L’idea che nel Medioevo si bevesse birra perché l’acqua era sempre pericolosa è in gran parte una semplificazione moderna. La realtà è come sempre più complessa, fatta di tante sfumature di grigio e mai di bianchi e neri. L’assunto di base non è completamente falso (e adesso vedremo perché), ma neppure corretto così come viene spesso raccontato. Il mito è radicato, ma diversi storici – fra cui Alessandro Barbero – hanno provato a fare chiarezza, mettendo i puntini sulle “i”. Ripercorriamo il senso delle loro ricerche.

Il consumo di birra nel Medioevo costituiva un fenomeno estremamente diffuso in gran parte dell’Europa. Esso rispondeva a esigenze pratiche legate grossomodo a tre fattori: sopravvivenza quotidiana, alimentazione e vita sociale. Le infrastrutture idriche erano quello che erano (discorso valido a seconda dell’area geografica presa in esame e dell’arco cronologico di riferimento) e le fonti d’acqua potevano essere facilmente contaminate.
Dunque la fermentazione rappresentava spesso – ma non sempre – una soluzione relativamente più sicura rispetto al consumo diretto dell’acqua. Della produzione di birra abbiamo parlato in lungo e in largo (nonché del consumo esclusivo della stessa, magari durante la Quaresima…), ma qui si vuole parlare d’altro. E per farlo mi rimetto in parte all’analisi fornita dal celebre storico piemontese Alessandro Barbero.
Il punto di partenza, sottolineato dal suddetto in diverse lezioni e interventi divulgativi, è che la birra fu sì una bevanda ambita, ma anche una componente strutturale della vita materiale e sociale medievale.

Nel mondo medievale europeo, la birra era consumata quotidianamente da gran parte della popolazione. Non si trattava della bevanda alcolica relativamente forte che conosciamo oggi, ma spesso di varianti molto leggere, a bassa gradazione, prodotte per il consumo domestico. Questa bevanda accompagnava i pasti quotidiani perché forniva calorie, liquidi e un certo apporto nutritivo. La birra, infatti, conteneva residui di cereali fermentati e rappresentava una forma liquida di energia alimentare in società dove la dieta era fortemente basata sui prodotti agricoli.
Ma è sul rapporto tra birra e acqua potabile che bisogna tenere alta l’attenzione, poiché è uno degli aspetti più discussi nella storiografia. Naturalmente in alcune aree urbane medievali l’acqua poteva risultare effettivamente contaminata – soprattutto nei centri densamente abitati dove sistemi fognari e approvvigionamento idrico erano rudimentali. Ma il discorso regge per le città, in un’epoca dove gran parte della popolazione europea viveva in aree rurali, e dunque all’infuori dei centri urbani. Ecco perché ci tengo a sottolineare il pericolo della “semplificazione moderna”.
Sono le parole di esperti storici a indicare che l’acqua non era sempre e ovunque pericolosa. Tante comunità medievali utilizzavano pozzi, sorgenti o fontane relativamente sicure. La diffusione della birra non dipendeva quindi esclusivamente da motivi sanitari, ma anche da fattori economici e culturali.

La produzione della birra era largamente domestica o locale. Molte famiglie producevano la propria bevanda, mentre nelle città esistevano birrai professionisti e corporazioni dedicate alla produzione e al commercio. Anche i monasteri svolgevano un ruolo importante. Ordini monastici come i benedettini e, più tardi, i cistercensi svilupparono vere tradizioni brassicole, producendo birra sia per il consumo interno sia per i pellegrini e i viaggiatori. In questi ambienti la produzione era spesso regolata con attenzione, poiché rientrava nelle attività economiche che garantivano l’autosufficienza delle comunità religiose. Alcune delle tradizioni monastiche medievali sono considerate le antenate delle odierne birre trappiste.
Le differenze regionali erano marcate. Nell’Europa meridionale, dove la coltivazione della vite era diffusa, il vino rimaneva la bevanda fermentata predominante, soprattutto tra le élite e nei contesti liturgici. Al contrario, nelle regioni settentrionali e centro-europee – come le Fiandre, la Renania, l’Inghilterra e la Boemia – la birra costituiva spesso la principale bevanda fermentata disponibile. Proprio in queste aree si formarono nel tempo alcune delle tradizioni brassicole più influenti della storia europea.
Un aspetto interessante evidenziato da Barbero riguarda la dimensione sociale della birra. In una società priva di molte delle bevande stimolanti oggi diffuse (caffè, tè o liquori distillati, che si diffusero in Europa solo tra XVII e XVIII secolo) la birra rappresentava anche un importante elemento di convivialità. Era consumata nei mercati, nelle locande, durante le feste e nei momenti di incontro collettivo. Dicasi strumento di aggregazione sociale.




