Fotografia della Croce Rossa Americana, Francia, luglio 1918. La scultrice statunitense Anna Coleman Ladd offre delle cure estetiche ad un soldato francese rimasto sfregiato a causa della guerra. La sua opera, iniziata nel 1914 con i primi roboanti fragori della Prima guerra mondiale, sarà di vitale importanza per tutti quegli uomini che, mossi da poteri inebriati da una bieca retorica ultranazionalista, sacrificarono la loro integrità fisica – nel peggiore dei casi, la loro vita – in cambio di poco; in alcuni casi di nulla

Fino all’avvenire del secondo conflitto mondiale, la Grande Guerra rappresentò la più impressionante tragedia bellica della storia umana. Con dati impossibili da certificare, ma basandoci su stime vagamente attendibili, sappiamo che la Prima guerra mondiale causò perdite (militari e civili) per un numero complessivo che si aggira sui 37 milioni. Di questi, 20 milioni finirono nelle liste dei feriti. Ingrandendo la lente della ricerca, si nota come moltissimi di loro subirono mutilazioni e menomazioni gravissime. Di questo argomento si è già parlato in un recente articolo, ma l’assunto ci è utile per introdurre la persona di Anna Coleman Ladd.
A 36 anni, dopo una vita trascorsa all’insegna della letteratura, la poesia e l’arte – in particolar modo la ritrattistica; suo è uno dei tre ritratti accettati da Eleonora Duse – Coleman volle contribuire non tanto allo sforzo bellico di chissà quale paese in guerra, ma intese fare del bene nei confronti di chi troppo male aveva visto o sperimentato sulla propria pelle, letteralmente.

Nel 1914, seguì il marito in servizio presso la Croce Rossa Americana in Europa. Giunta a Parigi, incontrò Francis Derwent Wood, ovvero il fondatore a Londra del Dipartimento di Maschere per visi sfigurati. Apprendendo molto da lui, decise di aprire i battenti di una struttura simile nella capitale francese. Lo chiamò “Studio per le maschere-ritratto“. Per il resto della sua vita, Coleman si dedicherà allo studio e alla ricerca per migliorare le condizioni di vita dei reduci di guerra mutilati e/o sfregiati.

È interessate capire a questo punto come agisse Anna Coleman Ladd. La scultrice statunitense come prima cosa studiava il volto del soldato preso in esame. Dopodiché eseguiva un calco in gesso, cera o plastilina, dal quale modellava una maschera facciale adeguata, servendosi quando possibile di fotografie antecedenti alla mutilazione. Le maschere erano quasi sempre in rame zincato, dipinte con una cera quanto più somigliante al colore della pelle del soldato.

Queste protesi, fissate con lacci, stringhe o in alcuni casi addirittura occhiali, erano in grado di restituire ai diretti interessati qualcosa che la guerra aveva strappato via: la dignità. Anna Coleman Ladd proseguì nel suo lavoro fino all’ultimo giorno della sua vita, quindi fino al 1939. Per l’impegno disinteressato, il valore etico e sociale del suo lavoro, lo Stato francese le conferì la Legion d’Onore.




