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La maledizione (falsa) della tomba di Casimiro IV

Quando si parla di tombe e maledizioni, oltre a venirci in mente il film La Mummia (“Maledeto qua, maledeto là…”), ecco che ci figuriamo subito la maledizione di Tutankhamon. Ma che dire della maledizione della tomba di Casimiro IV? Beh, riassumendo molto: altro che maledizione, tutta colpa dell’Aspergillus flavus.

La tomba di Casimiro IV, fra maledizione e funghi

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Crediti foto: @Krieger, Ignacy (1820-1889)., CC0, via Wikimedia Commons

Possiamo dire che la maledizione della tomba di re Casimiro IV ha parecchie così in comune con la maledizione della tomba di Tutankhamon. Ma il fatto più importante è che in entrambi i casi non c’era nessunissima maledizione. Tutto quello che c’era erano, in maniera assai più prosaica, delle ubiquitarie spore di Aspergillus flavus.

Ma chi era Casimiro IV? Nato il 30 novembre 1427 e morto il 7 giugno 1492 (si perse la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo per soli pochi mesi), fu granduca di Lituania dal 1440 e re della Polonia dal 1447. Appartenente alla dinastia Jagellonica, all’epoca una delle principali case reali d’Europa, durante il suo regno si diede parecchio daffare.

Sconfisse i Cavalieri Teutonici durante la Guerra dei Tredici Anni, riconquistò la Pomerania e annesse anche la Prussia. Insignito anche dell’Ordine della Giarrettiera inglese, dopo la sua morte fu sepolto in una tomba nella cattedrale del Wavel, a Cracovia. Nel 1505 fu poi raggiunto dalla moglie, Elisabetta d’Austria.

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Crediti foto: @Muzeum Zamkowe w Malborku (Malbork Castle), Public domain, via Wikimedia Commons

Ed è proprio sulla tomba che vogliamo concentrarci. Si tratta di un capolavoro tardo gotico, realizzato soprattutto in marmo rosso di Adnet. A realizzarla fu lo scultore tedesco Veit Stoss. Lo scultore vi lavorò dal 1492 al 1496, dopo aver terminato la pala d’altare della Basilica di Santa Maria, sempre a Cracovia.

Collocarono la tomba di re Casimiro nella Cappella della Santa Croce. Si compone del sarcofago sopra il quale è scolpito un baldacchino sostenuto da archi decorati poggiati sopra pilastri di marmo, con capitelli che raffigurano scene bibliche. Le parti interne del baldacchino sono di calcare di Pinczow. Sulla sommità del sarcofago campeggia un’effigie a figura intera di Casimiro.

Stranamente decisero di raffigurarvi Casimiro in agonia, vestito con un mantello clericale che di solito era usato solamente durante le incoronazioni. Sul baldacchino è presente anche una corona tardo gotica.

Un capolavoro di tomba, insomma. Casimiro e la consorte vi riposavano tranquillamente fino a quando, fra il 1972 e il 1973, le autorità della Cattedrale non decisero di intraprendere alcuni lavori di ristrutturazione della Cappella. L’arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla (che sarebbe poi diventato papa Giovanni Paolo II), diede anche il permesso di aprire la tomba di Casimiro ed Elisabetta.

Immaginate la gioia dei 12 restauratori che si assieparono attorno alla tomba per aprirla, esaminarla e capire come procedere al restauro. Una volta aperta, l’entusiasta gruppetto si trovò di fronte alle bare di legno ormai marce che esponevano i resti di Casimiro ed Elisabetta.

I restauratori si misero di impegno e, una volta terminato il restauro, tramite una nuova cerimonia di sepoltura che si tenne il 18 settembre 1973, ricollocarono al loro posto i resti dei sovrani, con l’arcivescovo Wojtyla che sovrintendeva al servizio.

Tutto è bene quel che finisce bene, si suol dire. Se non fosse che, qualche mese dopo, quando ormai il restauro era stato archiviato con successo, alcuni membri del team dei rstauratori iniziarono a morire di punto in bianco, prematuramente. Feliks Danczak morì nell’aprile del 1974, seguito a giugno da Stefan Walczy e ad agosto da Kasimierz Hurlak. Mel maggio del 1975 morì poi Jan Myrlak e altre morti seguirono queste. Praticamente alla fine sopravvissero solamente due dei restauratori.

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Crediti foto: @Medmyco, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Ovviamente i media mondiali ci misero pochissimo a fare 1+1: morti inaspettate + apertura tomba antica = maledizione di Tutankhamon. E partirono subito i paragoni con la presunta maledizione della tomba di Tutankhamon, avvenuta a seguito della sua apertura nel 1922. In questo caso, però, tutti parlavano della “maledizione jagellonica”.

Esattamente come per Tutankhamon, però, non c’era nessunissima maledizione. Ma probabilmente la causa era la stessa, anche se si parla di teorie. Il microbiologo Boleslaw Smyk, infatti, riuscì a identificare la presenza del fungo Aspergillus flavus in alcuni campioni prelevati dalla tomba di Casimiro.

L’Aspergillus flavus è un fungo capace di produrre aflatossine, sostanze tossiche che possono danneggiare irreversibilmente il fegato e che sono altamente cancerogene. Possono anche causare forme di polmonite. Molto probabilmente quando i restauratori aprirono la tomba di Casimiro, inalarono le spore tossiche che determinarono poi la loro dipartita precoce.

E verosimilmente la stessa cosa accadde a coloro che morirono a seguito dell’apertura della tomba di Tutankhamon, visto che pure lì i microbiologi hanno trovato le spore dell’Aspergillus flavus.