Storia Che Passione
Foto del giorno: solcava i mari, ed era una Lambretta

Foto del giorno: solcava i mari, ed era una Lambretta

Fotografia di anonimo, Brighton, Regno Unito, 1964. Un Amphi-Scooter Lambretta naviga le acque al largo della città di Brighton. Negli anni ’60 dello scorso secolo ebbero il coraggio di immaginare, e poi realizzare, una due ruote in grado di sgommare sull’acqua. La si potrebbe chiamare moto d’acqua, è vero, ma poi si perderebbe tutto il fascino dell’invenzione, del genio (e della follia) che si nasconde dietro l’opera meccanica. Lo scatto mi fornisce l’opportunità di raccontarvi la breve storia di uno dei mezzi anfibi più strani del Novecento.

Foto del giorno: solcava i mari, ed era una Lambretta

La storia della Lambretta Amphi-Scooter si inserisce in una tradizione britannica tanto ingegnosa quanto eccentrica, in cui la motocicletta non è soltanto mezzo di trasporto, ma banco di prova per ardite sperimentazioni tecniche. Prima ancora degli anni ’60, il Regno Unito aveva già mostrato una certa propensione per le due ruote anfibie.

Era il 1929 quando Harry Perrey riuscì ad attraversare la Manica a bordo di una Ariel modificata con galleggianti laterali. In tempo di record, dato che impiegò 7 ore e 25 minuti per completare l’impresa. L’episodio fu sì isolato, ma fissò un precedente nell’immaginario motoristico europeo.

Trent’anni dopo sarebbe nata l’idea dell’Amphi-Scooter. La Londra dei primi anni ’60 era attraversata da una vivace cultura giovanile. Giravano i cosiddetti Mod, con i loro abiti sartoriali e il rhythm’n’blues nel sangue. Furono loro ad erigere Vespa e Lambretta a simboli di stile urbano e modernità. Gli scooter erano economici, umilissimi nei consumi e perfettamente adatti alla mobilità metropolitana. Cosa più importante: incarnavano un’idea di futuro elegante e accessibile. È in questo clima che maturò il progetto della Lambretta Amphi-Scooter, concepita non tanto come prodotto commerciale quanto come straordinaria operazione d’immagine.

Lambretta Amphi Scooter 1964

L’idea fu di Phillip Keeler, direttore delle comunicazioni dei Lambretta Concessionaires oltremanica. Keeler intuì che uno scooter capace di passare dalla strada all’acqua avrebbe attirato l’attenzione dei media ben più di qualsiasi campagna pubblicitaria tradizionale. Si affidò la realizzazione concreta del veicolo a Rex White. Un altro del giro Lambretta in Gran Bretagna.

Il risultato ottenuto nel 1964 fu reso pubblico l’anno successivo, in occasione del Brighton Motor Cycle and Cycle Show. Qui l’Amphi-Scooter divenne immediatamente la star dell’evento, surclassando per originalità e impatto mediatico tutte le altre novità esposte.

Dal punto di vista progettuale, l’Amphi-Scooter colpì per la semplicità funzionale delle sue soluzioni. La propulsione in acqua non richiedeva un sistema dedicato. Bastò una paletta rotante collegata al mozzo della ruota posteriore per trasformare il movimento della ruota in spinta idrodinamica. Con un timone sulla ruota anteriore si ottenne la sterzata.

Tutto molto bello, tutto molto entusiasmante. Almeno per il pubblico… I concessionari si mostrarono un po’ più freddini sull’invenzione. Il timore principale era che il veicolo potesse affondare, trasformando un colpo pubblicitario in una figuraccia internazionale.

Lambretta in vendita

Al di là di remore che non mi sento di giudicare – con quale coraggio poi – rimane tuttavia incerto se l’Amphi-Scooter fosse mai destinata a una produzione in serie. Tutto lascia pensare che il progetto fosse stato concepito fin dall’inizio come esemplare unico, pensato esclusivamente per stupire il pubblico e rafforzare l’immagine del marchio. Ed è la tesi che il sottoscritto avalla, nel caso vi interessi.

Il destino presentò l’amaro conto quasi immediatamente. Durante un test successivo all’esposizione di Brighton, la Lambretta Amphi-Scooter affondò nel lago di Mallory Park, dove si ritiene giaccia ancora oggi. Un epilogo quasi simbolico per un veicolo nato per galleggiare tra tecnica e spettacolo.