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La pietra vulcanica è il segreto dell’incredibile resistenza del Tempio di Venere

Uno studio a dir poco rivoluzionare realizzato dall’Università di Napoli Federico II e Chieti-Pescara, pubblicato sulla rivista Geoheritage, ha svelato che il segreto dell’incredibile resistenza e longevità del Tempio di Venere a Baia, vicino Napoli, deriverebbe dalla pietra vulcanica di cui l’edificio è composto. Pare infatti che gli ingegneri romani abbiano deliberatamente usato materiali vulcanici per creare edifici capaci di resistere a quasi 2mila anni di sconvolgimenti geologici.

Ma quanto è resistente il Tempio di Venere?

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Crediti foto: @Mentnafunangann, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Il complesso termale ottagonale di Baia, commissionato per volontà dell’imperatore Adriano durante il II secolo, è riuscito incredibilmente a rimanere in piedi nonostante si trovi in una delle regioni vulcaniche geologicamente più attive del mondo. I ricercatori, sfruttando tecniche di microscopia petrografica e di analisi di diffrazione dei raggi X, hanno scoperto che gli antichi ingegneri romani, oltre a notevoli capacità tecniche, possedevano anche ottime conoscenze geologiche.

In virtù di queste loro conoscenze riuscirono così a selezionare strategicamente e volutamente materiali capaci di resistere al bradisismo della regione. Considerate che il Tempio di Venere sorge nei Campi Flegrei, una caldera vulcanica a ovest di Napoli assai attiva ancora adesso. Qui il bradisismo ha causato lo sprofondamento del tempio di circa 6 metri. Ma nonostante ciò, il nucleo della struttura è rimasto saldo e in piedi. Questo perché i Romani usarono materiali vulcanici locali per costruirlo.

Il tempio presenta un esterno ottagonale, mentre l’interno è circolare. La cupola a “ombrello”, invece, è formata da diverse sezioni. La dottoressa Concetta Rispoli dell’Università di Napoli Federico II, ha spiegato che il tempio è riuscito a rimanere in piedi perché i suoi materiali si comportano quasi come una roccia naturale. Al posto di indebolirsi, infatti, questi materiali continuano a legarsi e consolidarsi con il passare del tempo.

La malta analizzata era a base di calce contenente parecchi aggregati vulcanici derivanti dal Tufo Giallo Napoletano. Si tratta di una formazione vulcanica tipica dei Campi Flegrei. Mescolati con la calce, questi componenti vulcanici innescavano reazioni chimiche capaci di formare gradualmente nuovi minerali all’interno della malta. Tutto ciò ha permesso ai Romani di creare una struttura solida e capace di resistere all’acqua, all’umidità e ai movimenti del terreno.

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Crediti foto: @Mentnafunangann, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

La ricerca ha anche dimostrato che i mattoni presentavano una composizione eterogenea, con sedimenti silicoclastici e inclusioni vulcaniche che contribuivano a renderli più resistenti. Per quanto riguarda, invece, l’intensa tonalità rossa dei mattoni, ecco che questa deriva a una composizione di quarzo, mica ossido di ferro. Perché va bene la solidità della struttura, ma i Romani volevano avere anche un occhio di riguardo per l’estetica.

Ma non è finita qui. Perché a quanto pare gli ingegneri romani importarono anche altri materiali provenienti da diverse fonti vulcaniche per ottimizzare le prestazioni strutturali del Tempio di Venere. Se è vero che la maggior parte dei materiali usati arrivava dai Campi Flegrei, ecco che le scorie vulcaniche più leggere usate nelle sezioni superiori del tempio provenivano dalla zona del Vesuvio.

Infatti i cristalli di leucite presenti sono tipici del complesso vulcanico Somma-Vesuvio. Questi cristalli sono più leggeri, quindi più adatti alle parti superiori dell’edificio, che necessitavano di una riduzione del peso. Tufi vulcanici e lave resistenti, invece, sono stati usati nelle zone di supporto.

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Crediti foto: @Carole Raddato

Inoltre in tutti i campioni esaminati era presente la pozzolana, la cenere vulcanica capace di conferire al calcestruzzo romano la sua leggendaria resistenza. Mescolata con la calce, la pozzolana dava vita a reazioni chimiche che, nel corso del tempo, originavano una malta densa, in grado di indurirsi sott’acqua e rinforzarsi col passare dei secoli.

Per quanto riguarda il Tempio di Venere, tecnicamente parlando non era un edificio religioso in senso tradizionale. Più che altro era una grande sala da bagno all’interno del vasto complesso termale di Baia. Adriano lo fece costruire a scopo terapeutico, visto che in quel periodo era malato.

Il tempio stesso fungeva da natatio, un tipo di sauna termale che sfruttava un sistema di riscaldamento a ipocausto suspensurae. Il nome dell’edificio ricevette il suo nome grazie alla scoperta di una statua di Venere nel 1595.