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Il Carroccio, simbolo delle autonomie comunali

Il Carroccio, simbolo delle autonomie comunali

Guai a chi lo chiama semplicemente “carro”. Soprattutto durante i secoli dell’età comunale, il Carroccio (dal lombardo/milanese caròcc o caròz), era a tutti gli effetti un altare civico portato sul campo di battaglia per rappresentare l’identità e l’orgoglio di un popolo; essenzialmente un emblema da dover sfoggiare a ricordo del motivo per cui spesso si combatteva all’epoca: la difesa dell’autonomia comunale o, talvolta, l’ostentazione del campanilismo. Benché tanti associno il termine “Carroccio” a odierne formazioni partitiche – le quali, senza fare nomi, rimandano al caso di Legnano – sono in pochi a conoscere la vera evoluzione storica di questo simbolo. Perché non ovviare assieme a questa mancanza?

Il Carroccio, simbolo delle autonomie comunali

Come praticamente ogni consuetudine del Nord Italia maturata nei secoli centrali del Medioevo, la derivazione storica del Carroccio è longobarda. Erano infatti gli arimanni – uomini adulti liberi abili alle armi – ad avvalersene come carro da guerra. Si capisce benissimo come lo scopo, almeno in epoca altomedievale, fosse prettamente militare. La funzione simbolica subentrò in un secondo momento. Ok, ma quando?

Forse già nel X, certamente nell’XI secolo, i carri che un tempo i longobardi utilizzavano per avere un vantaggio tattico in battaglia cominciarono ad essere dotati di insegne municipali, croci, addirittura altari. Siamo a conoscenza di un episodio esemplificativo in tal senso. Tra il 1037 e il 1039, le fonti cronachistiche sottolineano i ripetuti inviti dell’arcivescovo di Milano, Ariberto da Intimiano, rivolti alla popolazione meneghina, di abbellire il Carroccio e mostrarlo alle truppe imperiali in quegli anni in assetto d’assedio.

Carroccio Milano

Ma la storia di quello che le fonti medievali chiamano con diversi nomi, da carochium a carozulum, passando per carrocerum o carrocelum, non è solo roba milanese. Sappiamo che tra XI e XII secolo si diffuse altrove, in Lombardia come in Veneto, Emilia e Toscana. Addirittura si registra una propagazione della consuetudine comunale al di là delle Alpi, fuori dal contesto peninsulare.

A Bouvines nel 1214 lo usò l’imperatore Ottone IV, su cui fece svettare lo stendardo imperiale con l’aquila e il drago. Compare anche nella battaglia dello Stendardo, combattuta tra scozzesi e inglesi nel 1138. Stesso discorso nel 1167 nell’ambito dello scontro in armi fra Regno d’Ungheria e Impero romano d’Oriente a Sirmio, qui usato dai primi.

Evitando di approfondire Legnano, ossia il caso più celebre in cui compare il Carroccio – visti i numerosi articoli già realizzati in merito, ai quali rimando la vostra attenzione – tocchiamo circostanze meno conosciute ma ugualmente degne di nota.

Carroccio stendardi

Correva il 1159 e le truppe comunali di Brescia affrontarono e sconfissero le rispettive milizie di Cremona. Perciò conquistarono il Carroccio cremonese. Portarono il carro in trionfo tra le vie della città, collocandolo all’interno del Duomo Vecchio. Poi i bresciani procedettero a posizionare la “martinella”, ossia la campana, sulla torre civica della città. Tutto ciò accadeva per un motivo ben preciso: catturare il Carroccio dell’esercito avversario significava ottenere una vittoria totale su di esso.

Ecco anche perché era il bottino di guerra più ambito. Ah, giusto per la cronaca, i cremonesi vedranno il loro Carroccio di nuovo in mani nemiche nel 1275, in occasione della contesa con Parma, vinta chiaramente da quest’ultima.

Carroccio Palio di Siena

Il XIV secolo è il termine ultimo dell’esperienza storica del Carroccio. Con l’evolversi delle tattiche di guerra e con la progressiva predominanza degli eserciti di ventura, si perse il senso intrinseco del carro comunale. Partendo da un mero punto di vista logistico, il mezzo era pesante e trainato da buoi. In uno scenario bellico sempre più movimentato e dinamico, dove gli eserciti raggiungevano velocità di schieramento sempre maggiori, il Carroccio finiva per essere solo un elemento di ingombro. Poi c’era la questione mercenari. Essi non combattevano per attaccamento a questa o quell’altra città, ma per denaro; che senso aveva dunque portarsi il Carroccio dietro? La valenza simbolica venne meno, e con essa la sua esistenza sui campi di battaglia.