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Cammelli e dromedari alla conquista del Far West: arrivano i Camel Corps

Era l’inizio del XIX secolo e i deserti del Far West, fra cui Sonora, Mojave, Chihuahua e Great Basin, creavano non pochi problemi a chi voleva espandersi verso ovest. A questo aggiungeteci le zone desertiche acquistate dagli USA nel 1848, alla fine della guerra messicano-americana (Arizona, California, Nevada e Utah). Come muoversi in quelle difficili e aspre zone? Ad un certo punto l’esercito americano ebbe un’illuminazione: perché non sfruttare cammelli e dromedari? Nacquero così i Camel Corps.

Camel Corps, storia di un flop annunciato

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A metà del XIX secolo il governo statunitense si rese conto di avere un piccolissimo problema. Voleva espandersi a ovest, assumendo il totale controllo di tutte quelle terre desertiche. Solo che le comunità indigene locali, fra cui gli Apache e gli Yavapai, ovviamente stavano resistendo ai tentativi di colonizzazione dei coloni spagnoli/messicani prima ed europei/americani dopo.

Riuscire a costruire nuovi avamposti militari in queste zone era difficile: non solo mancavano le scorte di cibo e acqua, ma anche le reti stradali, ben che andasse, erano scarse. E più frequentemente proprio non c’erano le strade. E come ci hanno insegnato gli antichi Romani, per un esercito è fondamentale avere delle strade comode da utilizzare.

Ad un certo punto, il Maggiore George H. Crosman del Corpo dei Quartiermastri, responsabile del coordinamento della logistica militare, ebbe un’idea. In un rapporto del 1836 inviato al Dipartimento della Guerra, sostenne di aver trovato la risposta definitiva alle sfide del deserto: bisognava usare cammelli e dromedari.

Crosman aveva una certa esperienza in materia di deserto, avendo partecipato alla guerra messicano-americana. Secondo lui, i camelidi erano la soluzione a tutto: potevano aiutare l’esercito trasportando persone, equipaggiamenti e risorse. Erano forti, pazienti (ehm, ehm), non avevano bisogno di troppa acqua ed erano anche relativamente veloci.

Questa idea, però, non convinse subito i leader militari e i sostenitori dell’espansione statunitense. Tuttavia qualche sostenitore ci fu. Per esempio, l’ambientalista George Perkins Marsh, forte della sua esperienza come inviato statunitense nell’Impero Ottomano, aveva visto con i suoi occhi i possibili utilizzi di cammelli e dromedari. In effetti li aveva visti trasportare agevolmente (sia in battaglia, che come mero mezzo di trasporto) arabi, beduini e agenti sia francesi che britannici.

Così nel 1845, quando tornò negli USA, Marsh decise di tenere un bel discorso allo Smithsonian Institute, elogiando le virtù del cammello, utile sia come bestia da soma, che come animale da guerra. Un altro fervente sostenitore della “cammellizzazione” dell’esercito americano fu Jefferson Davis (in seguito diventerà presidente della Confederazione). Anche lui aveva prestato servizio nella guerra messicano-americana, quindi conosceva bene le criticità di operare con un esercito in una zona desertica.

A differenza di Marsh, però, Davis non sognava orde di soldati americani a dorso di cammello, quanto li vedeva maggiormente come una soluzione ideale per la catena di approvvigionamento. Nel 1853 Davis divenne Segretario della Guerra e si affrettò subito a chiedere al Congresso dei fondi per fare un esperimento che confermasse la bontà dell’utilizzo di cammelli e dromedari a scopi militari e di trasporto. Riuscì a ottenere uno stanziamento di 30mila dollari nel 1855, con il Congresso che diede il suo avallo alla costituzione dei Camel Corps.

Il Congresso inviò la USS Supply in Medio Oriente e nell’Africa settentrionale, in modo da recuperare una cinquantina di animali. A capo della missione ci misero il Maggiore Henry C. Wayne, sostenitore del progetto dei cammelli fin dai suoi albori. E fu anche lui fra l’altro che presentò l’idea a Davis.

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Crediti foto: @Federal Highway Administration, Public domain

Wayne, però, pur essendo un entusiasta fautore dei cammelli, praticamente non sapeva nulla di questi animali. Non era dunque neanche in grado di capire quali razze potessero meglio adattarsi al deserto occidentale del Nord America.

Così decise di prendere di tutto un po’: caricò sulla nave cammelli arabi da soma, dromedari di Tunisi, di Muscat e del Monte Sinai, senza lasciarsi sfuggire dei cammelli battriani.

La USS Supply riuscì a imbarcare 33 cammelli, ma alla fine ne arrivarono 34 in Texas. Questo perché durante la traversata dell’Atlantico, un cammello morì, ma ne nacquero altri due. Appena fatti sbarcare questi 34 cammelli, la USS Supply ricevette l’ordine di replicare la missione. Così gli toccò ripartire e tornò in patria con altri 41 cammelli.

Mentre ancora si cercava di reperire fondi per i Camel Corps, ecco che in realtà l’esercito non utilizzò subito gli animali. Li testarono durante brevi spedizioni in Texas e in California. l’ex ufficiale di marina ed esploratore Edward Fitzgerald Beale, dichiarò che questi animali erano perfetti per i viaggi sulla lunga distanza.

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Crediti foto: @Biblioteca del Congresso, Public domain

Chiese così che i cammelli fossero maggiormente diffusi nell’esercito, incitando gli alti ranghi a utilizzarli anche durante le operazioni militari. Solo che stava per scoppiare la Guerra Civile e i capi dell’esercito avevano altro a cui pensare che cammelli e dromedari. Così, poco dopo l’inizio della guerra, il Camel Corps fu smantellato. I ranghi militari, infatti, erano del tutto disinteressati alle loro potenzialità.

Tuttavia gli animali ebbero un impatto inaspettato. Non solo la gente si riversava in massa per strada per vederli sfilare, ma contribuirono anche a far nascere fantasie mediorientali che andavano a sovrapporsi al deserto americano. E i coloni iniziarono a guardare anche al Medio Oriente per carpire tecniche e segreti per sopravvivere al deserto.