Fate mente locale: molte rappresentazioni di Mosè, siano esse statue, dipinti o disegni, lo raffigurano con un bel paio di corna in testa. Il che potrebbe sembrare alquanto strano, soprattutto vista l’associazione medievale delle corna con il Diavolo. Ma in realtà il Diavolo questa volta non ci ha messo lo zampino. Se nell’arte spesso ci imbattiamo in un Mosè “cornuto”, la colpa è tutta di una discutibile traduzione.
Le corna di Mosè? Colpa di una traduzione

Girolamo era uno studioso cristiano che, in un’epoca durante la quale la maggior parte dei cristiani usava la traduzione in greco antico della Bibbia ebraica, decise che non solo che la Bibbia dovesse essere tradotta dall’ebraico come lingua originale, ma che dovesse anche essere tradotta nella lingua pubblica usata in Occidente.
Papa Damasco I in realtà gli aveva chiesto di creare una traduzione latina del Nuovo Testamento, ma Girolamo decise di realizzare anche una traduzione latina della Bibbia ebraica. Il tutto avvenne verso la fine del IV secolo. In pratica tutta la Bibbia ebraica divenne disponibile in latino.
Ben presto i cristiani d’Occidente iniziarono a considerare la Bibbia ebraica come testo standard, mettendo da parte la versione in greco antico. Inoltre la Bibbia latina di Girolamo divenne così popolare che, nel corso del XVI secolo, divenne quella ufficiale della Chiesa cattolica romana (la cosiddetta “Vulgata”).
Durante la traduzione, Girolamo dovette affrontare un piccolissimo problema. Solitamente le parole ebraiche sono costruite da “radici” di tre consonanti. Certo, a volte per formare alcune coniugazioni verbali è necessario aggiungere altre consenti. Tuttavia nella forma più comune, quella dei verbi coniugati alla terza persona singolare, di tutto ciò si vedono scritte solamente tre consonanti. Stessa cosa succede con i nomi singolari.

In un sistema di scrittura come questo, le vocali possono fare la differenza. Nella lingua ebraica, così come in altre lingue semitiche, c’è un problemino: le vocali non sono per forza scritte.
Spesso, infatti, le vocali sono indicate con un sistema di punti e trattini disposti sopra e sotto le consonanti. Ovviamente tali segni non necessari per chi parla questa lingua in quanto, avendo passato un’intera vita parlando quella lingua, sanno intuitivamente dove dovrebbero essere collocate quelle vocali, anche in assenza dei segni vocalici.
Questa premessa era doverosa per spiegare cosa andò storto nella traduzione di Girolamo. Durante la traduzione dall’ebraico al latino dell’Esodo 34, Girolamo si imbatté nella celebre scena dove Mosè ricevette i Dieci Comandamenti sul Monte Sinai. Mentre Mosè scendeva dal monte, ecco che il testo ebraico del versetto 29 dice che il suo volto “risplendeva”. E per dire ciò utilizzava la radice ebraica krn (“di luce”).
Il fatto che questa rara radice di tre consonanti del verbo ebraico “risplendere”, krn, è la medesima radice ebraica del sostantivo che vuol dire “corno”. Immaginiamo il povero Girolamo arrovellarsi davanti a quel “krn”, nel tentativo di stabilire quali fossero le vocali giuste da mettere.
Alla fine Girolamo decise di tradurre krn come “corno” e non come “brillare”, influenzato anche da Aquila, uno studioso greco convertitosi all’ebraismo e vissuto tre secoli prima che nascesse Girolamo, il quale anche lui aveva optato per “corno”.
Certo, si può giustificare la scelta di Girolamo sostenendo che la Bibbia non associa mai le corna direttamente alla sfera demoniaca. Anzi, nella Bibbia spesso le corna sono simbolo di potere e autorità, sia nel Bene che nel Male. L’altare del Tabernacolo e del Tempio israelita era spesso decorato con corna. E gli animali sacrificati su di esso di solito avevano le corna.

Quindi si può capire perché Girolamo prese questo clamoroso abbaglio, sbagliando la traduzione. Non gliene facciamo comunque una colpa: molti di noi, infatti, hanno provato lo stesso smarrimento che dovette provare Girolamo durante la traduzione di quel “krn” quando proviamo a tradurre qualcosa dal latino o dal greco.
Curiosamente, però, le raffigurazioni di Mosè con le corna arrivarono circa seicento anni dopo la prima traduzione di Girolamo. Qualcuno sostiene che le rappresentazioni di Mosè con le corna fossero anche associate a un crescente antisemitismo europeo.
Comunque sia, alcune rappresentazioni di Mosè lo raffigurano sia con le corna che con fasci di luce che si sprigionano dalla sua testa. Forse un tentativo si salvare capra e cavoli: krn voleva dire “corna” o “risplendere”? Nel dubbio mettiamo entrambe le raffigurazioni in contemporanea, tanto per andare sul sicuro.




