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Accadde oggi: 30 agosto

Accadde oggi: 30 agosto

Almanacco del 30 agosto, anno 1784: una flotta veneziana sotto il comando dell’ammiraglio Angelo Emo giunge nella baia di Tunisi, capitale dell’omonimo Beycato, per sottoporre la città a bombardamento. Gli attacchi veneziani sulla costa tunisina si protrarranno per altri quattro anni, come risposta al sostegno che essa dava ai corsari barbareschi. Si trattò indiscutibilmente di una vicenda “minore” se comparata alle guerre di quell’epoca, ma per la Serenissima Repubblica di Venezia, prossima al decadimento, assunse un valore simbolico e politico notevole. Era infatti l’estremo tentativo di riaffermare il proprio ruolo di potenza marittima nel Mediterraneo, in un’epoca in cui i fasti della Serenissima erano ormai al tramonto.

Accadde oggi: 30 agosto

Il Bey di Tunisi, come gli altri regni barbareschi del Nord Africa, faceva largo uso dei corsari per depredare i traffici mercantili cristiani nel Mediterraneo. Venezia, che ancora possedeva importanti rotte commerciali verso il Levante, vedeva minacciata la propria sopravvivenza economica. Le incursioni barbaresche non colpivano solo navi venete, ma anche quelle di altri stati italiani e delle potenze marittime europee (ad esempio danesi, non so, per dire) Il fenomeno era radicato, ma la Repubblica lagunare, fedele alla sua tradizione navale, decise di affrontarlo militarmente.

Fu così che, nell’estate del 1784, il Capitano Straordinario delle Navi Angelo Emo salpò da Malamocco con una flotta inizialmente modesta. Essa si rafforzò progressivamente durante la navigazione. A Corfù si unirono nuove unità, mentre a Malta si aggregarono gli Ospitalieri, alleati di Venezia, con una squadra poderosa guidata da Giovanni Battista Tommasi. La spedizione arrivò a Tunisi a fine agosto, il 30 del mese secondo le cronache. Il potenziale di fuoco era consistente, perché sotto il comando dell’ammiraglio Angelo Emo vi erano vascelli, fregate, bombarde e sciabecchi. Strumenti perfetti per colpire i porti nordafricani.

30 agosto cartina Beycato di Tunisi inizi XIX secolo

La flotta di Emo si presentò davanti alla baia di Tunisi il 30 agosto 1784. L’obiettivo non era tanto quello di occupare il territorio – un’impresa impossibile per le capacità di Venezia – quanto piuttosto di infliggere danni pesanti a porti, fortificazioni costiere e città. Tutto faceva brodo. Era necessario costringere il Bey a cessare ogni tipo di sostegno ai corsari.

Le bombarde veneziane, come la Polonia e la Distruzione, entrarono in azione scaricando pesanti colpi di mortaio sulle strutture costiere. Questo mentre i vascelli e le fregate martellavano con le artiglierie di bordo. Il fuoco si concentrò dapprima contro Susa e La Goletta, porto strategico a guardia dell’accesso a Tunisi, e poi si estese verso Biserta e Sfax, centri vitali per la marineria barbaresca. Tutto iniziò il 30 agosto del 1784, ma i bombardamenti – come anticipato in apertura – proseguirono negli anni, fino al 1788 inoltrato.

30 agosto 1784 bombardamento veneziano di Tunisi

Il bombardamento del 30 agosto 1784 non pose fine al conflitto, anzi, lo innescò. Esso rappresentò una dimostrazione di forza che aveva due scopi precisi: mostrare al Bey di Tunisi che Venezia non era disposta a tollerare oltre le scorrerie corsare. Poi, riaffermare in Europa l’immagine di una Repubblica ancora capace di armare e condurre operazioni navali di ampio respiro.

In effetti, l’eco dell’impresa si diffuse, e la figura di Angelo Emo venne ammirata anche dai nemici. Il suo modo di condurre la guerra, metodico e razionale, rispecchiava lo spirito illuminista dell’epoca. Non mirava a stermini indiscriminati, ma a colpire in modo chirurgico le strutture economiche e militari avversarie. Non a caso l’ammiraglio è ricordato come l’ultimo vero uomo di mare della libera Repubblica di Venezia.

30 agosto ammiraglio Angelo Emo

Allora perché la guerra si protrasse, nonostante gli apparenti successi? Tante le motivazioni. Si citino le sempreverdi difficoltà logistiche, i costi elevati e le nuove preoccupazioni politiche legate alla situazione francese spinsero infine il Senato veneziano a concludere la pace. Poco dopo, nel 1792, Angelo Emo morì a bordo della sua ammiraglia Fama, lasciando incompiuta la sua opera. Con lui, Venezia perse l’ultimo grande ammiraglio capace di incarnare la gloria marittima della Serenissima.