Fotografia di anonimo, Milano, Italia, 1980 circa. La fotografia che ritrae Alda Merini davanti alla libreria milanese Il Libraccio, scattata dopo il 1979 – anno dell’apertura dell’attività – ci dice parecchio tanto della poetessa, quanto del suo rapporto viscerale con la città di Milano. Una contesto urbano che per lei ha assunto diversi significati: spazio fisico e, insieme, universo simbolico della sua produzione letteraria.

Alda Merini nacque a Milano nel 1931, nel quartiere dei Navigli, un’area popolare che divenne il centro esistenziale e creativo della sua vita. Milano non rappresentò per lei soltanto lo sfondo della quotidianità, ma si trasformò in una vera e propria materia poetica. Le strade, i cortili, i ponti e le case della città entrarono nella sua scrittura come luoghi di memoria, sofferenza e rinascita.
La Merini visse una vita segnata da profondi turbamenti psicologici. Questi la portarono a lunghi periodi di internamento negli ospedali psichiatrici. Fu un’esperienza che influenzò radicalmente la sua opera e che trovò una delle espressioni più alte nel volume La Terra Santa. Qui il manicomio diventa un luogo metaforico di dolore, ma anche di rivelazione spirituale e poetica.
Uno dei suoi estratti più celebri non a caso dice: «Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita».

Lo scatto davanti al Libraccio assume una valenza quasi simbolica. La libreria, nata nel 1979 e diventata rapidamente un punto di riferimento per la diffusione culturale accessibile, rappresenta un luogo di incontro tra letteratura e vita quotidiana. Guarda caso, proprio come l’opera della Merini che riuscì a rendere la poesia uno strumento immediato, diretto e profondamente umano. La presenza della poetessa davanti a una libreria popolare riflette il suo ruolo di autrice capace di parlare a un pubblico ampio. È il superamento delle barriere accademiche e un avvicinamento della poesia alla dimensione urbana e popolare.
Negli anni ’80 e ’90, Milano attraversò profonde trasformazioni sociali e culturali, passando dalla città industriale del dopoguerra alla metropoli postindustriale. In questo contesto, la figura di Alda Merini si impose come una voce originale e potentemente radicata nella realtà cittadina. La sua casa sui Navigli divenne un luogo quasi mitico. Posto di ritrovo frequentato da artisti, scrittori e intellettuali, contribuendo a consolidare l’immagine della Merini come simbolo della Milano più autentica e poetica.

Dal punto di vista letterario, Alda Merini occupa una posizione centrale nella poesia italiana del secondo Novecento. La sua scrittura si distingue per un linguaggio immediato, visionario e fortemente emotivo, capace di fondere esperienza autobiografica, riflessione religiosa e tensione esistenziale. La sua opera rappresenta una testimonianza della capacità della poesia di trasformare il dolore individuale in patrimonio universale, conferendole un ruolo fondamentale nella tradizione letteraria contemporanea.




