Almanacco del 3 aprile, anno 1881: nel villaggio di Pieve Tesino, all’epoca facente parte dell’austriaca Contea del Tirolo, nasce Alcide De Gasperi, futuro statista italiano, fondatore della Democrazia Cristiana e Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana.

Alcide Amedeo Francesco Degasperi (semplificato in Alcide De Gasperi) viene alla luce il 3 aprile 1881. Nacque cittadino austro-ungarico, poiché Pieve Tesino, piccolo borgo della Valsugana, faceva parte della Contea del Tirolo, unità amministrativa della Cisleitania, la parte austriaca dell’Impero austro-ungarico. E no, l’elemento geografico non è affatto secondario.
Crescere in una regione di frontiera significava vivere quotidianamente una duplice identità, sospesa tra lingua italiana e amministrazione austriaca. La sua famiglia incarnava perfettamente questa realtà. Il padre, Amedeo, maresciallo della gendarmeria tirolese, dunque funzionario dello Stato asburgico. La madre, Maria Morandini, originaria di Predazzo, la quale proveniva invece da una famiglia radicata nella tradizione locale trentina.

Semplicità, disciplina e religiosità. Le tre parole chiave dell’infanzia domestica di De Gasperi. Primogenito di quattro figli, il giovane Alcide crebbe in un contesto in cui il senso del dovere e l’impegno personale erano valori centrali. Egli visse la dimensione cattolica in modo intenso e quotidiano. Ciò contribuì il nucleo etico che avrebbe accompagnato tutta la sua vita pubblica.
Fin da giovanissimo mostrò una spiccata predisposizione per lo studio. A causa dei trasferimenti del padre per lavoro, la famiglia si spostò a Trento, dove Alcide frequentò l’Imperial Regio Ginnasio. Durante gli anni del liceo, iniziò a manifestare un forte interesse per le questioni sociali e l’impegno civile, influenzato dall’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII.

Inoltre, se la cavava particolarmente bene nelle lingue e nelle discipline umanistiche: latino, greco, italiano, ma anche il tedesco, lingua indispensabile in un territorio amministrato da Vienna. Possiamo interpretare questa spiccata competenza linguistica come lo strumento attraverso il quale Alcide seppe, più in là, muoversi fra culture vicine ma diverse. Insomma, se arrivò a sviluppare quella capacità di mediazione, poi diventata uno dei tratti distintivi del suo agire politico, un grande merito fu degli studi primari.
Il De Gasperi bambino e adolescente si mosse, magari inconsapevolmente, in questa tensione costante fra appartenenza locale trentina e la dimensione imperiale (suddito italofono degli Asburgo). Il passaggio agli studi accademici, presso l’Università di Vienna, rappresentò il naturale proseguimento di questo percorso. Qui, oltre a laurearsi in filologia nel 1905, De Gasperi entrò in contatto con ambienti politici e culturali più ampi, partecipando attivamente al movimento degli studenti trentini che rivendicavano un’università in lingua italiana.

Ed è forse in questa fase, più marcatamente che nelle altre, che emergono già i tratti distintivi del futuro statista. Quindi l’impegno politico, la difesa dei diritti culturali e la capacità di muoversi all’interno di strutture complesse, ma senza rinunciare alla propria identità.




