise che a El Salvador dovessero essere allestite grandi piantagioni, in modo da ottenere una monocoltura che potesse garantire alti profitti.
I coloni sfruttarono il processo di fermentazione ideato dai Maya, applicandolo però su larga scala. Fermentavano le foglie in una prima vasca, lasciandole immerse per 16 ore. Poi si otteneva il colore blu nella seconda vasca, a seguito di un processo di ossidazione che richiedeva un rimescolamento vigoroso per permettere all’ossigeno di permeare tutta la miscela.

Poi bisognava far riposare la miscela per più di 20 ore, in modo da separare il colorante dall’acqua. Ma la domanda europea cresceva e così dovettero creare sempre più piantagioni. Questo causò una carenza di manodopera, con i governanti che obbligarono la popolazione a lavorare sette giorni su sette. E obbligarono anche gli schiavi portati dall’Africa a fare altrettanto.
La popolazione locale finì col mescolarsi con i coloni, creando un periodo di prosperità notevole. Il tutto però terminò quando Napoleone occupò la Spagna. El Salvador, poi, nel 1821 dichiarò l’indipendenza.
Il commercio dell’indaco si riprese brevemente, ma l’avvento dei coloranti sintetici durante la seconda metà del XIX secolo causò un forte calo nella richiesta di questo prodotto. E non aiutò neanche la guerra civile che si scatenò nel paese. Terminata nel 1992, ecco che da allora la tintura blu tornò di moda.




