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Accadde oggi: 2 marzo

Accadde oggi: 2 marzo

Almanacco del 2 marzo, anno 1962: in Birmania ha luogo un colpo di stato. Cade definitivamente il traballante governo parlamentare e si instaura la repubblica socialista birmana; de facto un regime militarista che durerà per 26 lunghissimi anni. Il 2 marzo del 1962 coincide con l’ascesa al potere di Bo Ne Win, “uomo forte” che deterrà con metodo autoritario per oltre un quarto di secolo le redini della Repubblica Socialista dell’Unione della Birmania.

Accadde oggi: 2 marzo

Consueto passo indietro nel tempo per avere ben chiaro lo scenario generale prima del golpe del ’62. Il paese, uscito dalla dominazione britannica e dalle devastazioni della Seconda guerra mondiale, si era dato una costituzione federale (1947) che riconosceva ampi margini di autonomia alle minoranze etniche. Questo assetto, tuttavia, si scontrava con tensioni centrifughe crescenti. In alcune regioni si iniziò proprio a parlare con frequenza di secessione. Con la vicinanza della Cina comunista e l’interesse statunitense per l’area sud-est asiatica, i vertici militari temevano che una frammentazione interna potesse trasformare il Myanmar in un campo di competizione tra potenze. I fantasmi di Corea e Vietnam aleggiavano forti.

L’esercito – il Tatmadaw di cui ancora oggi si sente parlare, purtroppo – aveva già assunto un ruolo politico nel 1958, quando il Primo ministro U Nu aveva affidato al generale Ne Win un governo provvisorio per ristabilire l’ordine in una fase di crisi. Le elezioni del 1960 avevano formalmente ristabilito il potere civile. Ma c’era un “ma”. L’immagine di inefficienza e corruzione attribuita alla classe politica, unita ai conflitti interni alla Lega della Libertà Popolare Anti-Fascista (partito egemone), alimentò nei vertici militari la convinzione che il parlamentarismo fosse inadatto a garantire unità e stabilità.

2 marzo colpo di stato 1962

All’alba del 2 marzo 1962, le truppe fedeli a Ne Win occuparono i punti nevralgici della capitale Rangoon. U Nu, il presidente Sao Shwe Thaik e numerosi esponenti politici finirono agli arresti. Ne Win assunse la presidenza di un Consiglio Rivoluzionario composto da alti ufficiali e proclamò la fine del sistema costituzionale. Sebbene la stampa internazionale parlasse inizialmente di un colpo di stato “incruento”, episodi drammatici accompagnarono la presa del potere. Non poteva essere altrimenti.

Le motivazioni ufficiali addotte dal nuovo regime ruotavano attorno alla necessità di preservare l’integrità nazionale e prevenire la disgregazione dell’Unione. Il tentativo di U Nu di proclamare il buddhismo religione di Stato aveva ulteriormente allarmato le minoranze cristiane, rafforzando la percezione militare di una crisi imminente. Per Ne Win, solo un governo centrale forte, svincolato dalle dinamiche multipartitiche, avrebbe potuto impedire il collasso.

2 marzo proteste Birmania

Nei mesi successivi il regime mostrò il proprio volto repressivo. Nel luglio 1962 le proteste studentesche all’Università di Rangoon furono soffocate con il fuoco. Anzi, col tritolo. I militari fecero saltare in aria l’ateneo. Parallelamente, il Consiglio Rivoluzionario avviò un profondo processo di ristrutturazione politica ed economica, sintetizzato nella cosiddetta “Via birmana al socialismo”. Si abolì la Costituzione del 1947 e si dichiarò ogni forma di opposizione politica sostanzialmente illegale. Nel 1962 venne fondato il Partito del Programma Socialista della Birmania, destinato a diventare l’unico partito legale.

Il colpo di stato del 2 marzo 1962 segnò la trasformazione strutturale dello Stato birmano. Il Tatmadaw ne divenne il fulcro della vita politica, economica e culturale. l’economia fu progressivamente nazionalizzata. Il Paese intraprese una strada di isolamento internazionale e di marcata autarchia. Le conseguenze di quella giornata si sarebbero dispiegate nei decenni successivi, culminando nella crisi economica e nella rivolta popolare del 1988, che a sua volta avrebbe riportato i militari al potere in forma ancora più diretta.