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Anatolij Bugorskij, il fisico russo sopravvissuto ad un fascio di protoni

Anatolij Bugorskij, il fisico russo sopravvissuto ad un fascio di protoni

Il 13 luglio 1978 si è verificato in Russia uno degli incidenti più rari e incredibili al contempo della storia. Il protagonista, suo malgrado, si chiama Anatolij Bugorskij, ex fisico sovietico ancora in vita nel momento in cui scrivo, che durante gli anni ’70 dello scorso secolo lavorò come ricercatore presso l’Istituto di fisica delle alte energie di Protvino, a 100 km circa da Mosca. Ebbene, la sua carriera, così come la sua esistenza, sarebbe potuta tranquillamente terminare quel giorno d’estate. Il destino, la provvidenza o il caso – fate voi – ebbero piani diversi per lui.

Anatolij Bugorskij, il fisico russo sopravvissuto ad un fascio di protoni

Anatolij Petrovič Bugorskij aveva l’incarico di supervisionare il sincrotrone U-70. Un nome abbastanza altisonante per indicare il più grande acceleratore di particelle dell’intera Unione Sovietica. Costruito nel 1967, il sincrotrone U-70 poteva accelerare fasci di particelle a velocità elevatissime grazie a potenti campi magnetici. Ora, è bene sottolineare che questi fasci di particelle viaggiano all’interno di tubi metallici. Tenete a mente l’informazione perché tornerà utile tra poco.

Per l’appunto, la mattina del 13 luglio 1978 Anatolij entra in laboratorio, timbra il cartellino e inizia la sua giornata di lavoro. Sfortuna volle che quel dì un guasto tecnico interessò l’acceleratore. Accortosi del problema, il fisico avvertì i tecnici di spegnere per cinque minuti contati il sincrotrone, così da permettere le riparazioni necessarie.

Anatolij Bugorskij istituto di ricerca

Secondo le norme di sicurezza, quando il sincrotrone era acceso e in esso si svolgevano degli esperimenti, il portellone d’accesso al tunnel si chiudeva ermeticamente. A segnalare la chiusura era una lampadina rossa. Ebbene, quel giorno né la porta metallica, né la lampadina decisero di collaborare. Il primo rimase aperto (ancora oggi non si sa a causa di chi e per quale motivo) mentre la seconda si fulminò. Bugorskij, convinto fosse tutto ok, entrò e a passo svelto si recò nel punto interessato dal guasto.

Anatolij Bugorskij tunnel fascio protoni

Infilò la testa nel capiente tubo metallico e all’improvviso vide una luce intensissima, così forte che la definì lui stesso “più luminosa di mille soli”. Era successo l’incredibile: un fascio di protoni sparato a 76 gigaelettronvolt gli aveva appena trapassato la testa; il raggio attraversò i lobi occipitale e temporale del cervello, quindi l’orecchio medio sinistro e infine uscì dal lato sinistro del naso. Pur avendo ricevuto una dose di radiazioni pari a 200.000/300.000 röntgen (una radiografia produce da 1 mR a 10 mR…), il fisico non provò alcun dolore. Nonostante capì bene cosa gli fosse accaduto, continuò le riparazioni, tornando poi nell’ufficio comandi.

Non disse niente per non incappare in chissà quale guaio (in Unione Sovietica vigeva la censura totale per eventuali incidenti di quel genere) ma il corpo parlò per lui. La notte seguente all’incidente, Anatolij Bugorskij perse sensibilità nella porzione sinistra del volto. A pochi giorni di distanza, quando già si era rivolto dal medico di fiducia, notò la pelle staccarsi da sola.

Anatolij Bugorskij acceleratore particellare

Ricoverato a Mosca, i dottori lo diedero per spacciato. Come dar loro torto? Bugorskij si era esposto a radiazioni per circa 2.000 gray. Nel caso in cui non lo sappiate, il gray è l’unità di misura che indica la quantità di energia assorbita e trattenuta dalla materia irradiata; nel caso preso in esame: il corpo umano. La cifra era di 400 volte superiore alle dose minima letale all’uomo.

Nello stupore generale della clinica moscovita, Anatolij si riprese nell’arco di qualche settimana. 18 mesi dopo tornò a lavorare nell’istituto di Protvino. Nel 1980 presentò il dottorato di ricerca e la sua vita professionale proseguì liscia come l’olio. Quindi fino ad oggi ha vissuto felice e contento? Eh, no… Magagne fisiche si sono accumulate nel tempo. La distruzione dei nervi gli ha paralizzato la parte sinistra della faccia. Dall’orecchio sinistro è completamente sordo. Numerosi sono stati episodi di convulsioni e crisi epilettiche, anche di grave entità.

Anatolij Bugorskij fisico russo sopravvissuto

Per concludere, la domanda più importante di tutte: come caspita è sopravvissuto? Sebbene il caso di studio, proprio per la sua unicità, sia impossibile da comparare, qualche ipotesi è stata lo stesso avanzata dagli esperti. Ad esempio, è possibile che Anatolij Bugorskij se la sia cavata per via della ristretta concentrazione di energia nucleare nel fascio di protoni – la sezione di quest’ultimo misurava 2×3 mm. Dunque la zona direttamente interessata fu eccezionalmente piccola e circoscritta. Un ruolo essenziale l’ha rivestito il cosiddetto “potere frenante” della testa dell’uomo.