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Ecco come gli Spartani svilupparono uno dei primi metodi di crittografia della storia

Ecco come gli Spartani svilupparono uno dei primi metodi di crittografia della storia

Siete un generale spartano impegnato nelle operazioni belliche in Peloponneso durante il V secolo a.C. Avete un ruolo di comando ed è fondamentale che rimaniate in comunicazione con chi governa Sparta, in questo caso gli efori. Prima di un’importante battaglia, ricevete una striscia di cuoio con sopra incise delle lettere; il loro ordine è casuale, ma solo all’apparenza. Infatti basta che voi avvolgiate la striscia attorno ad una stecca di legno delle giuste dimensioni e, come per magia, le lettere compongono una parola dal senso compiuto. La magia non c’entra un bel niente, perché voi, impavido guerriero lacedemone, avete per le mani il frutto di uno dei primi metodi di crittografia della storia umana.

Ecco come gli Spartani svilupparono uno dei primi metodi di crittografia della storia

L’oggetto si chiama scìtala, dal greco antico skytàlē. Una definizione dello stesso ce l’ha dà Plutarco nella sua opera Vita di Lisandro. Lo storico greco precisa che il termine scìtala fa riferimento tanto alla striscia di cuoio quanto al bastone utile ad interpretare il messaggio. Ora, l’invenzione solitamente viene attribuita agli Spartani, visto il largo uso che ne fecero durante la guerra del Peloponneso. Sono parecchi gli storici ellenici che, pur scrivendo nei secoli successivi al conflitto, legano l’invenzione del sistema cifrato ad altre póleis.

crittografia guerriero spartano

Adesso scendiamo un po’ più nel dettaglio della sua funzione. La prima cosa che va capita è che la scìtala non era affatto un sistema complesso; anzi, faceva dell’immediatezza la sua forza principale. Nessun atto di memorizzazione, nessuna interpretazione forzatamente acquisita, per comprendere cosa ci fosse scritto, bastava che mittente e destinatario avessero due bastoni della stessa grandezza. E se ci pensate bene, tale criterio era di per sé un fattore di autenticità.

crittografia scitala efori

Intuitivo ed efficace, due aggettivi che si sposavano alla perfezione col funzionamento dell’oggetto. Si prendeva infatti un bastoncino dalla forma esagonale o ottagonale, e vi si avvolgeva a spirale la fascia, cuoio o pergamena che fosse. Si procedeva poi nella stesura del messaggio da voler comunicare, sull’apposita linea. Mentre sulle altre il mittente scriveva lettere buone solo a sviare la ricerca di un possibile intercettatore. Così facendo, solo colui che avrebbe posseduto il bastone gemello, sarebbe stato in grado di decifrare il messaggio.

In parte l’ho già scritto nell’introduzione, ma è bene ribadirlo: erano gli alti vertici militari ad avvalersi di questo sistema di crittografia. Solitamente erano gli efori di Sparta a inviare simili messaggi cifrati, sperando che capitassero nelle giuste mani del generale o del navarca di turno.

crittografia esempio di scitala museo Berlino

Naturalmente, la scìtala non era esente da limiti. Aristotele dice come fosse possibile intuire il messaggio nascosto avvalendosi di pazienza e tanti bastoni di grandezza diversa. A volergli dare ragione, con un buon numero di tentativi si poteva risalire al codice originale. Il metodo di crittografia, per quanto ingegnoso, peccava di sicurezza. Eppure andava bene lo stesso, poiché al nemico entrato in possesso del lembo crittografato serviva del tempo per giungere alla soluzione. E il tempo in guerra è la cosa più preziosa che ci sia.