Almanacco del 24 marzo, anno 1860: l’ex contea di Nizza e la Savoia diventano ufficialmente territorio Francese in seguito alla firma de Trattato di Torino. Ci troviamo nel contesto delle Guerre d’indipendenza italiane, nel momento in cui l’Italia per come la conosciamo oggi, almeno a livello territoriale, prendeva forma. Se dal lato orientale, nelle guerre con l’impero asburgico, si puntava ad annettere territori, dall’altro se ne cedeva. Guerre e trattati, annessioni e cessioni territoriali, di questo parleremo oggi, di ciò che accadde il 24 marzo di ormai 166 anni fa.

Il contesto brevemente introdotto nell’incipit va approfondito. Il prodromo fondamentale di tutta la questione si trova negli accordi di Plombières, del 21 luglio 1858. Cavour e il Regno di Sardegna si accordavano con Napoleone III per ottenerne l’appoggio nella politica di unificazione italiana. Negli accordi politici e militari, si sa, vige sempre la regola non scritta del do ut des. La nascente Italia, ancora lungi da essere unita e nazione indipendente, prometteva ai francesi proprio la Savoia.
Nel gennaio del 1859, nel trattato di alleanza sardo-francese, si aggiungeva al compenso promesso anche l’ex contea di Nizza. Passiamo ora al campo di battaglia. Tra il 27 aprile e il 12 luglio 1859 si combatteva la Seconda guerra d’indipendenza italiana e le truppe alleate franco-piemontesi infliggevano pesanti sconfitte agli austriaci. A Magenta, Solferino e San Martino la sconfitta dell’impero fu netta e lo condusse verso un armistizio.

Con l’Armistizio di Villafranca la Lombardia diventava territorio francese che però, immediatamente, lo concedeva all’Italia. La carta di scambio era già stata definita in precedenza, ed erano appunto Nizza e la Savoia. Lo scambio non fu tuttavia così liscio. Il governo piemontese puntò i piedi contro Napoleone perché l’accordo in realtà prevedeva anche l’annessione del Veneto, che effettivamente arriverà solo con la successiva guerra. Napoleone III però sbloccò la situazione concedendo ai piemontesi di rifarsi con la Toscana e l’Emilia.
Il 24 marzo allora arrivava la conferma definitiva e messa per iscritto del patto, tramite appunto il Trattato di Torino. Reso pubblico solo 6 giorni dopo, il 30 marzo, lo scritto prevedeva la conferma plebiscitaria, mentre le truppe piemontesi si ritiravano già dai due territori, come a sottolineare che l’esito del plebiscito era abbastanza scontato.

Non si poteva che fare in quel modo, e in quel modo si fece. I votanti effettivi furono pochi (il diritto di voto non era ancora universale) ma le percentuali furono bulgare in entrambi i territori, superando il 99% dei consensi. Quel 24 marzo la nascente Italia cedeva due territori ma ne acquistava altri che, oramai da oltre 150 anni, fanno parte della nostra storia.




