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trappole piramidi

Gli antichi Egizi mettevano davvero trappole nelle piramidi?

La cinematografia ci ha insegnato che gli antichi Egizi disseminavano le piramidi e le tombe di trappole mortali e variegate. Trappole esplosive, massi che cadevano, fosse irte di punte, oggetti contundenti o taglienti rilasciati in stile pendolo, stanze che si riempivano di acqua, sabbia, serpenti, scorpioni… Ma davvero gli antichi Egizi passavano il loro tempo a riempire le tombe di trappole? Beh, non proprio.

Gli antichi Egizi e quell’eccessiva passione per le trappole

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Secondo quanto riferito dagli egittologi a Live Science, non è proprio così. Il fatto è che il cinema ci ha abituati, per ragioni di finzione cinematografica, a un’esagerazione. L’egittologo Reg Clark ha spiegato che non utilizzavano trappole del genere. Tuttavia tendevano a rendere molto difficile l’ingresso alle tombe.

Anche l’egittologo Eolf Krauss ha sottolineato come il genere di trappole esplosive che solitamente associamo alle tombe Egizie in realtà sia sconosciuto agli egittologi. Fra l’altro, il tipo di trappole che vediamo nei film, non sarebbero state efficaci nel fermare i tombaroli.

I ladri che saccheggiavano le piramidi, infatti, lavoravano in gruppi numerosi. Una trappola esplosiva del genere non sarebbe bastata per catturarli tutti. Quello che in realtà gli antichi architetti facevano era progettare le tombe adottando diversi accorgimenti che rendessero difficile derubarle. Clark ha spiegato che uno dei motivi per cui gli antichi Egizi costruivano le piramidi era per proteggere il luogo di sepoltura finale dei faraoni.

deserto beduini

Prima delle piramidi, i faraoni erano sepolti in tombe più piccole chiamate mastabe. Queste ultime erano strutture solitamente rettangolari con tetto piatto e pareti inclinate verso l’interno. Erano dunque più facilmente accessibili per i ladri. Per contro, per riuscire a entrare nella camera funeraria di un faraone situata all’interno o sotto le piramidi, ecco che i tombaroli dovevano scavare tunnel molto lunghi.

In effetti, proprio la mole e la natura dei materiali che costituivano la sovrastruttura della piramide erano un elemento protettivo nei confronti delle camere interne. Scavare tutti quei blocchi di roccia non era certo una passeggiata.

Dopo la sepoltura del faraone, poi, i passaggi e gli ingressi alla piramide venivano bloccati. Inoltre ci sono passaggi e cunicoli nella Grande Piramide che non conducono alla camera funeraria. Si pensa che li crearono per confondere eventuali intrusi, ma in realtà il loro scopo non è ben chiaro.

L’egittologo David Ian Lightbody ha spiegato a Live Science che nell’antichità gli Egizi usavano “blocchi di pieta scorrevoli per chiudere le camere funerarie”. Alcune piramidi, poi, riportavano incisioni contenenti “incantesimi di protezione magica”. Tuttavia questi Testi delle Piramidi non maledicevano gli intrusi, bensì fornivano protezione magica al faraone durante il suo viaggio nell’aldilà.

osiride tutankhamon

In realtà uno dei pericoli più grandi per i tombaroli era la punizione occorsa in caso di cattura. Un testo della XX dinastia (circa 1186-1070 a.C.) suggeriva che la punizione per aver saccheggiato una tomba fosse il taglio del naso e delle orecchie, con successiva impalamento (Vlad Tepes non si era inventato nulla).

Nonostante questi meccanismi di protezione, però, sappiamo bene che parecchie piramidi furono saccheggiate, inclusa la Grande Piramide di Cheope. Durante la XVIII dinastia (circa dal 1550 al 1295 a.C.), poi, gli Egizi smisero di costruire piramidi reali e iniziarono a seppellire i faraoni nella Valle dei Re. L’idea, probabilmente, era quella di riuscire a sorvegliare meglio le tombe.

Ma anche qui i tombaroli riuscirono a mettere a segno i loro furti. La maggior parte delle tombe nella Valle dei Re fu saccheggiata, con la notevole eccezione della tomba di Tutankhamon, rimasta intatta.