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Da ubriachi si prendono decisioni migliori? Un Persiano ti avrebbe risposto di sì

Da ubriachi si prendono decisioni migliori? Un Persiano ti avrebbe risposto di sì

«Dei più importanti problemi sono soliti discutere in stato di ebbrezza. Quello che dalla loro discussione sia risultato accetto, viene riproposto il giorno dopo da sobri. Se ne incarica il padrone della casa presso cui ci si trovi a discutere, che deve riportare quanto detto. Se il parere è favorevole anche da sobri, si mette in atto; altrimenti, lasciano cadere la cosa. E viceversa, se hanno discusso un qualche problema a mente fredda, lo riprendono poi in esame quando sono ubriachi». Erodoto, Storie, I cap., 133.

Da ubriachi, gli antichi Persiani prendevano delle decisioni più oculate. L’avreste mai pensato? Voi magari no, Erodoto sì. Ed è il caso di dirlo: Paese che vai, usanze che trovi. Mettendo da parte il tono scherzoso, pur restando nell’ambito del leggero, cerchiamo di capire assieme il senso delle parole spese dal Padre della Storia e se davvero avessero un qualche genere di attinenza con il reale.

Da ubriachi si prendono decisioni migliori? Un Persiano ti avrebbe risposto di sì

Allora, partiamo da due semplici presupposti. Erodoto di Alicarnasso, vissuto durante i decenni centrali del V secolo a.C., non mise mai piede nell’Impero achemenide; pertanto, tutto ciò che scrisse e/o disse a riguardo, era frutto di conoscenze assorbite oralmente o di ricostruzioni filologiche non proprio ineccepibili, ecco. Il secondo presupposto è che non tutto quello che esce dalla bocca del grandissimo Erodoto o che la sua penna produce deve considerarsi per forza di cose veritiero. Spesso la sete di curiosità, che indiscutibilmente lo contraddistingueva, lo portava a raccontare storie (o aspetti di una storia) in modo un po’ ballerino, distorcendo una realtà dei fatti magari più complessa. Avendo in mente tutto ciò, affrontiamo il tema degli antichi Persiani ubriachi che prendono decisioni importanti.

Secondo lo storico greco antico, ai Persiani il vino piaceva parecchio. Anzi, a loro piaceva bere (come se ai Greci invece facesse ribrezzo…). Quando Erodoto stende le sue Storie – grossomodo fra il 440 e il 429 a.C. – fra ellenici e achemenidi non scorreva buon sangue. Forse perché di sangue ne era corso a fiotti durante le guerre persiane, che videro contrapposte diverse poleis greche, guidate dal classico duo Sparta-Atene, all’Impero di Dario, suo figlio Serse e suo nipote Artaserse. Iniziato nel 499 a.C., a fasi alterne questo conflitto si trascinò fino al 449 a.C. L’esito fu uno ed uno soltanto: la vittoria greca.

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Del successo contro i Persiani i Greci fecero un fortissimo elemento identitario. Verrebbe naturale credere che Erodoto, magari intriso di questa retorica pro-ellenica, e già in anticipo autore di frasi come “son portati al bere”, possa descrivere queste popolazioni iraniche con toni brutali, se non addirittura dispregiativi. Invece no, lo storico di Alicarnasso integra il rapporto fra i Persiani e il vino in un quadro di profonda curiosità e rispetto per le tradizioni.

Il bere non è per loro uno strumento d’evasione da una realtà severa, né un diletto preso sottogamba. Tutt’altro: all’interno dell’Impero guidato dagli Achemenidi, l’acol è un mezzo critico (per quanto bizzarro, almeno ai nostri occhi) del quale avvalersi in fondamentali processi decisionali.

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Basandosi esclusivamente sulla testimonianza erodotea, capiamo come il consumo di alcol per i Persiani avesse una sorta di valore pre-sociale. In questo senso: ci incontriamo e discutiamo di argomenti di interesse comune, non prima di esserci scolati due o tre boccali a testa. Se invece spostiamo la lente dell’analisi storiografica sui diretti interessati, ossia i Persiani, beh, spiace dire come non si trovi alcuna conferma. Le iscrizioni che alludono a discussioni di governo (sotto il regno di Dario il Grande e di suo figlio Serse) non menzionano simili pratiche deliberative. Detto in parole spicciole: non ci sono fonti che indicano dibattiti affrontati da ubriachi.

Oh, quindi sto dicendo che Erodoto ha inventato tutto? Sia mai, anche se è lecito credere che abbia “interpretato” con una certa libertà di manovra. D’altronde è noto come i banchetti dell’Antichità tutta – e in Persia non è che facessero eccezione – fossero momenti di convivialità, ritrovo, nonché luoghi di coesione politico-aristocratica. Attimi dove la parola viaggiava libera, e spesso questa parola portava con sé un peso decisionale non indifferente.